Come sono andate le Europee nei Paesi del Gruppo di Visegrad

In tutti e quattro i Paesi che fanno da culla all'euroscetticismo e al populismo nell'Unione si sono affermati con forza i partiti sovranisti. La sorpresa è venuta anche dalla forte affluenza nelle urne

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Attila KISBENEDEK / AFP


 

Ondata sovranista nei Paesi del gruppo di Visegrad (Ungheria, Repubblica ceca, Slovacchia e Polonia), che negli ultimi anni hanno già messo in crisi i pilastri comunitari. In Ungheria, il partito di Viktor Orban ha ottenuto una straordinaria affermazione, stessa cosa in Polonia con il partito Legge e Giustizia.

Ma in tutti e quattro i Paesi che fanno da culla all'euroscetticismo e al populismo nell'Unione si sono affermati con forza i partiti sovranisti. La sorpresa è venuta anche dalla forte affluenza nelle urne, a conferma di quanto le questioni nazionaliste vengano sentite (in Ungheria, la partecipazione ha raggiunto un livello record da quando il Paese ha aderito all'UE nel 2004: 37%, ovvero 13 punti in più rispetto al 2014).

UNGHERIA: ha stravinto il partito anti-immigrazione di Viktor Orban, che conquista la più netta affermazione della sua storia elettorale. I proclami nazionalisti e xenofobi di Fidesz hanno fatto breccia e il partito si è piazzato largamente in testa, con oltre il 52% dei voti, l'equivalente di 13 dei 21 seggi dell'Ungheria nel Parlamento europeo.

La sospensione di Fidesz del Ppe non sembra aver pesato, tutt'altro, e anzi il flirtare con Matteo Salvini sembra aver fatto breccia in un elettorato convinto che, di fronte alla minaccia dell'immigrazione, sia il caso di riorganizzare la politica europea raggruppando le forze a difesa dei valori e dell'identità nazionale.

A sinistra, la Coalizione Democratica ha ottenuto il 16,26% dei voti, mentre il centrista Momentum ha conquistato il 9,92% dell'elettorato, i Socialisti il 6,68% mentre l'estrema destra Jobbik è scesa al quinto posto con il 6,44%.

La settimana scorsa, il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto ha annunciato che Fidesz non siederà nel Ppe se unirà le forze con i partiti pro-immigrazione. Il partito di Viktor Orbàn ha inoltre ritirato il proprio sostegno alla candidatura di Manfred Weber, lo Spitzenkandidat del Ppe alla carica di futuro presidente della Commissione.

REPUBBLICA CECA: L'Alleanza dei Cittadini Scontenti (Ano), il partito populista del premier Andrej Babis, ha vinto le elezioni europee nella Repubblica Ceca, con il 21,2% dei voti e 6 deputati , rispetto ai 4 ottenuti nel 2014. Il movimento populista di Babis, che fa parte dell'Alleanza dei Liberali e dei Democratici per l'Europa (Alde), ed è critico con Bruxelles, rafforza la propria presenza nel Parlamento europeo, a differenza del suo partner di governo, i socialdemocratici Cssd, che perdono i loro quattro rappresentanti.

Un risultato che dà una boccata di ossigeno a Babis, l'uomo più ricco del Paese, accusato di conflitto di interessi, perchè grazie alla sua posizione le sue aziende hanno continuato a ricevere fondi europei e gli dà una boccata di ossigeno in vista del suo confronto con la Giustizia. I conservatori euroscettici di Ods, che siedono nelle fila dei Conservatori e Riformisti europei, hanno ottenuto il 14,5% dei voti e quattro eurodeputati (ne avevano due finora).

Il Partito dei pirati, uno dei grandi vincitori di queste elezioni, entra nel Parlamento europeo con il 14% dei voti e 3 deputati, i quali potrebbero andare a sedere nel gruppo dei Verdi/Efa (Libera Alleanza europea).

I conservatori liberali di TOP09, che sono nel Ppe, hanno ottenuto l'11,7% dei voti e 3 deputati, uno in meno rispetto al passato. Debuttano anche gli euroscettici dell'Spd, che fanno parte del gruppo Europa delle nazioni e delle libertà, attorno alla Lega di Matteo Salvini (9,1% dei voti e 2 deputati). I democristiani di Kdu hanno ottenuto il 7,2% dei voti e 2 deputati, perdendone uno, mentre i comunisti di Kscm, che fanno parte della Sinistra Unitaria europea, con il 6,9% dei voti e un deputato, ne perdono due.

SLOVACCHIA: Hanno vinto i liberali filo-europei. La coalizione della sinistra liberale ed europeista Progresivne Slovensko-Spolu (PS), senza rappresentanza parlamentare e fondata nel 2017 da Zuzana Caputova, l'avvocatessa che ha vinto lo scorso aprile le elezioni presidenziali, si è imposta con il 20,11% dei voti.

I socialdemocratici di Smer, alleato minoritario della coalizione di governo, hanno ottenuto il 15,72% e tre eurodeputati (ne perdono uno). La vittoria di Caputova è probabilmente una reazione dell'elettorato all'assassinio del giornalista d'inchiesta Jan Kuciak, nel 2018, un assassinio che ha messo in luce le carenze democratiche nel Paese.

Da notare che il partito neonazista Nostra Slovacchia (Lsns), ha ottenuto il 12% dei voti e due eurodeputati: eurofobi, che utilizzano il saluto nazista, considerano i rom criminali e la Nato un gruppo terrorista, si sono affermati dopo che la Corte Suprema ha bocciato la richiesta della procura che fossero messi al bando

POLONIA: Vittoria, seppur di misura, del partito al potere, i nazionalisti-conservatori Legge e Giustizia (PiS), di Jaroslav Kaczynski (42,4%).

Messo in difficoltà da un documentario sugli abusi nella Chiesa, principale alleato di un partito che difende i valori cristiani e la famiglia, il PiS ha dovuto impegnarsi a fondo per far fronte allo scandalo e frenare l'avanzata dell'alleanza europeista guidata da Piattaforma Civica, l'amalgama dei partiti di diversa ideologia guidata da Donald Tusk.



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