Libia, embargo armi più leggero per combattere l'Isis

Lo prevede una bozza presentata al summit di Vienna. Kerry elogia l'Italia, "al primo posto negli sforzi"

Libia, embargo armi più leggero per combattere l'Isis
al-Serraj (Afp)

Roma, 16 mag. - Embargo sulle armi piu' leggero per aiutare la Libia nella lotta all'Isis: l'appello del premier libico, Fayez al Serraj, e' stata recepito dai partecipanti al summit internazionale di Vienna, durante il quale il capo della diplomazia Usa, John Kerry, ha elogiato l'Italia "al primo posto negli sforzi" anti-terrorismo.

Nella bozza del documento finale presentato al summit di Vienna, si "sostiene" l'alleggerimento dell'embargo alle armi". "Appoggeremo il consiglio di presidenza e cercheremo di revocare l'embargo e fornire gli strumenti necessari per contrattaccare l'Isis" in Libia, ha assicurato il segertario di Stato Usa John Kerry. Nel corso della conferenza, Kerry ha sottolineato che "e' importante e urgente risolvere la situazione in Libia il piu' velocemente possibile e ha ribadito che "il governo Serraj e' l'unico legittimo della Libia", "ora deve iniziare a lavorare" ed e' un "imperativo per la comunita' internazionale sostenerlo". Il segretario di Stato Usa ha ribadito inoltre che "coloro che minacciano la pace e la sicurezza in Libia o che vogliono ostacolare la transizione politica dovranno affrontare la prospettiva delle sanzioni".

Kerry ha quindi elogiato l'Italia, che ha con la Libia "una relazione e un interesse molto speciale", ed e' "sempre al primo posto nello sforzo" per la stabilizzazione del Paese. Serraj, che alla vigilia della riunione ha precisato che il suo governo non chiede soldati sul terreno, ma assistenza per l'addestramento e inoltre la revoca dell'embargo sulle armi", ha avvertito che "il nostro nemico peggiore non e' l'Isis", ma le divisioni interne e "i terroristi saranno sconfitti dal nostro esercito unito sotto il comando civile, non dalle milizie rivale che rivendicano un ruolo politico".

Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha sottolineato che "la stabilizzazione della Libia e' necessaria per battere il Daesh e fronteggiare l'emergenza migranti". Il premier al Serraj non vuole interventi militari stranieri sul proprio territorio, ha ribadito con chiarezza. "Il governo libico -ha affermato il capo della Farnesina- ha detto in diverse occasioni che non vuole un intervento ma sostegno a diverse dimensioni della sicurezza e ha insistito fortemente sul concetto di ownership". Cio' che chiede Tripoli e' assistenza alla "formazione" e all'addestramento". Dunque, Tripoli chiedera' "probabilmente" all'Italia una "collaborazione per l'addestramento della guardia presidenziale, istituita da pochi giorni", ha precisato il ministro degli Esteri al termine della riunione ministeriale sulla Libia che si e' tenuta a Vienna. "Abbiamo sempre detto - ha aggiunto Gentiloni - di essere pronti a rispondere alle domande di quel governo sull'addestramento". (AGI)