La guerra parallela all'Isis: Usa all'attacco del Califfato virtuale

Man mano che si indebolisce la capacità militare sul campo di battaglia, lo Stato islamico sposta la sua attenzione sempre di più sul mondo dei social media

La guerra parallela all'Isis: Usa all'attacco del Califfato virtuale

Cercare, scovare, identificare virtualmente. Colpire ed uccidere, concretamente. Parte la guerra americana ai maestri del web dell'Isis, coloro che, in tempi di sconfitta militare sul campo, si rivolgono alla Rete per proseguire l'azione terroristica contro l'odiato Occidente e quindi rappresentano la nuova generazione dell'estremismo di Daesh.

L'azione dell'Isis diventerà sempre più virtuale

"Le sconfitte militari dell'Isis sono essenziali ma insufficienti. Man mano che ne indeboliamo la capacità militare sul campo di battaglia, sposteranno la loro attenzione sempre di più sul mondo virtuale, e avremo bisogno di fare tutto il possibile per anticiparli". Con queste parole il Generale americano Joseph Votel, a capo del Comando Centrale degli Stati Uniti, ha fatto il punto sulla situazione, ricordando come la perdita di territorio da parte dei miliziani di Al Baghdadi non significhi che il collasso del gruppo terroristico sia vicino. "Continueranno a coordinare e ispirare attacchi dal loro 'Califfato virtuale'", è l'avvertimento. Non bisogna abbassare la guardia.

La guerra parallela della coalizione Usa 

Lo scorso 8 febbraio, infatti, un drone americano ha ucciso nei pressi di Mosul Rachid Kassim, terrorista dell'Isis nato in Francia, che aveva avuto un ruolo nell'organizzazione di attacchi nel suo paese natale. Nuovo episodio di una guerra parallela che la coalizione a guida statunitense conduce contro i membri dell'Isis attivi nel mondo digitale, i quali si servono dei social media e dei messaggi criptati per reclutare attentatori in giro per l'Europa. Gli esperti di antiterrorismo li chiamano "attacchi a controllo remoto".

Un team speciale del Comando statunitense, la Expeditionary Targeting Force, ha ucciso in questo modo oltre una dozzina di sospetti pianificatori di attentati sin dalla scorsa estate. Oltre a Kassim, lo scorso agosto è stato eliminato il responsabile delle operazioni terroristiche dell'Isis, Abu Muhammad Adnani, come anche il coordinatore della propaganda e fondatore del mensile Rumiyah, Abu Muhammad Furqan, e il responsabile dell'attentato di Capodanno in un night club di Istanbul, Abdurakhmon Uzbeki. Lo scorso dicembre, inoltre, un raid aereo su Raqqa ha ucciso tre uomini coinvolti nei sanguinosi attacchi di Parigi del novembre 2015.

Isis si ritira sul campo ma aumenta capacità di stimolare attentati

Man mano che l'Isis perde territorio tra Siria e Iraq, sembra che la sua capacità di stimolare attentati cresca: nell'ultimo mese - in corrispondenza dell'inizio dell'offensiva che nei giorni scorsi ha portato alla liberazione di Tabqa, città siriana vicino a Raqqa, che si aggiunge alla quasi completa liberazione di Mosul - lo Stato Islamico ha rivendicato diversi attacchi nel mondo, tra cui l'uccisione di un poliziotto sugli Champs-Elysees a Parigi, la strage contro i copti della domenica delle Palme in Egitto, quella nell'ospedale di Kabul (38 morti) e l'attacco suicida in un mausoleo sufi in Pakistan (88 morti).

Sui social media una piattaforma dell'Isis

Rob Wainwright, capo dell'Europol - l'agenzia di polizia dell'Unione Europea - ha infatti scoperto una decina di giorni fa che l'Isis ha messo in piedi una propria piattaforma sui social media, per cercar di sfuggire al controllo delle agenzie di intelligence che monitorano le comunicazioni e la propaganda dei militanti. "Abbiamo certamente reso molto più difficile la loro operatività nello spazio digitale, ma su Internet è ancora pieno di terribili video di propaganda e possibilità di comunicazione su larga scala", ha spiegato Wainwright nel corso di una conferenza sulla sicurezza tenutasi a Londra.

Falliti tentativi Usa di intercettare le comunicazioni dell'Isis

"L'Europa sta facendo i conti con la più grande minaccia terroristica di questa generazione", conclude. Secondo Thomas Joscelyn, ricercatore della Fondazione per la Difesa delle Democrazie, con base a Washington, "i tentativi statunitensi di intercettare le comunicazioni dei terroristi sono falliti fino ad ora. Il governo statunitense ha bisogno di una campagna sistematica per contrastare questo fenomeno". In effetti, uno studio pubblicato ad aprile dal Government accountability Office - una sezione investigativa del Congresso degli Stati Uniti, dedita all'auditing e alla valutazione - rivela che "non è stata messa in piedi alcuna strategia coesa e dai risultati misurabili per contrastare la propaganda dell'Isis".

La propaganda sopravviverà a Califfato

"La propaganda dello Stato islamico sopravvivera' sicuramente al Califfato", commenta Charlie Winter del King's College di Londra, "e questa elasticità significa che la loro capacità di ispirare attacchi terroristici durera'". Dal 2015 Twitter ha sospeso più di 650.000 account legati all'Isis; Facebook e Youtube rimuovono regolarmente materiale di propaganda. Ma non è abbastanza, anche perché l'Isis pubblica tuttora un mensile online in dieci lingue diverse - Dabiq - e diffonde messaggi attraverso la propria agenzia di stampa, Amaq, che poi vengono resi virali sui social.