Yacht italiani primi in Cina

GENOVA
«Ho scelto una barca italiana soprattutto per ragioni estetiche: apprezzo molto lo stile degli yacht prodotti in Italia, sia nelle linee esterne che nel design degli interni». A parlare è un imprenditore cinese quarantunenne che fa business nel settore real estate e che indichiamo col nome di fantasia di Mr. Choo, per rispettare la sua richiesta di riservatezza. Nel novero dei super ricchi che, in Cina, si sono appassionati alla nautica, Choo ha recentemente acquistato, mettendo sul piatto quasi 9 milioni di euro (pari a 80 milioni di yuan) un Azimut 100 piedi (30 metri); e non è alla sua prima barca: in precedenza aveva un altro Azimut, più piccolo.
Non è un caso che abbia optato per uno yacht fabbricato in Italia. Perché la nautica italiana è al primo posto nel mercato cinese degli yacht di lusso, grazie anche alle politiche di agevolazione fiscale e sburocratizzazione per il settore, attivate dal Governo. Un mercato che sta muovendo i primi passi, dunque, ma che promette di crescere vertiginosamente. I buoni risultati del made in Italy appaiono nella rivista cinese China Boating, che ha stilato la top 30 luxury yachts 2010, dove l'Italia primeggia con 15 unità.
Mr. Choo, evitando accuratamente di entrare in particolari, afferma di conoscere bene l'Italia e di fare affari con aziende del nostro Paese; ed è anche per questo, forse, che cerca l'impronta italiana anche negli allestimenti interni del suo yacht. Del design tricolore, afferma di apprezzare «la cura dei dettagli, la raffinatezza delle forme e l'innata eleganza di ogni singolo elemento». E se gli si chiede come sia arrivato ad apprezzare la nautica, in un Paese dove è ancora poco praticata, l'imprenditore risponde: «inizialmente è stato un passaparola tra amici. Poi, sulla base dei loro consigli, ho cominciato a visitare i saloni nautici e mi sono appassionato».
Choo tiene il suo Azimut ormeggiato a Dalian, nella Cina del Nord, dove ha i suoi affari, anche se normalmente è il Sud del Paese, con l'isola di Hainan, l'area più attrezzata per la nautica. La scelta dipende anche dal fatto che il businessman considera il suo nuovo yacht «una location ideale per fare affari. Ma lo utilizzo - aggiunge - anche nel tempo libero, per divertirmi con gli amici più stretti e la famiglia». Per quanto riguarda, poi, il futuro della nautica in Cina non ha dubbi: «Potenzialmente è un mercato che può diventare fra i più importanti del mondo, soprattutto per le barche intorno agli 80 piedi (24 metri)».
Una tendenza confermata dalla classifica di China Boating e dall'Ice. La rivista fotografa le barche da 60 piedi (18 metri) in su presenti nel Paese: la top 30 vede al primo posto Azimut, con 10 yacht, al secondo e al terzo le inglesi Sunseeker e Princess (rispettivamente con 9 e 3 yacht) e al quarto posto il gruppo Ferretti, con due barche del brand omonimo più una della Pershing.
Seguono sei marchi con uno yacht ciascuno, due dei quali sono made in Italy: Dominator e Admiral. L'Ice, da parte sua, certifica che l'Italia ha acquisito la leadership di mercato in Cina, per gli yacht sopra i 24 metri, nel 2008 e l'ha mantenuta nel 2009. Inoltre, ricorda Giovanna Vitelli, ai vertici del gruppo Azimut, se nel 2006, lo yacht a motore più grande in Cina era un 50 piedi (15 metri), nel 2011 è un 116 (35 metri). E, per quanto riguarda la vela, Perini Navi ha da poco venduto in territorio cinese un 50 metri, attualmente in costruzione.
Le barche, peraltro, sono al centro dell'attenzione anche di chi sta puntando a creare in Cina un turismo a cinque stelle legato alla visita dei luoghi sacri del taoismo. Il Taichi Lake group sta sviluppando un progetto immobiliare che prevede la costruzione di una serie di residenze e di alberghi sul lago Taichi. Mr. Yang, presidente del gruppo, ha acquistato un Ferretti 570 (uno yacht da 17,5 metri del valore di 1,4 milioni di euro), per usarlo a scopo promozionale e pubblicizzare il progetto immobiliare della sua società.
«Il lago di Taichi e la montagna di WuDang - afferma Yang - sono i luoghi dove è nato il taoismo e costituiscono due esempi di pura cultura cinese. Abbiamo deciso di portare il Ferretti 570 dall'Italia, impiegando ben 60 giorni di viaggio, poiché riteniamo questa imbarcazione un esempio di lusso, molto orientale nel gusto. Il nostro scopo è quello di fondere le nostre due culture, molto differenti tra loro ma migliori se unite insieme in questo paradiso sulla terra».
I maggiori acquirenti di yacht in Cina, in effetti, risultano essere società che utilizzano le barche per rappresentanza nonché businessman, di età compresa tra i 45 e i 55 anni.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

IL PRIMATO



1,82 miliardi
L'export
Sfiora i due miliardi di euro la produzione della nautica per l'export e, nel 2009, per la prima volta negli ultimi anni ha superato il valore del mercato domestico, fermatosi a quota 1,73 miliardi di euro. L'Italia è da tempo leader indiscusso nel comparto, a livello mondiale. Sul totale della produzione di superyacht, il peso del mercato estero è pari circa all'80%.
4,25 miliardi
Il fatturato
Dei 4,25 miliardi che rappresentano i ricavi del settore, 2,75 miliardi provengono dalla cantieristica; 940 milioni dagli accessori; 320 dai motori e 240 da refitting, riparazioni e rimessaggio.
Gli addetti diretti della nautica,
a fine 2009, ammontavano a circa 27mila. Il comparto contribuisce al Pil italiano
per circa 3,6 miliardi di euro.

09/03/2011