Come hanno reagito al bando di Trump 22 colossi della Silicon Valley

Le loro aziende sono cresciute grazie al talento degli immigrati. Così il blocco voluto dal neopresidente li danneggerebbe

Come hanno reagito al bando di Trump 22 colossi della Silicon Valley
Mark Zuckerberg, Jack Dorsey, Satya Nadalle, Elon Musk  

La Silicon Valley si schiera compatta contro Donald Trump, per la decisione del presidente Usa di vietare per tre mesi l’accesso al territorio americano ai cittadini di sette Paesi a maggioranza islamica (Iraq, Siria, Iran, Sudan, Libia, Somalia e Yemen). (Qui il bando di Trump in 11 punti). 

Ecco, in ordine alfabetico, le reazioni dei vertici dei colossi della tecnologia raccolte da Quartz.

  • Adobe - Il provvedimento di Trump colpisce solo "pochi" dipendenti dell'azienda. "Come immigrato, cittadino americano e amministratore delegato sono profondamente preoccupato per l'impatto dell'ordine esecutivo" di Trump "che impedisce l'ngresso negli Usa per i cittadini di sette Paesi", ha scritto in una email ai dipendenti l'ad di Adobe, Shantanu Narayen.
  • Affirm - In un post del 28 gennaio intitolato “Reverse #MuslimBan!”, l'amministratore delegato e cofondatore di PayPal Max Levchin ha raccontato il suo arrivo negli Usa con la famiglia come rifiugiato nel 1991. “Non dobbiamo chiudere le porte ai rifugiati e a coloro che vogliono contribuire al successo dell'America", ha scritto, "spero che il Congresso e la magistratura riconosca come questo ordine esecutivo rappresenti un attacco xenofobo alla libertà e che siano presi provvedimenti".
  • Airbnb - Il co-fondatore e amministratore delegato di Airbnb, Brian Chesky, ha pubblicato due tweet in cui si è schierato contro la decisione di Trump e ha promesso di fornire alloggio gratuito ai rifugiati che non saranno amessi negli Usa
  • Amazon - L'azienda ha invitato i dipendenti interessati dal bando di evitare di viaggiare all'estero e ha annunciato che sta lavorando su un piano per coloro che risiedono fuori dagli Usa. “Siamo impegnati a sostenere tutti i nostri dipendenti", ha annunciato in una email il responsabile delle risorse umane, Beth Galetti.
  • Apple - In un memo del 28 gennaio, l'ad Tim Cook ha assicurato che Apple "farà tuto il possibile" per sostenere i dipendenti interessati dal bando. “Apple crede profondamente nell'importanza dell'immigrazione, per la nostra azienda e per il futuro del Paese", ha sottolineato Cook, "Apple non sarebbe esistita senza immigrati che hanno portato innovazione e crescita".
  • Box - L'ad di Box (archiviazione cloud) Aaron Levie ha sottolineato che il bando è sbagliato e va contro i principi americani. Levie ha invitato a fare donazioni per le Ong che aiutano i rifugiati siriani.
  • Dropbox - Anche il fondatore di Dropbox, Drew Houston, si è schierato con un tweet contro la decisione di Trump.
  • Etsy - "Siamo una nazione di immigrati e siamo forti per questo", ha scritto l'ad del sito di ecommerge Etsy, Chad Dickerson.
  • Facebook - Mark Zuckerberg è stato il primo a commentare l'ordine esecutivo di Trump. "Gli Stati Uniti sono una nazione di immigrati, dobbiamo essere orgogliosi per questo", ha scritto in un post su Facebook. 

  • Google - Sono 200 i dipendenti Google interessati dal bando di Trump. L'amministratore delegato, Sundar Pichai, è stato tra i primi a criticare la scelta del presidente Usa. "Siamo scossi per l'impatto di quest'ordine e per i provvedimenti che possono imporre restrizione nei confronti di dipendenti di Google e delle loro famiglie, o che possono creare barriere che impediscono l'arrivo negli Usa di grandi talenti". Il co-fondatore di Google e presidente di Alphabet (la società che controlla Google) Sergey Brinjoined ha aderito alla protesta all'aeroporto di San Francisco. “Sono qui perché sono un rifugiato", ha dichiarato.
  • Instacart - L'azienda di food delivery donerà 100mila dollari alla ong Aclu che si occupa di difendere i diritti civili negli Usa e ha assicurato che cercherà di velocizzare le pratiche per i visti H-1B (visti lavoro) e le green card (residenza permamente) per i dipendenti della società. 

  • LinkedIn - L'amministratore delegato del social network professionale ha pubblicato un tweet sottolineando che il 40% delle prime 500 società Usa sono fondate o gestite da immigrati o figli di immigrati.

  • Lyft - La startup concorrente di Uber ha annunciato che donerà 1 milione di dollari alla ong Aclu nei prossimi quattro anni. "Impedire alle persone di una paricolare fede religiosa, etnia, credenza, razza, preferenze sessuali è antitetico rispetto ai valori di Lyft e della nostra nazione", hanno dichiarato i vertici della società.
  • Microsoft - Sono 76 i dipendenti dell'azienda interessati dal provvedimento. “Crediamo che le leggi sull'immigrazione possano e debbano proteggere le persone senza sacrificare la libertà di espressione e di religione", ha dichiarato il presidente di Microsoft, Brad Smith.
  • Netflix - Con un post su Facebook, l'amministratore delegato di Netflix ha accusato Trump di rendere l'America meno sicura. "Bisogna unirci per difendere i valori della libertà e delle opportunità"

  • Pinterest - Anche l'ad di Pinterest, Ben Silberman, ha espresso, in un comunicato su TechCrunch, il suo forte sostegno nei confronti di tutti i dipendenti della società che si trovano fuori dagli Usa".

  • Salesforce - Ed ecco i post dei vertici di Salesforce che ricordano quante società Usa siano state fondate da immigrati.

 

  • TeslaElon Musk, ad di Tesla, di SpaceX e of SolarCity fa parte della squadra di consiglieri di Trump. Sul bando del presidente Usa ha sottolinetao che "non è il modo migliore per rispondere alle sfide del paese". Inoltre, ha assicurato che ne discuterà personalmente con Trump.
  • Twitter - L'ad Jack Dorsey ha espresso le sue critiche rispetto ai provvedimenti di Trump e ha rilanciato un tweet di una ong che si occupa di difendere i diritti civili negli Usa.
  • Uber - Come Elon Musk, anche l'ad di Uber, Travis Kalanick, fa parte della squadra di consiglieri economici di Trump. "Decine" di dipendenti di Uber e migliaia di autisti sono interessati dai provvedimenti. Le prime dichiarazioni di Kalanick sono state molto fredde, tanto da attirare forti critiche. Successivamente, l'ad ha parlato del bando di Trump come di un atto "sbagliato e ingiusto".
  • Yelp - "Un giorno triste per gli Usa", il commento dell'ad di Yelp.