Non solo Matteo Renzi: dall'Ungheria alla Brexit, i referendum-autogol

Quando la consultazione popolare diventa un boomerang, ecco i precedenti

Non solo Matteo Renzi: dall'Ungheria alla Brexit, i referendum-autogol
David Cameron (afp) 

Roma - La vittoria del No nel referendum sulla riforma costituzionale che ha portato Matteo Renzi a presentare le dimissioni da presidente del Consiglio non è il primo caso di consultazioni popolari che si sono rivelate un boomerang per i governanti. Dalla Colombia alla Scozia, ecco i principali precedenti:

  • Colombia

Il 3 ottobre 2016 un clamoroso 'no' boccia l'accordo di pace con i ribelli Farc in Colombia. La scelta di dare la parola agli elettori è del presidente, Juan Manuel Santos, che politicamente ha puntato tutto sull'intesa chiamata a porre fine a un conflitto durato 52 anni e costato la vita ad oltre 200mila persone. Per Santos è una clamorosa bocciatura ma il numero uno della Colombia verrà comunque insignito del Premio Nobel per la Pace. L'accordo, opportunamente emendato, è stato nuovamente sottoscritto dalle parti il 24 novembre. 

  • Ungheria

Mentre i colombiani vanno alle urne, gli ungheresi sanciscono col loro voto - o meglio con il non voto - un altro risultato a sorpresa: il mancato quorum nel referendum voluto dal premier Viktor Orban contro il piano di Bruxelles per il ricollocamento dei migranti. La consultazione è stata organizzata dall'euroscettico Orban per dare uno 'schiaffo' all'Ue, ma i cittadini si esprimono altrimenti: con un'affluenza ferma al 43,9%, il referendum non ottiene forza legale, malgrado il 98% dei 'no' nel merito. Il premier fa comunque sapere che andrà avanti e modificherà la Costituzione, anche se le cancellerie europee tirano un sospiro di sollievo.

  • Gran Bretagna

Il 're' dei referendum con risultato choc è certamente quello del 23 giugno, data in cui il Regno Unito ha scelto di uscire dall'Unione Europea. La Brexit, peraltro non prevista dai sondaggi, scatena un terremoto politico nazionale e internazionale, a partire dalle dimissioni di David Cameron. Pressato dal boom elettorale degli euroscettici di Nigel Farage, era stato infatti il premier conservatore a lanciare l'idea di una consultazione sulla permanenza nell'Ue: proposta letteralmente scoppiatagli in mano. Gli effetti della Brexit sono ancora in larga parte un'incognita e la spinosa fase di transizione è ora guidata dal successore di Cameron a Downing Street, la collega di partito Theresa May.

  • Scozia

Poco meno di due anni prima, la Gran Bretagna vive col fiato sospeso un'altra storica chiamata alle urne: quella del 18 settembre 2014 sull'indipendenza della Scozia. Lo Scottish National Party subisce una cocente sconfitta poiché il 55,3% degli scozzesi' decide di salvare l'Union Jack, costringendo il leader Alex Salmond a lasciare. Da allora, il nuovo first minister scozzese Nicola Sturgeon ha accarezzato piu' volte l'idea di un referendum bis e la Brexit ha ulteriormente complicato lo scenario, visto che il 62% degli scozzesi si è espresso per il 'remain' nell'Ue.

  • Grecia

Unico caso recente di referendum promosso da un governo senza fare autogol è quello della Grecia: il 5 luglio 2015 il 61,31% della popolazione boccia il piano di salvataggio della 'troika'. La consultazione, la prima nel Paese ellenico dal 1974, è promossa dal premier Alexis Tsipras per sottrarsi ai diktat dell'Ue e del Fondo monetario. Il leader di Syriza, però, deve poi rinegoziare con i creditori un altro piano di aiuti con nuove riforme 'lacrime e sangue'.