L'Fbi non riesce più a trovare reclute

L'agenzia ha deciso di raddoppiare i fondi per il marketing e rendere più elastici i criteri di selezione

L'Fbi non riesce più a trovare reclute
(Frederic J. BROWN / AFP)
 
Un agente dell'Fbi

La letteratura cinematografica è piena di personaggi mitici che hanno ispirato nel loro agire intere generazioni di giovani americani. Quando l’eco dell’“I Want You” dello zio Sam si è andato spegnendosi, è stato proprio il cinema a venire incontro alle forze dell’ordine. Così è entrato nell'immaginario collettivo il Federal Bureau of Investigation, principale braccio operativo del Dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti, che ha sotto la propria giurisdizione oltre duecento categorie di reati. 

I "federali”, come vengono chiamati dai malviventi nei film, quelli con i quali non si scherza affatto, quelli che arrivano sul luogo di un delitto e intimano al poliziotto: “Ora ce ne occupiamo noi, mandi via i suoi uomini”, incarnati sul grande e piccolo schermo da personaggi come Clarice Starling, resa immortale da Jodie Foster, unica in grado di trovare una linea di contatto con Hannibal Lecter in “Il silenzio degli innocenti”, o l’oscuro e fascinoso Fox Mulder, interpretato da David Duchovny, a caccia di alieni in X-Files.  

Un fascino che evidentemente sta pian piano venendo meno negli ultimi tempi, tant’è che adesso dalle parti del quartier generale di Washington D.C. hanno deciso di ricorrere a qualche stratagemma. Il problema? Pochi iscritti. Secondo un articolo del Wall Street Journal, pare che in questo momento i più ricercati dall’FBI siano proprio le nuove reclute. Nel 2009 il picco di richieste, ben 68.500. Dieci anni dopo solo 11.500.

Raddoppiati i fondi per il marketing

Per ovviare alla "crisi di vocazioni", l’anno scorso l’agenzia aveva investito 600 mila dollari per non ben precisate attività di marketing (sito, eventi, etc…), una cifra che quest'anno sarebbe stata raddoppiata, anche se fare i conti in tasca al Federal Bureau non è cosa facile.

Secondo un articolo di Quartz, la campagna in questione sarebbe stata affidata ad un’agenzia di marketing di Reston, in Virginia, la Horne Creative Group, che tra i suoi clienti vanterebbe anche i cugini della DIA, ovvero la Defense Intelligence Agency, principale agenzia militare statunitense d’intelligence. Ma non basta, per tentare di attirare un maggior numero di reclute l’FBI ha deciso di allentare un po' le redini ed essere più elastica circa i criteri di selezione, aggiunge Quartz, senza spiegare però in che modo.

Attualmente, come si può leggere anche sul sito che l’agenzia ha riservato a chi volesse informazioni sull’arruolamento, i candidati devono essere necessariamente americani, laureati, con esperienza lavorativa alle spalle e verranno esclusi tutti coloro hanno fatto uso di droghe negli ultimi dieci anni e anche solo fumato cannabis negli ultimi tre, anche in quegli stati dove ormai è legale (la legalizzazione della marijuana non è invece ancora riconosciuta dalle leggi federali).

La paga sarebbe anche discreta, quasi 50 mila dollari per le 21 settimane di addestramento, con un 28% in più per chi frequenta la famosa accademia dell’FBI di Quantico, in Virginia. Poi una volta dentro il compenso varia a seconda dei gradi tra i 62 e i 97 mila dollari l’anno.

Una busta paga di tutto rispetto, certo, ma forse ad inquadrare bene il problema è stato proprio il direttore dell’FBI James Comey durante il suo discorso ai laureandi della Georgetown University nel 2015: “Se sei bravo, come probabilmente sei, perché ti sei laureato in una scuola come questa, Coca- Cola ti perseguiterà, Microsoft ti perseguiterà, Apple ti seguirà, Exxon Mobil ti seguirà e ti offriranno di tutto per averti. E poi quando avrai 29 anni, - che è l’età media delle reclute dell’FBI -  penserai che non valga la pena andare a lavorare per il governo”.



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