In Sudafrica una vittoria amara per Cyril Ramaphosa

L'Anc, il partito al governo dalla fine dell'apartheid, si impone con il 57% ma è lontano dai risultati plebiscitari di un tempo. La corruzione, la disoccupazione e la criminalità hanno fatto crescere le opposizioni e l'astensionismo

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Alle nostre latitudini, una vittoria con il oltre il 57% dei voti sarebbe un trionfo assoluto. Non così in Sudafrica, dove quello messo a segno dall'African national congress del presidente Cyril Ramaphosa è il peggior risultato della sua storia, ossia da quando il glorioso partito di Nelson Mandela aveva preso il potere, mettendo fine all'Apartheid, 25 anni fa. Nei suoi anni migliori, l'Anc arrivava a mettere a segno un consenso che superava il 70% era la speranza democratica "arcobaleno" del continente. Un quarto di secolo dopo, la repubblica sudafricana viene additata come una delle nazioni più corrotte del globo. 

Con lo scrutinio completato in oltre 90 distretti elettorali, l'Anc ha potuto potuto comunque confermare la maggioranza assoluta, però con 5 punti in meno rispetto a cinque anni fa. Anche il più grande partito dell'opposizione, ossia l'Alleanza democratica, ha dovuto cedere qualche posizione, fermandosi al 21%, mentre è cresciuta la formazione della sinistra populista, l'Eff (Combattenti per la libertà economica) conquistando il 10% degli elettori. 

Un'astensione senza precedenti

Quello su cui sono d'accordo gli osservatori, è che il sistema di potere dell'Anc ha visto un'ulteriore erosione, in un clima di sfiducia confermato anche dalla bassa affluenza, fermatasi al 66% degli aventi diritto. Le masse mobilitate una volta sono ormai un ricordo lontano. Almeno 9 milioni di sudafricani non si sono neanche registrati al voto, in particolare i giovani. Tra coloro che si recavano per la prima volta alle urne, il numero degli astenuti si è assestato oltre l'80%. 

Non solo: nella cruciale provincia industriale di Gauteng - che comprende Johannesburg e Pretoria - l'Anc rischia di perdere la maggioranza, in due terzi dei distretti rimane appena sotto la soglia del 50%. Questo mentre nella Provincia del Capo occidentale, compresa Città del Capo, per la prima volta in dieci anni è l'Alleanza democratica a conquistare la maggioranza. 

A detta degli analisti, se comunque l'Anc è riuscita a contenere le perdite, si deve in gran parte proprio a Ramaphosa: "Molti sudafricani gli credono, pensano che alle parole seguiranno i fatti", scrivono i giornali. Il presidente in alcuni strati della nazione è ancora considerato l'uomo della speranza, dopo la pessima performance del suo predecessore Jacob Zuma, che aveva portato il Paese ad un passo dall'abisso economico, disperdendo tanta parte dell'eredità morale e politica di Nelson Mandela.

Oggi la disoccupazione tocca il 27%, tra i giovani uno su due il lavoro non ce l'ha proprio, inoltre si segnalano continui blackout elettrici e una criminalità violenta che non è mai venuta meno. Gli scandali di corruzione dell'epoca Zuma hanno fatto il resto. 

Ramaphosa giurerà nuovamente da presidente il prossimo 25 maggio. L'ex leader sindacale è considerato un uomo dalle mani pulite. La sua credibilità, si commenta a Pretoria, dipenderà anche da quanta pulizia riuscirà a fare nel suo stesso partito. Si è scusato degli scandali del passato ed ha promesso un nuovo inizio. Ma non sarà facile. 



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