Spunta un audio di Trump sull'ambasciatrice ucraina: "Cacciala"

La diplomatica, alla guida dell'ambasciata americana a Kiev tra il 2016 e il maggio 2019, è un testimone chiave nel processo di impeachment

donald Trump ambasciatrice ucraina impeachment
Bryan Woolston / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / AFP
Donald Trump

"Cacciala. Cacciala domani". Sul processo per l'impeachment di Donald Trump, processo peraltro piuttosto sonnacchioso e che non sembra catturare più di tanto l'attenzione degli americani, piombano le nuove rivelazioni sui tentativi del presidente americano di accelerare l'uscita dell'allora ambasciatore Usa in Ucraina, Marie Yovanovitch.

L'emittente Abc ha pubblicato un audio nel quale si sente una persona parlare e che sembra Trump il quale esprime tutta la sua irritazione contro la diplomatica, testimone chiave nel processo e che, tra il 2016 e il maggio 2019, è stata alla guida dell'ambasciata americana a Kiev.

Nella telefonata, che sarebbe stata registrata a una cena privata al Trump International Hotel, a Washington, il 30 aprile 2018, si sente quello che pare il presidente esclamare: "Cacciala. Sbarazzati di lei. Non m'importa, cacciala domani. D'accordo? Fallo". Questo brusco invito sarebbe stato rivolto a un uomo dell'amministrazione lì presente. L'interlocutore all'altro capo del tavolo sarebbe Lev Parnas, ucraino naturalizzato statunitense, socio dell'avvocato personale di Trump, Rudi Giuliani, e che è accusato di aver spiato illegalmente Yovanovitch (una questione sulla quale è stata aperta un'inchiesta in Ucraina). Trump ha sempre negato di conoscere Parnas, il quale in una recente intervista con Msnbc ha raccontato di quella cena sostenendo che il presidente si sarebbe rivolto a John De Stefano, all'epoca vice capo dello staff della Casa Bianca.

Presente anche Igor Fruman, altro ex imprenditore legato a Giuliani. Trump è sotto impeachment, con l'accusa di aver fatto pressioni sull'Ucraina, usando una fornitura di aiuti militari come leva, per ottenere l'apertura di un'indagine sul figlio di Joe Biden, suo potenziale rivale nelle presidenziali del 2020. È accusato di abuso d'ufficio e intralcio delle indagini del Congresso. Nelle scorse settimane, la Yovanovitch ha testimoniato al processo, durante le audizioni alla Camera bassa, raccontando di aver dovuto mettere fine ai suoi 33 anni di carriera diplomatica perche' si sentiva "minacciata" e di aver subito una campagna di denigrazione. 

La tesi dei Democratici è che Trump e Giuliani la considerassero un ostacolo ai loro piani per fare pressione sull'esecutivo ucraino. Yovanovitch fu rimossa un anno dopo la data in cui sarebbe avvenuta la telefonata, nell'aprile 2019. Ad un certo punto Parnas sembra dire: "Il problema più grande è lì, penso che dobbiamo cominciare con il liberarci dell'ambasciatore. È lì dall'amministrazione Clinton. In pratica va in giro e dice: 'Aspetta, verrà messo sotto accusa, aspetta'".

La Casa Bianca non ha reagito alle nuove rivelazioni: si è limitata a far notare che ogni amministrazione ha il diritto di nominare persone di propria fiducia: "Tutti i presidenti della nostra storia hanno avuto il diritto di collocare nell'amministrazione gente che sostiene la loro agenda e le loro politiche", ha osservato la portavoce, Stephanie Grisham. Nel frattempo, le parole del presidente, 'Take her out', cacciala, sono diventate il secondo trend più commentato su Twitter.

Intanto nella giornata di venerdì sono terminate al Senato le dichiarazioni iniziali dell'accusa. La parola passa ora alla difesa che inizierà oggi, con tre ore di arringa, per poi continuare lunedì e martedì. Per rimuovere l'inquilino della Casa Bianca dal suo incarico servirebbero 67 voti su 100 in Senato, dove i repubblicani controllano 53 seggi: un risultato virtualmente impossibile. Trump ha criticato su Twitter il fatto che i suoi avvocati parlino di sabato, quando c'è meno audience televisiva: è quella che chiamano "la Valle della morte in tv", ha tuonato su Twitter.

Comunque sia, da che parte stia l'elettorato appare chiaro. Il New York Times ha fatto un sondaggio in tutti gli Stati Uniti per tastare il polso all'elettorato proprio nei giorni in cui si svolge il processo e poi ha pubblicato su un'intera pagina i commenti: "I democratici lo attaccano perché non è un politico", "okay, ha sbagliato qualcosa, ma l'economia va bene", "odio dirlo, ma fanno tutti così, ma l'impeachment non ha fondamento". Un affresco che non è un dato scientifico, ma uno strumento per capire quale sia lo stato d'animo dell'americano medio. 



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it