Tutto quello che c'è da sapere sull'elezione del presidente del Parlamento europeo

Sette candidati, gli italiani Pittella e Tajani sono i favoriti. Ma il risultato non è scontato, ecco perché

Tutto quello che c'è da sapere sull'elezione del presidente del Parlamento europeo
Parlamento Europeo (imagoeconomica) 

Strasburgo - E' il giorno del voto per eleggere il nuovo presidente del Parlamento europeo che succederà, dopo 5 anni, a Martin Schulz alla guida dell'assemblea di Strasburgo. 

Come funziona l'elezione

Secondo le regole di funzionamento dell'assemblea, il presidente è eletto per un periodo rinnovabile di 2 anni e mezzo. Il candidato che ottiene la maggioranza assoluta (376) dei voti espressi (751) a scrutinio segreto viene eletto presidente, ma se la maggioranza assoluta non viene raggiunta nei primi tre scrutini, il quarto sarà un ballottaggio limitato ai due candidati che avranno ottenuto il maggior numero di voti al terzo. Una volta eletto, il suo ruolo è quello di coordinare le attività del parlamento, presiedere le plenarie e dichiarare definitivamente adottato il budget del parlamento. Inoltre, rappresenta il parlamento nei rapporti con il resto del mondo e con le altre istituzioni europee. Le operazioni di voto iniziano alle 9 di mattina e un eventuale ballottaggio è stato già fissato per le 20. 

Chi sono i sette candidati

I principali contendenti sono gli italiani Antonio Tajani per il Ppe, che rappresenta il più numeroso gruppo politico europeo, e Gianni Pittella per i Socialdemocratici. Sono passati 40 anni dall'ultima volta in cui un italiano, Emilio Colombo, fu presidente del Parlamento, fra il 1977 e il 1979, ovvero prima della prima elezione con voto popolare (avvenuta nel giugno del 1979). Questa è la prima volta, insomma, di un vero presidente italiano. L'Italia è rappresentata anche da un terzo candidato Eleonora Forenza, che è candidata per il gruppo della sinistra unitaria europea.

Leggi l'intervista doppia Pittella vs Tajani

Gli altri quattro sono:

  • Jean Lambert per i verdi.
  • Laurentiu Rebega per il gruppo di destra Europa delle nazioni e delle libertà.
  • Helga Stevens del gruppo conservatore e riformista.
  • Guy Verhofstadt presidente del gruppo ALDE.

Altri parlamentari potrebbero aggiungersi alla competizione prima di ciascuna votazione.

I discorsi dei 7 candidati - Video

Un risultato non scontato

Anche se il candidato dei popolari Antonio Tajani ha, nelle previsioni di voto di Votewatch, un piccolo vantaggio sull'avversario socialdemocratico Gianni Pittella e appare al momento come il più accreditato successore di Martin Schulz alla guida del Parlamento di Strasburgo, il risultato del voto non è in realtà ancora da considerare come scontato. L'incertezza è legata all'inedita mancanza di accordi fra i partiti: fino a due anni e mezzo fa, il presidente è sempre stato deciso da coalizioni precostituite fra partiti politici, normalmente fra i due gruppi principali Ppe e S&D.

Con l'uscita di scena di Schulz, che ha annunciato di volersi candidare alle prossime elezioni in Germania, il gruppo S&D ha invece annunciato di voler interrompere l'alleanza, e con essa l'impegno a sostenere un candidato popolare per la seconda metà della legislatura a Strasburgo.

Il voto avviene a scrutinio segreto, e questo rende legittimo aspettarsi delle sorprese. In particolare, non tutti i 192 voti che al primo turno vengono accreditati a Pittella e i 216 di Tajani (pari agli europarlamentari dei rispettivi gruppi di appartenenza) sono sicuri, anche perchè all'interno dei due principali partiti si sono levate voci critiche sulle scelte dei vertici. Inoltre, non è detto che gli eurodeputati degli altri gruppi non decidano invece di appoggiare uno dei due.

Il ritiro l'11 gennaio della candidatura di Piernicola Pedicini, che doveva "rappresentare" gli euroscettici del gruppo Efdd di Nigel Farage e Beppe Grillo ha ad esempio lasciato liberi 25 voti, era considerato come l'unico "outsider" con qualche chance di successo se fosse riuscito a convincere almeno una parte dell'elettorato di Pittella. Il fallimento dell'alleanza del Movimento 5 Stelle con il gruppo di Verhofstadt non ha riabilitato quest'ultimo agli occhi dei possibili elettori di centrosinistra. Anche all'interno dello stesso gruppo liberale la mossa di Verhofstadt non è stata gradita da tutti, e questo potrebbe distogliere dal suo nome alcuni dei 70 voti Alde.