Nel 2018 record di condanne a morte in Sud Sudan

Nel 2018 record di condanne a morte in Sud Sudan
 Afp
 Un campo per rifugiati in Sud Sudan

Amnesty International ha chiesto al Sud Sudan di abolire la pena di morte dichiarando che nel 2018 è stato giustiziato il maggior numero di persone da quando il paese ha conquistato l’indipendenza nel 2011. Secondo l’ong, quest’anno nel paese sono state eseguite sette condanne a morte, di cui una contro una persona che era un bambino all’epoca del crimine. Le autorità avevano giustiziato quattro persone lo scorso anno, due delle quali bambini all’epoca del crimine.

Secondo Amnesty questo rappresenta “una evidente violazione delle leggi nazionali e internazionali” che vietano queste misure contro una persona condannata per un atto commesso prima dei 18 anni. “È estremamente allarmante che il paese più giovane al mondo abbia abbracciato questa pratica disumana e datata e stia giustiziando persone, anche bambini mentre il resto del mondo abbandona questa punizione ripugnante” ha dichiarato il direttore di Amnesty per l’Africa orientale, il Corno d’Africa e i Grandi laghi Joan Nyanyuki.

Secondo Amnesty 135 persone condannate a morte sono state recentemente radunate dalle prigioni in tutto il paese e portate a centri nella capitale Juba e nella città nordoccidentale di Wau noti per le esecuzioni.
Ateny Wek Ateny, portavoce per il presidente del Sud Sudan Salva Kiir, ha invece smentito che siano state eseguite condanne a morte quest’anno, dichiarando a Bloomberg che il governo ha “messo una moratoria sulle esecuzioni delle persone condannate dai tribunali”. Secondo Ateny, il rapporto è “un altro modo di polarizzare il Sud Sudan in un momento in cui sta tentando di implementare la pace”.

A novembre Amnesty aveva accusato Juba di aver commesso “crimini di guerra” di “sorprendente brutalità” durante un’offensiva condotta insieme ad alcune milizie sue alleate all’inizio dell’anno. Secondo un rapporto pubblicato dall’organizzazione umanitaria, l’offensiva lanciata tra aprile e giugno contro le contee di Leer e Mayendit, nello stato settentrionale di Unity, “è stata caratterizzata da una brutalità sorprendente, con deliberate uccisioni di civili, bruciati vivi, impiccati sugli alberi e investiti da veicoli blindati”.

Il rapporto, basato sulle testimonianze di un centinaio di civili sfuggiti agli scontri, ha anche documentato “violenze sessuali sistematiche”, stupri di gruppo, sequestri di donne e ragazze, oltre all’omicidio di minori e neonati maschi.

Il Sud Sudan è il più giovane paese al mondo, resosi indipendente dal Sudan nel 2011, ma già nel 2013 è precipitato nella guerra civile. Da quando è iniziato il conflitto, circa 4 milioni di persone sono state costrette a lasciare le proprie case, provocando 1,9 milioni di sfollati interni e 2,1 milioni di rifugiati, fuggiti nei paesi vicini, per la maggior parte in Uganda. 

Secondo il Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia (Unicef), i tre quarti dei bambini nati in Sud Sudan dall’indipendenza del paese, hanno conosciuto soltanto lo stato di guerra, mentre sono almeno 19mila i minori  ancora impiegati dalle milizie armate attive nel paese africano, con 500 casi di molestie sessuali ai danni di minorenni registrati dall’inizio del conflitto

 



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