Non si vota solo in Molise. Anche il Paraguay va alle urne ed è pieno di italiani

Nel Paese latinoamericano che oggi sceglie il suo presidente almeno 400 mila persone hanno in qualche modo origini italiane. Il candidato favorito è legato all'ex dittatore

Non si vota solo in Molise. Anche il Paraguay va alle urne ed è pieno di italiani
NORBERTO DUARTE / AFP
 
 Manifesti elettorali del favorito nelle elezioni presidenziali in Paraguay

Non è solo il Molise a essere chiamato alle urne: il Paraguay vota il suo presidente per la settima volta dal 1989, da quando cioè si è interrotta la dittatura di Alfredo Stroessner che durava dal 1954, ma il favorito è un personaggio legato proprio a quella figura. Si chiama Mario Abdo Benitez ed è il leader del Partito Colorado – lo stesso di Stroessner – ed è il figlio del segretario personale dell’ex dittatore.

Figlio dello stronismo

Il quarantaseienne Mario Abdo Benitez, soprannominato Marito per distinguerlo dall’omonimo padre, è stato presidente del Senato paraguaiano tra 2015 e 2016. Laureato in marketing nel Connecticut, Stati Uniti, è diventato sottotenente del reparto di aviazione dell’esercito del Paraguay nel 1989 e in seguito ha fondato due società che si occupano di vendere materiali da costruzione. Lo scorso dicembre ha sconfitto l’ex ministro delle Finanze Santiago Peña nelle primarie del suo partito.

“Sono orgoglioso di mio padre, è stato un uomo estremamente nobile”, ha dichiarato il candidato presidente al Washington Post. Ma suo padre, morto nel 2013, è stato anche una delle figure più importanti dello stronismo, la dittatura durata per buona parte della seconda metà del secolo scorso. Di Stroessner, Mario senior era segretario personale. Quello del dittatore paraguaiano è stato un governo che, nella ricostruzione del Guardian, ha “incarcerato, torturato e fatto sparire i dissidenti”.

Negli ultimi tempi Marito ha parzialmente preso le distanze da quegli anni di dittatura: “Uno non sceglie dove nascere, anche se non rinnego le mie origini”. Il candidato presidente ha anche aggiunto di conservare “i migliori ricordi della famiglia Stroessner” e di essere stato “molto giovane quando si è svolto il processo democratico”. Oggi Marito spiega che nel suo movimento militano persone che sono state perseguitate dal regime del dittatore, ma dal suo passato emergono alcune ombre. “Nel 2006 ha fondato il movimento Pace e Progresso – lo stesso slogan utilizzato da Stroessner – insieme a Alfredo Goli Stroessner, nipote del dittatore e suo amico d’infanzia”, ha denunciato il quotidiano paraguaiano Abc Color.

Lo sfidante (con un programma pressoché identico)

La strada di Marito verso la presidenza sembra comunque in discesa. Secondo un recente sondaggio di Grau & Asociados, citato anche dal Wp, il candidato del Partito Colorado è avanti di oltre 20 punti percentuali, 56% contro il 31% assegnato allo sfidante Efrain Alegre del Partito Liberale Radicale Autentico, formazione di centro.

Alegre, che in uno degli ultimi messaggi agli elettori è apparso con la maglietta biancorossa della nazionale di calcio paraguaiana, propone anche una sanità gratuita per le classi più povere. I due programmi sono simili per molti versi, a cominciare dalla ferma opposizione all’aborto: “Sono contrario, credo che nessuno possa prendere il posto di Dio nel decidere chi vive e chi muore”, ha detto in una recente intervista ad Afp. Chiusura netta anche sui matrimoni gay. Sugli omosessuali si era espresso anche l’attuale presidente Horacio Cartes nel 2013, paragonandoli a scimmie, spiegando che avrebbe preferito “spararsi nei testicoli piuttosto che vedere suo figlio sposato con un uomo”.

L’economia

“Entrambi i candidati hanno programmi simili, promettono di attrarre investimenti dall’estero per creare posti di lavoro in un’economia tra le più rapide a crescere nella regione sudamericana ma che ancora soffre di alti livelli di povertà e di estrema ineguaglianza”, ha scritto il Washington Post.

Il Paraguay sta vivendo un discreto boom economico: i benefici tardano però a ricadere sulla popolazione. “Il vincitore erediterà un'economia da 30 miliardi di dollari che dovrebbe andare incontro al sesto anno consecutivo di crescita – ha scritto Bloomberg -. Dal 2013 il Paraguay ha venduto quasi tre miliardi e mezzo di dollari in obbligazioni, con un rendimento medio del 4,97%”.

Un dato decisamente inferiore a quello dei mercati emergenti (5,82%): significa che investire nel Paraguay è meno rischioso rispetto ad altri Paesi, e cioè che Asunción garantisce più solidità di altre capitali sudamericane. Permane però una situazione di povertà preoccupante, con il quale il nuovo presidente dovrà giocoforza fare i conti: “Più di un quarto dei 6,9 milioni di abitanti vive al di sotto della soglia di povertà”.



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