"Accogliamo i rifugiati". Chi sono i 160mila di Barcellona

Sfida al governo di Madrid che temporeggia sulle 16mila persone da lasciare entrare in base agli accordi con l'Ue

"Accogliamo i rifugiati". Chi sono i 160mila di Barcellona

Potrebbe essere l'ancestrale tensione che divide la Spagna dalla Catalogna. Oppure l'idea che un importante flusso di immigrati possa portare la regione autonoma verso lo stesso boom economico vissuto dalla Svezia. Fatto sta che Barcellona e Madrid hanno trovato sulle politiche migratorie un altro terreno di scontro e che 160mila persone sono scese in strada nel capoluogo catalano al grido di 'Basta scuse. Accogliamoli' per chiedere al governo centrale di fare entrare il numero di richiedenti asilo previsto dall'Ue.

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A chiamare la folla in strada è stata il sindaco Ada Colau, dopo che il governo guidato dal popolare Mariano Rajoi ha fatto entrare solo 1.100 dei 16.000 profughi che si era impegnato ad accogliere in base del sistema di riallocazione fissato dall'Ue.

 

 

Nel settembre del 2015, riporta il Post Internazionale la Spagna si era impegnata ad accogliere 17.337 rifugiati entro due anni, così suddivisi:

  • 15.888 dai campi dislocati in Italia e in Grecia
  • 1.449 dalla Turchia e dalla Libia 

Chi è il sindaco Ada Colau, da sempre dalla parte dei più deboli

In testa alla marcia pacifica c'era ovviamente la sindaca Colau, con un passato come leader dei movimenti di lotta per la casa. Intervistata da La Stampa nell'aprile del 2016 si era fatta portavoce della disponibilità di una intera metropoli nei confronti dei migranti. Gli abitanti di Barcellona, aveva detto, "non solo capiscono, ma mi chiedono sforzi ulteriori". "Vedere i bambini morire in mare, mentre le mafie si arricchiscono, non è sopportabile per i nostri concittadini. Tanta gente qui spende le ferie per aiutare le Ong che operano in Grecia. Se la gente non capisse, non avrebbe votato una come me" aveva aggiunto.   

Colau vuole fare di Barcellona una 'città rifugio': "Siamo pronti ad accogliere in maniera ordinata le persone che scappano dalla guerra. Gli Stati sono lenti e pavidi, le città, al contrario, sono i luoghi dove le cose si risolvono in maniera concreta. Noi possiamo allestire tutte le strutture del caso, e lo abbiamo fatto. Dando più risorse per l’accoglienza e trovando un alloggio ai richiedenti asilo, ma nessuno può stabilirsi senza lo status giuridico, e quello lo deve dare lo Stato".  


Le tre fasi dell'accoglienza, secondo Colau

  1. La prima assistenza
  2. Una collocazione equa, per non creare problemi nelle comunità che ospitano
  3. Una politica di integrazione