Yuan forte? Un falso problema

di Innocenzo Cipolletta
A chi conviene la rivalutazione dello yuan? Da molte parti si chiede che la Cina rivaluti la sua moneta per ridurre il suo forte avanzo della bilancia dei pagamenti. Si sostiene che le produzioni cinesi siano troppo competitive e che invadano i mercati occidentali, gravando pesantemente sui conti esteri di molti paesi, come gli Usa e l'Europa. Da qui la richiesta di una rivalutazione della moneta cinese per riequilibrare i mercati.
Ma il vantaggio di competitività delle merci cinesi non è da attribuire al tasso di cambio della moneta. Deriva dai più bassi costi interni, alimentati da un'elevata disponibilità di manodopera pronta a lavorare per remunerazioni contenute. Se lo yuan fosse rivalutato di molto, probabilmente assisteremmo a una riduzione delle retribuzioni per la disponibilità di manodopera a lavorare, pur se a condizioni di remunerazione più basse. E d'altro canto, che differenza farebbe sulla competitività cinese una rivalutazione del 10 o anche del 20 per cento? Non colmerebbe il divario di costo con le produzioni occidentali, che resterebbe comunque elevato. Gli Usa e l'Europa continuerebbero così a importare i prodotti cinesi, ma a un prezzo più elevato.
In queste condizioni, ne risulterebbero amplificate le spinte sui prezzi dei paesi importatori. Ormai la catena di produzione cinese e americana appare così intrinsecamente connessa che la manifattura cinese è parte integrante del sistema di produzione e di consumo statunitense. Un aumento dei prezzi dei prodotti cinesi si trasformerebbe rapidamente in un aumento dei prezzi al consumo americano, con effetti che potrebbero anche sollecitare un rialzo del costo del denaro. Mentre non vi sarebbero effetti positivi dal lato della produzione nazionale che difficilmente potrebbe sostituire i prodotti cinesi, seppure questi fossero rincarati del 10 o del 20 per cento. E la situazione dell'Europa potrebbe non essere molto diversa.
Certo, si può sempre immaginare una rivalutazione della moneta cinese per ordini di grandezza molto superiori (100% o oltre) ma questo non pare possibile e comunque, come detto, spingerebbe la Cina a retrocedere verso remunerazioni basse per contrastare un tale evento.
Invece, quello che serve è un'accelerazione della crescita delle remunerazioni cinesi, affinché la Cina allarghi sempre di più la sua classe media e acceda a livelli di consumo e a domanda di servizi collettivi più evoluti. È questa la "rivalutazione" di cui hanno bisogno i paesi occidentali a fronte della grande competitività della Cina. Una rivalutazione del livello di vita cinese che allarghi la domanda di beni e servizi d'alta gamma, dove le nostre produzioni possono essere competitive. Su questa strada la Cina si sta avviando con tempi più rapidi di quanto era stato previsto. La classe media cinese sta crescendo di numero e le retribuzioni degli abitanti dei centri metropolitani si stanno innalzando, così come sta crescendo il livello medio dei prezzi in questi contesti urbani.
La vera novità, in questa forte recessione globale, è stata proprio la capacità della Cina (con India e Brasile) di sviluppare un'autonoma domanda interna che ha in parte sostituito le esportazioni. La crescita della Cina è oggi tributaria più della domanda interna per consumi e per infrastrutture che delle esportazioni verso i paesi occidentali, pur se queste superano ancora le loro importazioni. Se insistessimo per una rivalutazione sensibile dello yuan, rischieremmo di ricacciare indietro la Cina verso modelli di competizione basati sul contenimento delle retribuzioni interne. Allo stesso tempo, finiremmo per favorire altri paesi asiatici a bassi costi di produzione (il Vietnam, ad esempio) che verrebbero a sostituirsi alla Cina in quelle produzioni rese più care dalla rivalutazione. Ne deriverebbe una spirale di competizione fatta sui bassi costi di produzione. Proprio il contrario di quanto sarebbe utile ai paesi occidentali, che invece devono scommettere sulla crescita del livello di vita e di consumo dell'intero mercato asiatico per poter competere con produzioni di gamma più elevata.
Al di la di variazioni fisiologiche dei tassi di cambio delle monete, è dunque meglio insistere con la Cina perché apra il suo mercato e favorisca riforme interne per la crescita del tenore di vita, che spingere perché abbassi la sua competitività attraverso una rivalutazione della sua moneta.
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23/12/2009