Bombardata scuola militare a Tripoli, decine di morti

Proseguono gli scontri tra le milizie di Serraj e quelle di Haftar, lanciate all'assalto della capitale libica. Attacco alla base di Maitiga con aerei da combattimento forniti dagli Emirati. Vittime anche tra gli sfollati.

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È di 28 morti e 18 feriti (altre fonti parlano di 40 vittime) il primo bilancio ufficiale, diffuso dalle forze di Tripoli, del bombardamento della scuola militare a sud della capitale libica. Lo riferiscono i media locali. Le responsabili dell'attacco non sono ancora chiare. Tripoli accusa i combattenti dell'Esercito del generale della Cirenaica, Khalifa Haftar.

Il bombardamento del plesso, che si trova in Qaser Bin Ghashir Road, a 12 chilometri a sud del centro di Tripoli, è avvenuto al calar della notte. "Ci sono morti ovunque e molti feriti. Vediamo pezzi di cadaveri sparsi nel piazzale", ha spiegato uno dei soccorritori ancora al lavoro per estrarre i corpi da sotto le macerie. 

Pochi minuti dopo il raid sulla scuola militare di Tripoli, aerei da combattimento forniti dagli Emirati Arabi Uniti alle forze del generale Khalifa Haftar hanno bombardato la base aerea di Maitiga, l'unico aeroporto operativo nella capitale libica, sotto assedio militare dallo scorso 4 aprile. Il bombardamento è avvenuto mentre arrivavano, secondo quanto dicono i media pro-Haftar, alcuni mercenari dalla Turchia.

Vittime tra gli sfollati in fuga

Almeno cinque persone sono inoltre morte e altre sono rimaste ferite negli spari contro le famiglie di sfollati in fuga dall'area meridionale di Tripoli. Lo riferisce il Servizio di emergenza della capitale libica. "Il numero totale delle vittime non è noto", spiega il portavoce Osama Ali al portale Al Wasat. "Diverse famiglie sono ancora intrappolate nella zona degli scontri ed è difficile raggiungerli per offrire soccorso", evidenzia.

La sparatoria è avvenuta nei pressi di Ain Zahra, a sud di Tripoli, dov'è in corso la battaglia tra i combattenti dell'Esercito nazionale libico, di Khalifa Haftar, e le milizie del Governo di accordo nazionale di Fayez al Serraj



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