Il secessionismo è un problema anche in Kenya

Mombasa e Kilifi rivendicano l'indipendenza: "Siamo marginalizzati"

Il secessionismo è un problema anche in Kenya

Dopo le elezioni presidenziali contestate dello scorso 26 ottobre, vinte dal presidente uscente Uhuru Kenyatta ma boicottate dal contendente di opposizione Raila Odinga, sulla costa keniana si riaffacciano vecchie rivendicazioni secessioniste. 

Il movimento guidato dal governatore di Mombasa, Hassan Joho, da quello di Kilifi, Amason Kingi e da una quindicina di esponenti eletti di opposizione, è tornato a denunciare l'accaparramento delle terre costiere da parte di keniani di altre regioni, mancanza di rappresentatività nel governo centrale, marginalizzazione storica ed esclusione economica.

Nel corso di una riunione tenuta nei giorni scorsi, questi esponenti politici locali hanno valutato le modalità di una secessione delle contee della costa del Kenya. Una richiesta respinta da Nairobi e dai partner internazionali. In questi giorni, di fronte alla nuova polemica secessionista, diversi ambasciatori di paesi europei in Kenya si stanno recando in visita a Mombasa per fare arrivare un messaggio chiaro alle autorità 'ribelli': il loro progetto non è economicamente fattibile e si può soltanto collaborare con un Kenya unito. 

L'alzata di scudi di Joho e dei suoi appare chiaramente come un gesto contro il governo di Kenyatta. Gli altri governatori della regione costiera vicini al partito al potere si sono tenuti fuori dalle ultime rivendicazioni secessioniste e il ministro Najib Balala, originario della zona, ha denunciato un "discorso pericoloso". 

Il Movimento indipendentista della costa del Kenya (Mrc), o Consiglio repubblicano di Mombasa, è stato fondato nel 1999. Le radici delle sue rivendicazioni affondano nella vecchia appartenenza della costa al sultanato di Zanzibar.

 

 



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