C'è chi non celebra Lagerfeld: "era razzista e bigotto"

E' il caso del giornalista statunitense Christian Christensen, collaboratore del Guardian, che ha affidato a Twitter la propria critica a "necrologi e biografie di persone estremamente influenti in cui le loro espressioni di bigottismo o discriminazione vengono ignorate"

Karl Lagerfeld razzista bigotto
Drew Angerer / Getty / Afp
Il logo di Karl Lagerfeld sulla vetrina di un negozio a Manhattan

Se migliaia di persone in tutto il mondo hanno affidato ai social l'ultimo saluto allo stilista Karl Lagerfeld, scomparso a Parigi, c'è chi ha ricordato i suoi commenti politicamente scorretti.

E' il caso del giornalista statunitense Christian Christensen, collaboratore del Guardian, che ha affidato a Twitter la propria critica a "necrologi e biografie di persone estremamente influenti in cui le loro espressioni di bigottismo o discriminazione vengono ignorate".

Christensen ha ricordato le dichiarazioni di Lagerfeld in piena emergenza migranti in Germania in cui sostenne come una forte immigrazione di musulmani in Europa fosse un "affronto alle vittime dell'Olocausto". "Non si può" anche se sono passati decenni tra i due eventi "uccidere milioni di ebrei in modo da poter trasferire milioni dei loro peggiori nemici al loro posto", disse Lagerfeld qualche anno fa ai media francesi.

Secondo il giornalista, il mondo della moda - e non solo - che dimentica queste espressioni serve "solo rafforzare l'idea che tale bigottismo o discriminazione sia in qualche modo meno importante della capacita', per esempio, di disegnare una camicia".

Christensen ha ricordato anche le espressioni "poco felici" dello stilista riguardo il movimento MeToo, nato per contrastare il sessismo e le discriminazioni di genere nel mondo dello spettacolo. "Ciò che più mi sconvolge in tutto questo sono le attricette che hanno impiegato 20 anni per ricordare cosa è successo", disse l'anno scorso Lagerfeld alla rivista di moda Numero, in cui consigliò alle modelle che non volevano restare 'in mutande' di "unirsi a un convento".

"Lagerfeld è stato un grande stilista? Non posso dirlo e non mi interessa", ha scritto il giornalista su Twitter. "Ma era ovviamente abbastanza importante da essere socialmente influente, e questo è importante. Limitarsi a dire che 'era un uomo controverso e supponente' è un modo per non affrontare il problema di ciò che diceva. Aveva potere, era influente. Il punto è: guardando rapidamente al ricordo di Lagerfeld su New York Times, BBC, CNN e Guardian, nessuno di questi menziona mai i commenti da me citati".



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