Il pc di Giulio nelle mani dei pm italiani

Il pc di Giulio nelle mani dei pm italiani
 Giulio Regeni (Twitter)

E' stato trovato in Egitto e consegnato giorni fa alle autorità italiane il pc di Giulio Regeni. Lo si è appreso da fonti giudiziarie di piazzale Clodio. Il computer, ora nella disponibilità degli inquirenti che dovranno esaminarne il contenuto, era stato recuperato dalla famiglia del ricercatore massacrato al Cairo nel suo alloggio in città. Non risulta invece che Giulio avesse un tablet, a parte il cellulare che non è stato ancora trovato.

Primo rapporto a Procura, "andò a riunione sindacati"
Nella prima informativa che gli specialisti di Ros e Sco, in trasferta in Egitto in questi giorni, hanno inviato alla Procura di Roma risulta che il giovane a dicembre aveva partecipato al Cairo a un incontro al Centro Servizi per i Lavoratori e i Sindacati cui avevano preso parte esponenti locali del sindacato indipendente. E questo interesse del ricercatore friulano per le tematiche socio-economiche della realtà egiziana potrebbe aver dato fastidio a qualcuno o, comunque, non essere passato inosservato. Il pm Sergio Colaiocco, che indaga contro ignoti per omicidio, vuole anzitutto capire che cosa facesse in Egitto Giulio Regeni e su quale rete contasse per acquisire informazioni utili al suo lavoro. Per questo motivo, il magistrato ha dato incarico agli investigatori di interrogare gli accademici, i ricercatori e gli stagisti che dall'Egitto raggiungeranno Fiumicello per i funerali di Regeni.

Gli amici avviano petizione "per verità". Verso le 25.000 firme
Hanno conosciuto Giulio Regeni a Damasco, in Siria, nel 2010. E ora, dopo la sua tragica fine in Egitto, hanno deciso di lanciare una raccolta firme su Change.org che in pochi giorni ha quasi sfiorato le 25mila sottoscrizioni. La petizione, dal titolo 'Verita' sull'uccisione di Giulio Regeni #JuticeForGiulio', ha l'obiettivo di portare a un'interrogazione parlamentare in Italia e di sottoporre il caso alla Commissione europea sui diritti dell'uomo. "Noi siamo un gruppo di amici di Giulio e ci siamo conosciuti quasi tutti a Damasco nell'estate del 2010 per un corso di arabo standard - ha spiegato all'AGI lo studioso Giovanni Parmeggiani, uno dei promotori della raccolta firme - e condividiamo il sogno di una cittadinanza attiva, globale e curiosa che possa unire le culture, le religioni e i popoli oltre ogni confine". Fra i sostenitori, non solo italiani, ma anche ragazzi spagnoli, americani, siriani ed egiziani. "Abbiamo deciso di intervenire - ha continuato Parmeggiani - in quanto colpiti e addolorati dalla sua morte. Con il nostro appello vorremmo aprire una discussione comune che possa portare ogni istituzione italiana, europea e mondiale a garantire la sicurezza di tutti coloro che credono che la curiosità, la conoscenza e l'approfondimento sul campo non possano essere minacciati dalla violenza e dall'oppressione". La raccolta firme andrà avanti anche nei prossimi giorni e, ha concluso Parmeggiani, "ci stiamo attivando per far arrivare il nostro messaggio al parlamento italiano, a quello europeo e all'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti umani".

Della Vedova in commissione Esteri, Giulio mai arrivato a cena da amici
"Il 25 gennaio - giorno del quinto anniversario della rivoluzione in Egitto - Giulio Regeni era atteso per cena da alcuni amici presso un ristorante del capitale, ma non e' mai giunto al luogo dell'appuntamento". Lo ha riferito il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova, rispondendo alle interrogazioni in commissione Esteri alla camera. Tra gli amici, ha ricostruito Della Vedova, "c'era il Signor Gennaro Gervasio, professore universitario nella stessa Università e del quale era amico, che non vedendolo arrivare si è allarmato e - tra le 22,30 e le 23,00 della stessa sera - ha avvisato la nostra Ambasciata al Cairo. Gervasio gli aveva infatti parlato telefonicamente verso le 19,40. Regeni gli aveva spiegato che sarebbe uscito di casa verso le 20,00 per avviarsi alla vicina stazione della metropolitana, sarebbe sceso alla fermata Mahamed Naguib da dove avrebbe proseguito a piedi fino al ristorante. La fermata indicata da Regeni si trova nei pressi di Piazza Tahrir, luogo simbolo della rivoluzione, che in quei giorni era presidiato dalle Autorità egiziane, preoccupate di possibili questioni di sicurezza legate all'imminente anniversario. Gervasio ha riferito all'Ambasciata di avere ripetutamente provato a chiamare Giulio tra le 20,18 e le 20,23, senza ottenere risposta; a partire dalle 20,25, invece, il cellulare del ragazzo risulta spento".
Della Vedova ha poi riferito che il corpo di Giulio "presenta, secondo quanto è poi emerso dalle risultanze preliminari dell'esame autoptico condotto al Cairo dal medico legale egiziano, ecchimosi, segni di bruciature e di tagli alle spalle e al torace. Si tratterebbe pertanto di una morte violenta ad opera di ignoti, che è stata preceduta da sevizie e le cuicircostanze sono adesso oggetto di indagine". 
?Rispondendo alle interrogazioni  Della Vedova ha poi spiegato che il nucleo di investigatori italiani inviato da Roma "è giunto al Cairo la sera del 5 febbraio. Da allora, oltre ad aver ascoltato i genitori di Giulio Regeni la sera stessa, ha avuto un lungo incontro il giorno successivo con alti rappresentanti del ministero degli Interni e un ulteriore lungo incontro con livelli più tecnici degli organi di polizia. In ogni caso siamo in una fase ancora molto preliminare ed è quindi prematuro trarre conclusioni; fino a questo momento è stato assicurato, sul piano formale, un sufficiente livello di collaborazione". Lo ha riferito il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova,  "Le Autorita' egiziane hanno preso nota delle richieste di elementi da parte dei nostri inquirenti, che sono ora in attesa di avere i necessari riscontri". (AGI)