"La prossima guerra inizierà con un impiego massiccio di attacchi hacker"

Il segretario generale dell'Onu lancia l'allarme: "Sarà un conflitto senza regole, come prima della convenzione di Ginevra"

"La prossima guerra inizierà con un impiego massiccio di attacchi hacker"
Pedro Fiuza / NurPhoto 
 Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite

“Gli episodi di guerra informatica già esistono. La cosa peggiore è che non c’è alcun regolamento per quel tipo di conflitti e non è chiaro come si dovrebbero applicare la Convenzione di Ginevra e le leggi umanitarie”: per il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, il problema delle cyber-guerre è di primaria importanza, e la comunità internazionale dovrebbe prefiggersi l’obiettivo di stabilire dei principi per regolarle.

Durante un incontro all'Università di Lisbona, Guterres ha sottolineato la necessità di stabilire regole internazionali in grado di mitigare gli effetti di una eventuale guerra soprattutto nei confronti dei civili, come riportato da Reuters.

“Sono assolutamente certo che la prossima guerra inizierà con un impiego massiccio di attacchi hacker, rivolti contro obiettivi militari così come contro infrastrutture necessarie come la rete elettrica”, ha detto Guterres. Negli ultimi anni le armi informatiche hanno visto una sempre più importante diffusione. Dai malware agli strumenti per sottrarre informazioni alle vittime, questi metodi sono stati utilizzati per indebolire partiti politici o sottrarre informazioni sensibili.

Si ritiene che molti degli attacchi hacker siano sponsorizzati da gruppi statali o parastatali, che utilizzano la rete per fare spionaggio industriale o per tenere sotto controllo i dissidenti. Proprio la scorsa settimana i servizi segreti statunitensi avevano suggerito prudenza da parte di enti governativi e cittadini nell’utilizzare dispositivi informatici cinesi, attaccando direttamente Huawei e Zte.

Ma è del mese prima la notizia che potrebbe esserci il Libano dietro il gruppo di hacker soprannominato Dark Caracal, che ha sfruttato le vulnerabilità ormai note di Android per creare un malware in grado di sottrarre dai telefoni infettati Sms, registri delle chiamate e file multimediali.

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E poi i Ransomware, che nel 2017 hanno bloccato l’accesso ai contenuti di 200mila dispositivi infettati chiedendo in cambio un riscatto. Centinaia in più sono state colpite poco dopo da un altro ceppo del malware, chiamato NotPetya. Episodi per i quali gli Stati uniti puntano il dito contro Corea del Nord e Russia. In questo contesto di costante emergenza, Guterres si è rivolto al mondo accademico per chiedere un maggiore coinvolgimento sul tema, in modo da “garantire un carattere più umano” a ogni conflitto che coinvolga dati e informazioni.

 

 



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