Brexit,  'effetto Boris' sindaco Londra accende dibattito

Le imprese britanniche si schierano con il fronte del no

Brexit,  'effetto Boris' sindaco Londra accende dibattito
 Boris Johnson sindaco Londra (Afp)

Londra - La questione Brexit appassiona il Regno Unito. Diversi sondaggi effettuati nella serata di ieri hanno mostrato come la presa di posizione del carismatico e vulcanico sindaco di Londra, Boris Johnson, abbia dato un forte impulso al dibattito, alle discussioni e all'interesse sul rapporto fra Gran Bretagna e Unione europea.

I quotidiani in edicola definiscono il contesto in cui si gioca la partita addirittura "elettrizzato" dal primo cittadino della metropoli inglese, che ha sciolto ogni riserva nella giornata di domenica decidendo di unirsi al fronte degli euroscettici a favore dell'uscita del Paese dal recinto comunitario.

Secondo un sondaggio Bmg, almeno il 9% dei britannici cambiera' opinione rispetto alla questione seguendo quanto indicato da Johnson, conservatore che tuttavia piu' volte si e' discostato dalla posizione ufficiale del partito dei Tory. Altri analisti, come quelli della banca Citi, hanno invece sottolineato come la posizione del sindaco possa influire sull'esito anche per un 30 o 40%, contro il 20% di pochi giorni fa. I sondaggisti spiegano tutto questo interesse per il primo cittadino con il fatto che finora le due campagne, quella pro e quella contro la Brexit, non hanno avuto fra le loro truppe personaggi veramente carismatici. Fino all'arrivo del biondo e anticonformista sindaco.

I contrari - Contro la Brexit scendono in campo i dirigenti delle aziende britanniche quotate in borsa: 36 di essi che hanno firmato una lettera pubblicata dal Times in cui si sostiene che l'eventuale uscita del Regno Unito dall'Unione europea può costituire un "deterrente agli investimenti in Gran Bretagna". I vertici di aziende come Bt, Marks & Spencer e Vodafone, aggiunge la Bbc, hanno inoltre rilevato come la Brexit, per decidere la quale si terra' un referendum il prossimo 23 giugno, metta a rischio il mercato dell'occupazione del Regno Unito. 

La lettera si rifa' chiaramente a quanto suggerito anche dal premier conservatore, David Cameron, nel suo discorso lunedi' al parlamento di Westminster, con il quale ha avvertito che lasciare l'Unione potrebbe influire negativamente sui lavoratori "per anni avvenire". Oltre ai 36 dirigenti delle quotate, altri 160 manager hanno aggiunto la loro firma alla missiva. Fra questi anche le autorita' che gestiscono gli aeroporti di Heathrow e Gatwick, i due scali principali della capitale britannica. Nella lettera e' scritto anche senza mezzi termini che "le imprese hanno bisogno di un accesso senza limiti a un mercato europeo di 500 milioni di persone, al fine di proseguire nella crescita, negli investimenti e nella creazione di lavoro". (AGI)