Per l'assistente vocale di Google Obama è un "golpista comunista"

Per un errore l'algoritmo sta diffondendo notizie false sull'ex presidente degli Stati Uniti

Per l'assistente vocale di Google Obama è un "golpista comunista"

Donald Trump non è l'unico a credere che Barack Obama abbia complottato e stia complottando contro la democrazia americana. A pensarla come il presidente americano è uno dei protagonisti di quella new economy che Trump vede come fumo negli occhi: Google, che nel suo motore di ricerca avanza un paio di certezze, riassunte dal 'Google Home assistant', l'assistente vocale che nella forma di un cilindro risponde alla domande dell'utente.

"In base a quanto riportato in un filmato del Western Center for journalism, non solo Obama se la fa con i comunisti cinesi ma potrebbe star mettendo a punto un golpe comunista", risponde l'assistente vocale se gli si chiede se l'ex inquilino della Casa Bianca stia pianificando un colpo di Stato. Allo stesso modo, il motore di ricerca più famoso del mondo è certo che almeno quattro presidenti americani abbiano fatto parte del Ku Klux Klan, e lo certifica negli 'snippet in primo pianò, ovvero i riquadri che includono un riepilogo della risposta alla domanda di un utente. Questa risposta, afferma Google nel suo manuale di istruzioni, è un "estratto da una pagina web" che viene visualizzata insieme a un link alla pagina stessa, al relativo titolo e all'indirizzo Url. 

La risposta dipende dalle pagine scelte dall'algoritmo

La risposta a un utente frettoloso, e curioso di sapere molto velocemente se si stia attentando alla democrazia allo stesso modo di come si cucina una torta, dipende, insomma, dalla pagina scelta attraverso un algoritmo. "Quando riconosciamo che una query è una domanda - si legge nel manuale d'uso (Guida di Search Console) - individuiamo in modo programmatico le pagine che contengono la risposta e mostriamo il risultato più pertinente".

Il termine "pertinente", però, è un azzardo, a leggere alcune risposte, che, secondo il blogger Danny Sullivan che ne scrive su 'SerachEngineLand', costituiscono agli occhi di quell'utente "la vera risposta". E, in tempi di dibattito sulle fake news, non può non suscitare preoccupazione il fatto che - in base a quanto emerge da Mozcast, che monitora l'andamento dell'algoritmo di Google - almeno il 20% di domande tenta di ottenere proprio "la vera risposta". Quest'ultima, come sa bene Peter Shulman, docente di Storia alla Case Western University nell'Ohio, è peggio di una 'bufalà poichè si infila nel bagaglio di nozioni dell'utente sprovveduto senza colpo ferire.

Nel corso di una lezione, infatti, uno studente chiese a Shulman se il presidente americano Warren Harding fosse stato membro del Ku Klux Klan. A Shulman la domanda parve bizzarra, Harding (alla guida degli USA negli anni Venti) aveva siglato una legge che puniva i linciaggi contro le persone di pelle nera (una delle 'punizionì preferite dal KKK), ma il docente lasciò aperta la porta al dubbio, come è giusto che un ricercatore faccia di fronte a una classe se non si è certi di avere la risposta giusta.

Google rischia di diventare uno 'spacciabufale'

Un secondo studente, però, si alzò, tirò fuori lo smartphone e disse con una certa sicumera che sì, Harding aveva militato nell'organizzazione razzista che ancora negli anni Sessanta terrorizzava gli afroamericani nel sud degli States. Peccato che questa informazione rilevante provenisse, in ultima analisi, da un articolo su 'Trent Online', che si spaccia come un "quotidiano leader dell'informazione in Nigeria", e ancora prima dalla pagina "iloveblackpeople.net', che citava tra le fonti il sito kkk.org (se lo si cerca, appare una successione di pagine pubblicitarie).

In poche parole, Google rischia di diventare un motore 'spacciabufale' se non interviene in tempo. "Quando il contenuto di uno snippet viola la nostra policy, cerchiamo di rimuoverlo velocemente, ed è ciò che abbiamo fatto in questo caso", si legge in una nota del gigante della Rete inviata alla France Presse. Google si è scusata, ma l'algoritmo è ancora lì, in grado di mutare la percezione della realtà che abbiamo intorno, fornendone una che non esiste. "Alternativa", direbbe Donald Trump.