Istanbul il giorno dopo, perché c'è dolore ma non choc. Isis rivendica

La sofferenza composta di chi è tristemente abituato agli attentati. La storia dei cinque italiani scampati alla strage

Istanbul il giorno dopo, perché c'è dolore ma non choc. Isis rivendica
terrorista del reina night club 

Roma - Il telone blu che copre la parte anteriore della discoteca Reina di Istanbul è familiare a chi vive in una città che conosce il terrorismo ed è stata più volte vittima di attentati. La polizia sorveglia l'ingresso del club, proprio come hanno fatto le forze dell'ordine a Parigi, al di fuori del Bataclan nel novembre 2015. Al suo interno si possono solo immaginare le conseguenze di un attacco che ha lasciato a terra 39 morti e 69 feriti. Ma in Francia lo choc e il dolore erano palpabili: centinaia di parigini in piedi si abbracciavano, le lacrime rigavano i volti. All'esterno del night club di Istanbul il giorno dopo la strage il dolore non è tangibile. Piccoli gruppi di giovani si aggiravano già ieri intorno al locale, alcuni hanno posato garofani rossi e candele. Ma non ci sono lacrime. Gli abitanti di Istanbul sono tristemente abituati a questo tipo di tragedia. C'è stata invece rabbia. Anche contro i giornalisti che riprendevano le operazioni di soccorso e di polizia. Alcuni reporter locali hanno raccontanto all'Abc di essere stati aggrediti. Forse l'unica sorpresa è stata che l'attentato è accaduto in una zona considerata "sicura".
 

Strage a Istanbul, il killer arriva davanti al Reina e inizia a sparare

 

Gli ultimi sviluppi

  • I morti nella strage sono 39
  • 38 sono stati identificati
  • Tra i morti, 27 sono cittadini stranieri. Lo dice una parlamentare turca dell'opposizione
  • I feriti sono 69. "Quattro di loro sono in gravi condizioni, uno disperate", ha riferito il ministro dell'Interno Süleyman Soylu
  • Cinque gli italiani scampati alla strage
  • Si cerca un uomo armato in fuga
  • L'Isis rivendica l'attentato
  • Le autorità turche hanno parlato subito di un "attentato terroristico"
  • Un testimone ha rivelato: il killer gridava "Allah Akbar!"
  • Otto persone sono state arrestate per presunto coinvolgimento nella strage



L'Isis rivendica l'attentato

Oltre 24 ore dopo l'attacco, l'Isis ha rivendicato l'azione. L'ultimo tassello che mancava a un mosaico che si stava già completando: l'Isis infatti era da ieri l'indiziato principale, sia per la modalità dell'attentato sia per la scelta dell'obiettivo. E' la prima volta che l'Isis rivendica un attentato in Turchia, il che fa pensare che lo Stato Islamico abbia dichiarato apertamente guerra al Paese. Ne spiega le ragioni Bernardo Valli in un bel pezzo su Repubblica
Nella rivendicazione, diffusa dall'agenzia di Daesh Amaq, l'Isis minaccia altri attacchi in Turchia. Che il gruppo jihadista definisce "apostata" e "serva dei crociati". Il riferimento è molto probabilmente alle recenti nuove alleanze del presidente Recep Erdogan (a cominciare da quella con la Russia) e all'accordo per il cessate-il-fuoco in Siria. 

La polizia turca ha arrestato otto persone a Istanbul per presunto coinvolgimento nella strage.



I fatti
La notte di San Silvestro, intorno all'una e un quarto, un uomo armato di Kalashnikov è arrivato in taxi davanti al Reina night club, locale molto popolare che si trova nella parte occidentale della città, e ha fatto irruzione con un AK47 
uccidendo 39 persone e ferendone una settantina (di cui quattro si trovano in condizioni critiche). Ancora nessuna rivendicazione ufficiale, ma 'The Guardian' riferisce che l'attentatore di Istanbul avrebbe gridato "Allah Akbar!" (Dio è il più grande) mentre sparava. Il sito web del quotidiano inglese cita la testimonianza di un cittadino del Kuwait rimasto ferito. Secondo alcuni sopravvissuti ci sarebbe stato più di un aggressore, anche se la circostanza è stata smentta dalle autorità turche, che continuano  aparlare di un unico responsabile. Su Twitter è circolata la presunta foto del killer del Reina Club, anche se il protagonista dello scatto si sarebbe fatto avanti parlando di "un clamoroso errore". Nessuna conferma dalle autorità turche in proprosito.


Tra i morti 27 sono cittadini stranieri. Lo dice una parlamentare turca del partito per la Giustizia e lo Sviluppo. Cinque gli italiani scampati alla strage che hanno raccontato al Messaggero, "Sparava come un pazzo, noi vivi per miracolo". 

La testimonianza di un gruppo di italiani: ci siamo salvati gettandoci a terra

L'aggressore è ancora in fuga, dunque è caccia all'uomo in tutto il Paese. La città è blindata e sono circa 20.000 gli agenti che stanno cercando il fuggitivo. 

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Le vittime identificate

  • Trentotto morti su 39 sono stati identificati
  • 11 di loro erano cittadini turchi e uno aveva la doppia nazionalità turco-belga
  • 7 erano dell'Arabia Saudita ed erano a Istanbul per festeggiare il Capodanno.
  • 3 dal Libano
  • 3 dall'Iraq
  • 2 dalla Tunisia
  • 2 dall'India
  • 2 dal Marocco
  • 2 dalla Giordania
  • 1 dal Kuwait
  • 1 dal Canada
  • 1 da Israele
  • 1 dalla Siria
  • 1 dalla Russia

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Vite spezzate. Leanne, Hatice e gli altri
La prima vittima identificata è la 19enne Leanne Nasser, israeliana, in vacanza a Istanbul con tre amiche. Una di loro è rimasta ferita mentre per le altre due sono stati riscontrati 'solo' traumi psicologici.

Hatice Koc'un era invece originaria di un paesino del nord della Turchia. Guardia di sicurezza privata di 27 anni, mamma e atelta, era al lavoro nella notte di San Silvestro mentre la figlioletta di 3 anni l'aspettava a casa. La sua famiglia ha identificato il corpo all'obitorio ieri. Il giorno prima dell'attacco, Koc'un aveva condiviso sui social una sua foto, occhiali da sole e divisa blu, davanti alla bandiera turca. 

Poi c'è il 21enne Burak Yildiz, poliziotto da un anno, anche lui in servizio al Reina. Era all'ingresso quando il killer ha fatto irruzione ed è stato uno dei primi a morire. 

Altro agente in servizio al Reina a perdere la vita è stato Fatih Çakmak. Tre settimane fa era scampato all'autobomba esplosa allo stadio di Besiktas, in cui morirono una quarantina di suoi colleghi.