Quanto vale e come va l'export italiano in Russia

Nonostante le sanzioni, le "montagne russe" dell'import e le difficoltà operative, l'export italiano sta dimostrando una notevole resilienza, superiore persino a quella dei tedeschi

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L'Italia, nel 2018, è stata il quinto fornitore della Russia e il terzo partner commerciale tra gli europei. Negli ultimi dieci anni - come ricorda l'analista di Sace Luca Moneta, in uno studio per l'Ispi - il nostro Paese ha mantenuto una quota di mercato relativamente stabile: poco sopra al 4% su scala globale e intorno al 10% sull'export dell'Unione Europea verso Mosca.

Nonostante quindi le sanzioni, le "montagne russe" dell'import - che risente dell'andamento dei prezzi del petrolio - e le difficoltà operative, l'export italiano sta dimostrando una notevole resilienza, superiore persino a quella dei vicini tedeschi (la cui quota di mercato rimane comunque superiore).

La meccanica gioca un ruolo trainante per l'export, con un terzo dei ricavi. Moda e agroalimentare, invece, subiscono gli effetti sfavorevoli della congiuntura, che premia, invece, chimica e farmaceutica.

Dopo la cifra record di 10,8 miliardi di euro di esportazioni italiane verso la Federazione, nel 2013, il processo iniziato nel biennio 2014-2015 ha portato delle mutazioni cui non sono immuni le nostre imprese, che nel 2018 hanno realizzato in Russia un fatturato di 7,6 miliardi di euro. Il mercato russo è oggi più attrezzato a resistere a shock esterni, ma anche più presidiato da nuovi concorrenti e più incline a produrre internamente ciò di cui ha bisogno - con la politica della sostituzione delle importazioni - pagando in rubli anziché in euro o in dollari. Probabilmente questi sviluppi hanno inciso sulla performance esportativa italiana nel 2018, che ha segnato un calo (-5%) nonostante l'import russo sia aumentato (+6%).

Nulla di tragico, secondo Moneta: diversi investimenti pubblici e pubblico-privati - quelli che hanno consentito a Mosca di realizzare una crescita economica superiore alle attese nel 2018 (+2,3%) e sono giunti al termine - sono attesi nella seconda parte del 2019. La capacità delle imprese italiane di intercettare questo nuovo filone di iniziative infrastrutturali sarà cruciale per mantenere livelli di export in linea con la quota di mercato che le imprese hanno saputo difendere fin qui e, soprattutto, per recuperare interamente il terreno perduto nel biennio 2014-2015.

In Russia è atteso un recupero delle esportazioni italiane nel 2019 (+6,1%). Dovrebbero mantenere una buona performance anche nel 2020-2022 (+4,5%), grazie alle dinamiche positive del Pil e alla spesa per investimenti per effetto di nuovi progetti nelle zone artiche e nelle infrastrutture in genere. 



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