Boris Johnson non sarà processato per menzogne sulla Brexit

L'Alta Corte ha lasciato cadere le accuse, rilanciando la corsa dell'ex sindaco di Londra per la leadership dei Tories

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 (Afp)
 Boris Johnson

Sono cadute le accuse nei confronti dell'ex ministro degli Esteri britannico, Boris Johnson, che era stato convocato dai giudici dopo una denuncia per "affermazioni menzognere" durante la campagna elettorale per la Brexit. Lo ha deciso l'Alta corte di Londra annunciando quindi che non vi sarà un processo.

Johnson, ora in corsa per sostituire la premier Theresa May alla guida dei conservatori, era accusato di cattiva condotta in un ufficio pubblico per le affermazioni fatte durante la campagna referendaria secondo cui il Regno Unito inviava 350 milioni di sterline alla settimana all'Ue.

Proprio oggi è la giornata delle dimissioni di May, che lascia la guida del partito conservatore, aprendo ufficialmente la corsa per trovare il suo successore, che dovrà riuscire lì dove lei ha fallito: raggiungere un accordo per condurre la Gran Bretagna fuori dall'Ue.

La May resterà a Downing Street fino a quando un nuovo leader non sarà stato nominato, probabilmente a fine luglio. Salita al potere nel luglio 2016, poco dopo la vittoria della Brexit al referendum, la premier 62enne ha lavorato per tre anni per stilare un piano di uscita dall'Ue che tuttavia è stato bocciato per tre volte in Parlamento.

Tra i 'papabili' alla successione in prima fila c'è proprio Johnson, accesso brexiteer, seguito dal ministro dell'Ambiente Michael Gove. Le candidature dovranno essere presentate lunedì prossimo e il 13 giugno si terranno i primi scrutini segreti tra i 313 parlamentari conservatori, May compresa, fino ad arrivare al 20 giugno con due soli candidati da sottoporre al voto di circa 100 mila membri del partito conservatore.



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