YUAN OLTRE 6.5 PER DOLLARO, MAI COSI' DAL '93

YUAN OLTRE 6.5 PER DOLLARO, MAI COSI' DAL '93

Pechino, 29 apr.- Yuan senza freni sul dollaro venerdì, mentre il vicepremier Wang Qishan si prepara a volare a Washington per un incontro con il segretario del Tesoro Timothy Geithner: secondo il China Foreign Exchange Trade System oggi a Shanghai la valuta cinese è stata scambiata con il biglietto verde a quota 6.4898, toccando così il livello più alto degli ultimi 18 anni. La Banca centrale aveva fissato nella giornata di venerdì il cambio di riferimento con il dollaro a 6.4990, ai massimi dal luglio 2005, e si calcola che la divisa cinese guadagnerà nel mese di aprile lo 0.9%, un risultato che segna la migliore performance segnata finora nel 2011.

 

Tutti i segnali, insomma, sembrano indicare che Pechino stia utilizzando anche l'apprezzamento dello yuan come strumento per contrastare l'inflazione: l'indice dei prezzi al consumo, a marzo, è cresciuto del 5.4% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno - ben al di là del tetto del 4% entro il quale il governo intende contenerlo per il 2011 - assestando l'ultima di una serie di zampate che stanno rendendo il costo della vita sempre più gravoso per le famiglie cinesi. "Questo ritmo di apprezzamento insolitamente veloce conferma che la Cina ha deciso di utilizzare il tasso di cambio della sua moneta per ridurre le pressioni inflazionistiche - si legge oggi in una nota ai clienti firmata da Dariusz Kowalczyk, capo economista di Credit Agricole CIB a Hong Kong -, riteniamo che una volta superata la soglia del 6.50 si potrà assistere a ulteriori, considerevoli aumenti".

 

La manovra sembra anche congegnata per mettere a tacere le polemiche che da tempo circondano la moneta cinese. Lo yuan, com'è noto, non è una divisa pienamente convertibile e nel 2008, allo scoppio della crisi, venne ancorata di fatto al dollaro, un blocco sollevato solamente nel giugno dello scorso anno. Da allora lo yuan-renminbi ha effettivamente guadagnato terreno sul biglietto verde, ma non al ritmo desiderato dai detrattori - tra cui un ampio schieramento bipartisan in seno al Congresso USA - che ritengono che Pechino manipoli consapevolmente la valuta per ottenere un vantaggio sleale negli scambi con l'estero. Adesso, a pochi giorni dell'incontro Wang -Geithner previsto per il 9 e 10 maggio, si è assistito a un rialzo esattamente come nel gennaio scorso (vertice Hu Jintao-Barack Obama a Washington) e a settembre 2010 (incontro Barack Obama-Wen Jiabao).

 

Ma la ragione principale pare proprio la lotta ai rincari del costo della vita: da mesi la leadership cinese sostiene che gran parte dell'inflazione registrata in Cina è importata dall'estero, provocata dall'afflusso di massicci capitali speculativi alla ricerca di profitti più pesanti rispetto a quelli ottenibili nelle stagnanti economie mature. Da quando nel novembre scorso la FED ha deciso di procedere a un nuovo alleggerimento quantitativo da 600 miliardi di dollari –una manovra che di fatto equivale a emettere nuova moneta per abbassare il valore della divisa statunitense e sostenere così la ripresa-,  sullo yuan si sono concentrate ulteriori pressioni inflazionarie.

 

Adesso, nonostante Pechino tema gli effetti di una rivalutazione troppo veloce, sembra giunto il momento di premere l'acceleratore per scongiurare i rischi sociali derivanti da un costo della vita insostenibile per una fascia sempre più larga di famiglie. Ma secondo la maggior parte degli osservatori è improbabile che si assista a un apprezzamento troppo brusco: "Una secca rivalutazione in un colpo solo è impossibile - ha commentato in un'altra nota inviata a Bloomberg il senior analyst di China Construction Bank Zhao Qingming - perché sferrerebbe un colpo mortale a tutti i piccoli esportatori che stanno lottando contro margini di guadagno sempre più esigui".

 

di Antonio Talia

 

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