Le 16 fake news contro Trump messe in giro dalla grande stampa

The Federalist passa al contrattacco e denuncia l'isteria dei giornalisti contro il nuovo presidente

Le 16 fake news contro Trump messe in giro dalla grande stampa
 Donald Trump (Afp)

Il tema delle 'fake news' è all'ordine del giorno. La maggioranza dei media 'mainstream' - americani ma non solo - si è scagliata contro Donald Trump, fin dall'inizio della sua campagna elettorale, accusandolo di diffondere notizie false. 

Ora è il turno del campo pro-Trump fare le pulci alle notizie dei colleghi. Attaccando quella che definisce "un'isteria" dei media nei confronti del nuovo presidente americano, Daniel Payne, giornalista de 'The Federalist' (web magazine su politica, cultura e religione che invita a essere "amanti della libertà e ansiosi della mischia") ha presentato una lista di 16 'false notizie' propagandate da media e giornalisti.

Alcune voci non sono in stretta correlazione con l'elezione di Trump o la sua scelta del Gabinetto, ma puntano a sottolineare come anche i media mainstream siano autori di quelle bufale che dicono di voler combattere.

Tutte le bufale su Trump (e il suo staff) rilanciate dai media

  1. Un picco di suicidi tra i transgender: dopo la vittoria di Trump alle elezioni americane, è cominciata a circolare la voce di un aumento di morti tra gli adolescenti transgender. Il tema è stato rilanciato da Zach Stafford del Guardian in un tweet, rilanciato 13mila volte prima di essere cancellato. Altri hanno rilanciato la voce, senza citare dati o fonti, ma in alcuni casi specificando che si trattava di una notizia "non confermata". Una giornalista del mensile di orientamento liberale Reason, Elizabeth Nolan Brown, ha cercato di individuare numeri che la sostenessero, senza trovare nulla. La storia, solo su Facebook, è stata condivisa 100mila volte.
     
  2. La teoria delle elezioni hackerate in 3 Stati: Gabriel Sherman sul New York Magazine rilancia l'ipotesi di un gruppo di esperti informatici e avvocati che in Wisconsin, Michigan e Pennsylvania i risultati elettorali possono essere stati "manipolati o hackerati" e chiedono quindi un riconteggio. A sostegno di questa tesi, viene citata un'apparente sproporzione dei voti a favore di Trump nelle contee del Wiscounsin che usano il voto elettronico. La storia diventa immediatamente un caso, rilanciata e condivisa decine di migliaia di volte. Il giorno dopo, Nate Silver, esperto elettorale e fondatore del sito 'FiveThirtyEight', getta acqua sul fuoco sostenendo che non ci sono prove per quanto dicono, e sottolinea che il New York Magazine ha riportato in modo errato l'opinione di uno degli esperti. 
     
  3. La casa pignorata a un'anziana per aver pagato la polizza 27 centesimi in meno: Su Politico, Lorraine Woellert pubblica la storia di una 90enne che si è vista pignorare l'abitazione per aver pagato la copertura assicurativa 27 centesimi in meno. La notizia è collegata alla scelta di Steve Mnuchin, l'uomo di Wall Street che nel 2009 aveva acquistato l'Independent National Mortgage Corporation, come ministro del Tesoro. Mnuchin aveva ribattezzato la banca OneWest Bank, per poi rivenderla sei anni più tardi. Era stata proprio una sussidiaria della OneWest Bank ad agire contro l'anziana. La notizia diviene virale, prima che lo stesso Politico faccia marcia indietro e dichiari che non c'è stato nessun pignoramento. La OneWest Bank non era neanche implicata. 
     
  4. Nancy Sinatra e il ballo inaugurale: In occasione dell'insediamento di Trump, la Cnn riferisce che Nancy Sinatra si è lamentata per la scelta del nuovo presidente di ballare con la First Lady sulla note della nota canzone del padre, "My Way". Una notizia falsa, ribatte la stessa figlia di Frank Sinatra, che su Breitbart accusa direttamente la Cnn. L'emittente corregge l'articolo, senza spiegare perché.
     
  5. La censura del cambiamento climatico: Coral Davenport sul New York Times segnala che l'amministrazione Trump ha eliminato qualsiasi riferimento al cambiamento climatico dal sito web della Casa Bianca. Nell'articolo, l'autore riconosce che il fatto non era "inatteso", ma rientrava in un avvicendamento previsto, con l'archiviazione di tutto il materiale riferente all'aministrazione Obama. Il particolare, però, non viene notato, mentre l'articolo dal titolo incendiario viene rilanciato quasi 50mila volte su Facebook.
     
  6. Lo scandalo del busto rimosso di Martin Luther King: Il giornalista Zeke Miller del Time riferisce della 'scomparsa' dalla Casa Bianca del busto del leader del movimento per i diritti civili, scatenando polemiche sul web. La notizia non era stata verificata: il giornalista l'ha cercato e non l'ha visto.
     
  7. Betsy DeVos e le armi a scuola per uccidere i grizzly: durante l'audizione per la sua conferma a ministro dell'Istruzione, alla DeVos viene chiesto se ritenga che nei campus debba essere consentito portare armi. Lei risponde che la questione è meglio lasciarla decidere a livello locale o statale, facendo poi l'esempio di una scuola in Wyoming dotata di una recinzione per proteggere gli studenti dagli animali selvatici. Come nel caso dei grizzly. L'affermazione viene rilanciata da molti siti e giornali, che la presentata come un via libera alle armi nei campus. Secondo Payne è disonesto riportare così la notizia, perché la DeVos non ha mai detto o lasciato intendere che tutte le scuole d'America dovessero essere armate contro potenziali attacchi degli orsi, ma piuttosto ha sostenuto la necessità che la decisione non venga presa a livello federale.
     
  8. L'ondata di 'dimissioni' al dipartimento di Stato: Josh Rogin sul Washinton Post pubblica la notizia che "i dirigenti di alto livello del Dipartimento di Stato hanno appena presentato le dimissioni" in protesta contro l'amministrazione Trump. La storia diventa virale, condivisa 60mila volte su Facebook, rilanciata dalle principali testate americane. Ma, come sottolinea poco dopo Mark Toner, portavoce ad interim per il dipartimento di Stato, "come è consuetudine, l'amministrazione entrante, in coordinamento con quella uscente, ha chiesto a tutti i funzionari con incarici politici di presentare lettera di dimissioni". La correzione ha avuto molta meno eco sui social media. 
     
  9. Le mani di Trump ingrandite con Photoshop: la giornalista dell'Observer, Dana Schwartz, twitta un'immagine che proverebbe come Trump sia intervenuto su una sua foto per far sembrare le mani più grandi. Il tweet della Schwartz riceve 25mila condivisioni. Il tweet successivo, in cui la giornalista riferisce di "non essere sicura che le mani siano state modificate o meno", ne riceve solo 11. La questione delle 'mani piccole' era stata al centro di uno scambio di battute durante la campagna elettorale con lo sfidante repubblicano, Marco Rubio.
     
  10. Il massacro a Quebec City e la parodia di Reuters: in seguito al massacro nella moschea di Quebec City, il Daily Beast pubblica uno storia in cui si indica l'identità dei due aggressori, riprendendola dalla Reuters. In realtà, la cosiddetta fonte era un account-parodia su Twitter dell'agenzia di stampa. Il giornale si è accorto dell'errore, ha corretto e si è scusato, ma questo denota secondo Payne una mancanza di verifica sulle fonti.
     
  11. L'errore dei profili Twitter identici per i due giudici in lizza per la Corte Suprema: in occasione dell'annuncio del nuovo giudice della Corte Suprema, il giornalista della Cnn Jeff Zeleny, posta un tweet in cui sostiene che l'amministrazione ha creato due identiche pagine Twitter per entrambi i principali candidati al ruolo, Neil Gorsuch e Thomas Hardiman. Trenta minuti più tardi, rettifica, sostenendo che "i profili Twitter non sono stati creati dalla Casa Bianca, come aveva detto". L'errore viene condiviso solo 159 volte, a fronte delle 1.100 della prima notizia. 
     
  12. La menzogna della donna morta dopo essere stata bloccata dal 'Muslim Ban' di Trump: una stazione affiliata alla Fox di Detroit rilancia con clamore la storia di un imprenditore locale che si è recato in Iraq per portare la madre malata a farsi curare negli Stati Uniti. Il viaggio viene bloccato a causa del 'Muslim Ban' di Trump nei confronti dei viaggiatori provenienti da 7 Paesi a maggioranza musulmana e, in attesa del via libera, la donna muore. Grande eco sui media e sui social, ma si scopre che l'uomo ha mentito sulla data della morte della madre, avvenuta cinque giorni prima dell'ordine esecutivo del presidente. 
     
  13. La minacciata invasione del Messico: Yahoo News rilancia una notizia dell'Associated Press su una telefonata tra Donald Trump e il presidente messicano, Enrique Pena Nieto, nella quale il presidente americano avrebbe considerato di inviare truppe per risolvere i problemi del vicino con "uomini cattivi". La notizia di una minacciata invasione viaggia su internet, condivisa e rilanciata dai media, nonostante la Casa Bianca ribadisca che non c'è nessun piano di Trump per l'"invasione del Messico". 
     
  14. L'allentamento delle sanzioni alla Russia: La Nbc - seguita da altri media come Cnbc, Cbs e New York Daily News - riporta la notizia che il dipartimento del Tesoro americano ha allentato le sanzioni decise ai tempi di Obama, per permettere alle aziende di avere le autorizzazioni dei servizi segreti russi per importare alcuni beni tecnologi nella Federazione. Poco dopo, l'autore del tweet della Nbc, Peter Alexander, spiega, citando una fonte ben informata, che si trattava di una "correzione tecnica pianificata sotto Obama". Il tweet chiarificatore è stato rilanciato 250 volte contro le 6.500 di quello precedente.
     
  15. Febbraio mese della Storia Afro-Americana: Trump ha cambiato l'intestazione di febbraio da 'Mese della Storia Nera negli Stati Uniti' a 'Mese della Storia Nazionale Afro Americana'. Tmz, citando una fonte, sostiene che per Trump la parola 'nero' è obsoleta. Ma già prima di lui, Obama aveva dichiarato febbraio "Mese della Storia Nazionale Afro Americana". 
     
  16. Il voto alla Camera sul controllo delle armi: grande rumore ha fatto la notizia sul voto del Congresso per eliminare i controlli sui possessori di armi da fuoco, anche se hanno disagi psichici. La storia viene rilanciata con clamore da Associated Press, Politico, Cnbc, Cnn e Washington Post, tra gli altri. Un'isteria ingiustificata secondo Payne, che ha spiegato così la norma in questione: se qualcuno riceve indennità dalla Social Security Disability Insurance o dal Supplemental Security Income e ha bisogno di qualcuno per gestire questi sussidi, viene considerato affetto da qualche sorta di handicap mentale, e quindi in base alla legge di Obama, escluso dalla possibilità di acquistare armi. In questo modo si permette a dei burocrati di una di queste due agenzie governative di impedire ai cittadini americani di esercitare un diritto costituzionale, ha sottolineato Charles C.W. Cooke su National Review, sottolineando che è avversata da diverse associazioni che si occupano di persone con disabilità, che si trovano d'accordo in questo caso con la National Rifle Association, la lobby pro-armi, e il Partito Repubblicano. 

Payne ai media, "risolvete il problema o sprofonderete"

Alla fine della lista, il giornalista di The Federalist torna a chiedersi perché tutto questo stia avvenendo, "perché i nostri media così regolarmente e profondamente si abbassino a portare avanti questa pagliacciata, mentendo al pubblico e macchiando il discorso nazionale".

Le opzioni, sostiene, sono due: i media possono migliorare, e finalmnete essere presi sul serio quando fanno le pulci all'amministrazione Trump e al governo in generale. Ma se si rifiutano di risolvere i loro "seri problemi di credibilità e faciloneria" vedranno "la loro professione sprofondare".