Rivolta anti-Corbyn nei laburisti, via 11 ministri-ombra

Maretta anche nei Tory, crescono i malumori verso Boris Johnson

Rivolta anti-Corbyn nei laburisti, via 11 ministri-ombra
 Jeremy Corbyn Gran Bretagna partito laburista panama papers - agf
Londra - Rivolta nel Partito laburista britannico dopo la vittoria del 'Leave' che in molti attribuiscono anche allo scarso impegno del leader del Labour, Jeremy Corbyn. Tra siluramenti e dimissioni, è saltata più di metà del governo-ombra a partire dal ministro degli Esteri, Hilary Benn, cacciato da Corbyn dopo una telefonata in cui aveva detto di non avere più fiducia nella leadership del 67enne pacifista di Chippenham che guida il partito dal settembre scorso. Poi sono arrivate le dimissioni del ministro-ombra della Sanità, Heidi Alexander, di quello della Giustizia, Lord Falconer, dell'Istruzione, Lucy Powell, per l'Irlanda del nord, Vernon Coaker, per la Scozia, Ian Murray, per l'Ambiente, Kerry McCarthy, per i Trasporti, Lillian Greenwood, per il Tesoro, Seema Malotra, per la Giustizia, Karl Turner, e per i Giovani, l'italo-britannica Gloria de Piero. Tutti hanno fatto sapere di non ritenere Corbyn in grado di portare il Labour alla vittoria alle prossime elezioni politiche e hanno preannunciato una mozione di sfiducia per "l'incolore" campagna referendaria.
Il vicesegretario Tom Watson  si è detto "profondamente deluso" per la destituzione di Benn ma "ugualmente rattristato" dalle dimissioni degli alri ministri-ombra.
Da parte sua, Corbyn, ritenuto il leader laburista più euroscettico degli ultimi decenni, ha fatto sapere attraverso un portavoce che non intende dimettersi da "leader democraticamente eletto del partito". Inoltre ha fatto filtrare che in caso di sfiducia si ricandiderebbe. 
 
In casa Tory, c'è aria di maretta contro il vero trionfatore del referendum, l'ex sindaco di Londra Boris Johnson, favorito per succedere a David Cameron alla guida del partito e del governo a ottobre. Con lui ci sono i 129 deputati Tory pro-Leave (su 330), ma gli altri vogliono fargli pagare quella che considerano una campagna aggressiva, cinica e piena di falsita'. Per questo prende quota la candidatura di Theresa May, l'attuale ministro dell'Interno cauta sostenitrice del 'Remain' che può riunire le due anime del partito. L'alternativa può essere Michael Gove, uno dei pochi scozzesi anti-Ue e protagonista della campagna pro-Brexit insieme all'ex sindaco. (AGI)