Dopo 8 anni Khamenei ha parlato agli iraniani (e al mondo)

Dalla moschea Musalla, nella capitale Teheran, Khamenei ha attaccato gli americani, definendo il presidente Donald Trump "un pagliaccio con un pugnale avvelenato che vuole colpirci alla schiena". Non guidava il sermone del venerdì da 8 anni

Iran discorso Khamenei contro Usa Ue
Iranian Supreme Leader Press Off / ANADOLU AGENCY
L'ayatollah Ali Khamanei parla nella moschea Musalla

A otto anni dall'ultima volta, la guida suprema dell'Iran, l'ayatollah Ali Khamenei, è tornato a guidare il sermone del venerdì e si è rivolto al Paese in uno dei momenti più difficili dalla rivoluzione khomeinista del 1979. Dalla moschea Musalla, nella capitale Teheran, Khamenei ha attaccato gli americani, definendo il presidente Donald Trump "un pagliaccio con un pugnale avvelenato che vuole colpirci alla schiena"; e ha accusato gli europei "di obbedire agli ordini dell'America" portando avanti negoziati sul nucleare che sono "un inganno".

C'era grande attesa per il discorso di Khamenei, che parla solo nei momenti di crisi più acuta del Paese. Una folla enorme si era radunata nella moschea tappezzata di gigantografie del generale Qassem Soleimani, ucciso in un raid americano. Del resto sono settimane di crescente tensioni tra Usa e Iran, culminate nelle proteste anti-regime dopo l'abbattimento accidentale del volo ucraino.

E tra propaganda ed esortazioni, l'ayatollah ha cercato di ricompattare il popolo iraniano. Seguito dalla folla silenziosa che qualche volta lo ha interrotto per gridare "morte all'America, morte a Israele", Khamenei si è scagliato contro chi nei giorni scorsi era sceso nelle piazze per manifestare contro il regime e contro i Guardiani della rivoluzione per aver abbattuto l'aereo ucraino. "L'incidente aereo è stato una tragedia amara, ci ha bruciato il cuore. Ma alcuni hanno cercato di sfruttarlo in modo da dimenticare il grande martirio e il sacrificio" del generale Soleimani, capo del braccio delle operazioni estere delle guardie rivoluzionarie iraniane, le Forze Quds definite da Khamenei "un'organizzazione umanitaria".

"Era un forte comandante contro il terrorismo, il suo assassinio ha portato alla luce la vera natura terrorista degli Stati Uniti", ha detto l'ayatollah. "I nostri nemici erano tanto felici quanto noi eravamo tristi per l'incidente, contenti di aver trovato qualcosa per mettere in discussione le Guardie, le forze armate, il sistema. Le poche centinaia che hanno insultato l'immagine del generale Soleimani, sono il popolo iraniano? O questa folla di milioni di persone nelle strade?", ha evidenziato ancora facendo riferimento alle proteste contro i Pasdaran.

Khamenei ha inoltre rivendicato il successo della risposta agli americani, con il lancio di missili contro le basi Usa in Iraq. "Abbiamo dato uno schiaffo all'America, agli arroganti, dando dimostrazione che Dio è con noi". Nell'attacco, hanno reso noto nella notte fonti del Comando americano a Baghdad, sono rimasti feriti undici soldati.

Quanto all'accordo nucleare, Khamenei non è stato meno ruvido: "Non ho alcuna fiducia nel dialogo con l'Occidente sulle nostre attività nucleari e nei signori che stanno ai tavoli negoziali con guanti di seta sulle loro mani di ferro. Sono al servizio degli Usa. Il dialogo con loro è un inganno". Tuttavia, "esclusi gli Stati Uniti, siamo aperti a dialogare con chiunque".



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