Lo slancio di Haftar verso Tripoli sembra già esaurito

L'Italia resta al fianco del premier al Serraj e tiene aperta l'ambasciata mentre gli Stati Uniti si ritirano e sulla Francia si addensa il sospetto di aver tenuto la regia dell'attacco dalla Cirenaica

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STRINGER / DPA / dpa Picture-Alliance 
Forze leali al premier libico al Serraj

L'Italia resta in Libia, sia con il proprio ambasciatore, che sollecita un sempre più isolato Khalifa Haftar a ritirarsi; sia con il contingente militare, che non seguirà la scelta americana di mollare Fayez al Serraj al proprio destino. Roma, ha detto il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, insiste sul "dialogo con tutti gli interlocutori" e vuol mantenere ferma la strada indicata dall'Onu, che non ha ancora revocato la conferenza sulla Liba del 14-16 aprile a Ghadames.

Dopo quattro giorni di combattimento, e di resistenza sorprendente di Serraj, la comunità internazionale sembra voler prendere con più decisione le distanze dall'uomo forte della Cirenaica, le cui unità militari si rivelano meno robuste di quanto atteso e sono inchiodate in scaramucce nell'aera dell'aeroporto di Mitiga, l'unico operativo e da oggi di nuove nelle mani dei miliziani fedeli al premier.

L'ultimo bilancio delle vittime, fornito dal ministero della Sanità, indica che 32 persone sono state uccise e altre 50 ferite dall'inizio dell'offensiva di Haftar, che avrebbe perso almeno 14 miliziani. Diverse vittime sono civili. L'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) ha interrotto tutte le sue attività nella capitale libica e ha chiesto ai suoi dipendenti di non lasciare le proprie abitazioni e di mettersi al sicuro mentre sia Amnesty International che Medici senza frontiere si sono dette "preoccupate" per la popolazione civile e per i migranti "intrappolati" nei centri di detenzione, come quello di Ain Zara, al centro degli scontri e che ospita 600 persone comprese donne e bambini.

 A voler far sapere che l'Italia non fugge dal Paese sono stati prima l'ambasciatore Giuseppe Buccino Grimaldi e poi lo Stato maggiore della Difesa con una nota. "L'Italia rifiuta l'aggressione e la minaccia all'incolumità dei civili ed è necessario che le forze di Khalifa Haftar se ne tornino da dove sono arrivate", ha detto il diplomatico incontrando il presidente del Governo di accordo nazionale libico.

A sua volta Serraj ha "espresso il suo apprezzamento per la posizione italiana, sottolineando che le forze militari libiche sono in grado di sconfiggere l'aggressore e chiunque cerchi di destabilizzare e terrorizzare i civili, e che i libici potranno vivere solo in uno stato civile democratico".

La Difesa, volendo smentire notizie su un ritiro dal Paese, ha elencato i punti in cui il contingente e' impegnato, da Misurata a Tripoli. Chi lo aveva ridotto, ovvero gli Stati Uniti, ha oggi chiesto con più forza ad Haftar  di "fermare immediatamente" le operazioni militari.

"Questa azione militare unilaterale - ha detto il segretario di Stato, Mike Pompeo - blocca le prospettive di un futuro migliore per tutti i cittadini libici". E se l'Ue rilancia la strada indicata dall'Onu - "la tregua umanitaria deve essere attuata", ha detto l'Alto rappresentante, Federica Mogherini, arrivando al Consiglio Affari Esteri in Lussemburgo - Parigi, sospettata dai media di Serraj aver dato il beneplacito a Haftar e di aver addirittura inviato consiglieri militari in suo aiuto, ha tenuto a precisare di voler "sostenere il Governo di accordo nazionale e di non avere alcuna agenda né eserciti segreti in Libia".

La Russia ha invitato "tutte le parti" a "cessare le violenze" ed evitare ulteriori spargimenti di sangue, ha affermato il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, lo stesso che venerdì scorso aveva dichiarato che Mosca non ha intenzione di sostenere il maresciallo Haftar.



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