Xi sceglie i nuovi leader, ma manca un erede

di Eugenio Buzzetti


Qualità e nuovi motori crescita, primi passi "nuova era"

 

Pechino, 26 ott. - La Cina non fisserà il target di raddoppiamento del prodotto interno lordo a partire dal 2021 e punterà, invece, sulla qualità della crescita e sui nuovi motori dell'economia. Sono le prime indicazioni emerse dai delegati al Congresso del Partito Comunista Cinese, conclusosi martedì scorso sugli obiettivi da perseguire fissati da Xi Jinping per il futuro della Cina. Oggi, nella conferenza stampa di chiusura dell'evento politico, i funzionari del Pcc hanno discusso l'interpretazione del contributo ideologico del segretario generale del partito, Xi Jinping, inserito accanto al suo nome nella costituzione del Pcc, il "pensiero sul socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era". Per il futuro, ha spiegato Yang Weimin, membro del Gruppo Guida sugli Affari Economici e Finanziari, guidato dallo stesso Xi, la Cina punterà sulla qualità della crescita per raggiungere i propri obiettivi.

"Il diciannovesimo Congresso ha fissato le priorità per raggiungere il primo degli obiettivi del centenario", ovvero il raggiungimento di una società moderatamente prospera entro il 2021, centenario della fondazione del Partito Comunista Cinese, "e posto le basi per raggiungere il secondo", ha dichiarato Yang, ovvero quello di fare della Cina un'economia prospera e avanzata entro il 2049, centenario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese da parte di Mao Zedong. "Il problema maggiore per lo sviluppo", ha proseguito il funzionario, "è la mancanza di qualità. Per la crescita servono qualità, efficenza e nuovi motori" dell'economia.

L'economia e la finanza hanno avuto un ruolo importante negli interventi dei delegati al Congresso: il governatore della banca centrale cinese, Zhou Xiaochuan, ha lanciato l'avvertimento, di non eccedere nell'ottimismo, aprendo al rischio di un "momento di Minsky", ovvero all'improvviso collasso del valore degli asset al termine di un ciclo economico di prosperità, scatenato da livelli troppo alti di speculazione. Nel breve periodo, invece, l'economia rimane ampiamente in linea con gli obiettivi: la Cina non avrà problemi a raggiungere il target di una crescita attorno al 6,5% entro la fine del 2017 e potrà raggiungere "risultati anche migliori", ha spiegato nei giorni scorsi il presidente della Commissione Nazionale per lo Sviluppo e le Riforme, l'agenzia di pianificazione economica del governo cinese, He Lifeng.

Terminato il Congresso, Xi ha incontrato i delegati assieme ai membri del nuovo Comitato Permanente eletto ieri, e ai leader uscenti della precedente cerchia ristretta del potere. Con lui, anche gli ex presidenti Jiang Zemin e Hu Jintao. Nel primo giorno del suo secondo mandato alla guida del partito, Xi ha ricevuto anche una telefonata di congratulazioni dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che si è complimentato con Xi per la rielezione al vertice del Pcc e per la sua "straordinaria ascesa". Trump ha poi parlato con Xi di quello sarà il primo appuntamento importante nell'agenda del rieletto segretario generale del partito, ovvero l'incontro con lo stesso Trump, a Pechino, durante il lungo viaggio asiatico di Trump il mese prossimo. Chiusa la parentesi di politica interna, ora Xi dovrà riprendere in mano i dossier caldi del rapporto con gli Stati Uniti: le dispute sul commercio e la minaccia missilistica e nucleare nord-coreana, con quest'ultima in cima all'agenda degli incontri con il presidente Usa.

Xi sceglie i nuovi leader, ma manca un erede

Pechino, 25 ott. - La Cina ha scelto i nuovi leader del Comitato Permanente del Politburo, la cerchia ristretta del potere in Cina, ma tra i nuovi nomi della squadra guidata da Xi Jinping, non compaiono eredi riconducibili alla sesta generazione di dirigenti del Partito Comunista Cinese, in grado di guidare il partito e il Paese per un decennio a partire dal prossimo Congresso, che si terrà nel 2022.

Tra i nuovi nomi che compongono il vertice del partito eletto oggi dal Comitato Centrale, riunitosi nella prima assemblea plenaria, ci sono diversi alleati del presidente cinese e "nucleo" della leadership, ma nessuno di questi ha l'età per andare oltre i due mandati. Oltre a Xi, 64 anni, riconfermato nella carica di segretario generale del Pcc, tra i leader che hanno sfilato oggi al palazzo della Grande Sala del Popolo, compare anche Li Keqiang, 62, il primo ministro: i due sono gli unici a essere rimasti all'interno della cerchia ristretta del partito.

Il Partito Comunista Cinese andrà incontro a "nuovi obiettivi e nuovi compiti", ha dichiarato Xi nell'incontro di oggi con la stampa straniera, perché "il socialismo con caratteristiche cinesi è entrato in una nuova era". Per traghettare il partito verso il raggiungimento di una società moderatamente prospera entro il 2021, centenario della fondazione del Pcc, Xi ha scelto alcuni tra i suoi più fidati consiglieri, e ha escluso i nomi più in vista dei giovani dirigenti politici del partito. Neppure uno dei nuovi dirigenti del Comitato Permanente ha meno di sessanta anni: i nuovi uomini alla guida del partito e dello Stato potranno quindi restare in carica  al massimo fino al 2027, a meno di non rompere con la tradizione che vuole il ritiro dei leader dalla vita publica al Congresso successivo al raggiungimento del sessantottesimo anno di età.

 

I nuovi leader

 

Li Zhanshu è il più anziano dei nuovi membri del Comitato Permanente, con i suoi 67 anni di età. Fino a oggi capo dell'Ufficio Generale del Comitato Centrale, e membro del Politburo, è stato visto come una figura equivalente al chief of staff del presidente cinese. Di questo ruolo se ne era accorta anche la stampa statunitense, in occasione della visita negli Stati Uniti di Xi nel settembre 2015: la vicinanza con il leader aveva colpito l'attenzione, tra gli altri, del Wall Street Journal. Fino all'anno scorso, Li veniva definito come il più potente alleato di Xi assieme a Wang Qishan, il capo della Commissione Disciplinare, che non è stato riconfermato nel suo ruolo, nonostante molte voci dessero come probabile una sua carica all'interno della leadership. Li, in qualità di capo dell'Ufficio Generale, ha agito da consigliere su temi delicati, come la diplomazia, l'economia e le riforme. Come membro del Politburo, la cerchia di venticinque dirigenti di livello nazionale del Pcc, viene visto anche come uno dei funzionari più potenti a ricoprire quella carica degli ultimi decenni.

Della nuova rosa che compone il Comitato Permanente del Politburo, il nome di Wang Yang è forse quello che significa migliore esperienza a livello di governo locale. Prima di diventare vice primo ministro con delega all'agricoltura nel Consiglio di Stato presieduto da Li Keqiang, Wang è stato a capo della provincia del Guangdong, nel sud-est della Cina, e prima ancora a capo di Chongqing, dove ha preso le redini della città dopo molti anni a vari livelli dell'amministrazione provinciale dello Anhui, nella Cina interna. Il suo nome per un posto nel Comitato Permnente del Politburo era già stato fatto nel 2012, ma Wang non trovò spazio nell cerchia ristretta del potere ridotta a sette uomini sotto Xi, dai nove di cui era composta nella precedente amministrazione. Nonostante Wang venga visto come un forte alleato dell'ex presidente, Hu Jintao, sarebbe stato scelto per la promozione nelle alte sfere perché molto apprezzato da Xi per il lavoro svolto come vice premier negli ultimi cinque anni, in cui si è impegnato anche in discussioni su temi spinosi con la controparte statunitense, tra cui la riduzione della sovrapproduzione nel settore dell'acciaio.

Tra i nuovi dirigenti, la novità più interessante è forse quella costituita dall'ingresso nel Comitato Permanente di Wang Huning. Wang, 62 anni, viene dipinto dal South China Morning Post di Hong Kong come il principale teorico del Pcc. "Un distinto accademico-politico che ha aiutato a formare l'ideologia ufficiale del partito per tre presidenti, Jiang Zemin, Hu Jintao e Xi Jinping". Wang, che assieme a Li Zhanshu, ha accompagnato Xi in molti dei suoi viaggi all'estero, prenderebbe il posto di Liu Yunshan, che aveva guidato il dipartimento della propaganda per dieci anni prima dell'ascesa al Comitato Permanente. Membro del Poltiburo del Pcc dal 2012, è dal 2002 a capo del Police Research Office del Comitato Centrale, di cui dal 2007 è anche membro del segretariato. Prima del 2002 è stato un accademico della Fudan University di Shanghai, uno dei più prestigiosi atenei della città, dove è stato prima al dipartimento di Politica Internazionale e successivamente alla Scuola di Legge. La sua promozione sarebbe legata alla necessità di Xi di avere un supporto ideologico alle sue ambizioni di riforma della Cina. Il pensiero di Wang sembra sposarsi bene con quello di Xi: nel 1988, in un articolo pubblicato su una rivista dell'università Fudan, "Analisi delle vie della leadership politica durante il processo di modernizzazione", citato dal quotidiano di Hong Kong, Wang scriveva che un modello di leadership centralizzato sarebbe stato meglio di un modello democratico e decentralizzato perché avrebbe permesso un'efficace allocazione delle risorse sociali e avrebbe permesso una rapida crescita. Soprattutto, la leadership centralizzata avrebbe permesso di fare fronte a un'espansione "senza precedenti" del raggio di azione dei legislatori. Da quell'articolo sarebbe cominciata la sua carriera, giunta, oggi, all'apice. "Dopo che lo sviluppo economico avrà raggiunto un certo livello, potenziali conflitti potrebbero crescere e causare instabilità politica. Quando lo sviluppo sociale entra in questo stadio, la riforma politica diventa un imperativo", scriveva nell'articolo pubblicato nel 1988.

Zhao Leji, fino a ieri a capo del Dipartimento per l'Organizzazione del Comitato Centrale, sarà, invece, il nuovo capo della Commissione Centrale per l'Ispezione Disciplinare, ovvero l'organo che dà la caccia ai funzionari corrotti del Pcc. Zhao ha ricoperto in precedenza ruoli di primo piano nelle province del Qinghai, da cui proviene, e dello Shaanxi, la stessa da cui proviene Xi Jinping. A capo del Dipartimento dell'Organizzazione - scrive Cheng Li, direttore del John L.Thornton China Center, senior fellow di Politica Estera presso la Brookings Institution e autore del saggio "Chinese Politics in Xi Jinping Era" - Zhao è stato responsabile delle nomine ai vertici di alcuni dei gangli vitali dello Stato e del partito, tra cui anche l'esercito e le imprese di Stato. Negli ultimi cinque anni avrebbe favorito la promozione di protetti di Xi e di funzionari in linea con il pensiero del presidente. "In base alle passate esperienze, Zhao è ben posizionato per portare avanti molti obiettivi di lungo termine di Xi, come la riduzione della povertà e la severa applicazione delle regole sui funzionari di partito", secondo lo stesso Li e lo staff del John L. Thornton China Center.

Essere segretario del partito di Shanghai è forse il trampolino di lancio più sicuro per entrare nella stanza dei bottoni della Cina. Eletto sindaco di Shanghai nel 2003, a soli 48 anni, Han Zheng è stato sindaco della città durante l'expo di Shanghai 2010, il cui successo gli ha fatto guadagnare punti per l'ascesa nelle alte sfere. Han è stato eletto segretario del partito di Shanghai nel 2012, anno dal quale è anche membro del Politburo del Comitato Centrale. Han ha passato tutta la sua carriera politica nella metropoli cinese, un fatto inusuale per i dirigenti politici, che spesso girano da un provincia all'altra. Prima della politica ha lavorato nelle aziende di Stato, con un passato nel settore petrolchimico, fino a quando non ha assunto la carica di vice sindaco, nel 1998. Con l'esclusione del solo Chen Liangyu, caduto in disgrazia per corruzione tra il 2006 e il 2007, gli altri ex capi del partito della metropoli hanno raggiunto l'apice del potere. I casi più noti sono quelli di Xi e dell'ex presidente Jiang Zemin. Oltre a loro, ci sono anche l'ex premier Zhu Rongji, l'ex presidente dell'Assemblea Nazionale del Popolo, Wu Bangguo e, tra i dirigenti uscenti, Yu Zhengsheng, a capo della Conferenza Consultiva Politica del Popolo Cinese.



Gli esclusi

 

Le nomine di oggi non hanno accontentato tutti. In particolare, esclusi dal gotha del potere ci sono i dirigenti tra i cinquanta e i sessanta anni, che compongono la sesta generazione di leader del partito. Le voci degli ultimi giorni si erano concentrate soprattutto su due nomi: quelli del segretario del partito di Chongqing, Chen Min'er, e del segretario della ricca provincia del Guangdong, Hu Chunhua, che oggi siedono entrambi al Politburo, l'ufficio politico dl Comitato Centrale che oggi si è riunito per eleggere il segretario generale, con la riconferma di Xi, il Politburo e, appunto, il nuovo Comitato Permanente del Politburo.

Chen, 57 anni, ha visto la propria carriera impennarsi da quando Xi è diventato segretario generale del partito e presidente cinese. Chen è stato a capo del partito nella provincia meridionale del Guizhou, una delle aree più povere del Paese, passata sotto la sua guida a centro dell'informatica e dei big data, grazie anche a generosi sussidi statali e agli investimenti di gruppi di primo piano a livello mondiale, come Alibaba, Foxconn, Qualcomm e più di recente anche la Apple. A luglio scorso è diventato segretario del partito di Chongqing, subentrando a Sun Zhengcai, ex astro nascente caduto in disgrazia e oggi indagato per corruzione. Il sodalizio con Xi risale agli inizi degli anni Duemila, quando l'attuale presidente cinese era a capo della provincia orientale dello Zhejiang, e Chen, da responsabile per la propaganda, ha contribuito a promuoverne l'immagine. Di lui sono note le frasi dure rispetto ai suoi predecessori a Chongqing, Bo Xilai e Sun Zhengcai, entrambi finiti nella maglie della lotta alla corruzione. Chen ha parlato di "influenza malefica" da estirpare riferendosi prima a uno e poi all'altro. Risalente a tempi più lontani, invece, è rimasto celebre un suo articolo scritto nel 1990, in cui Chen criticava le proteste dell'anno precedente, in piazza Tian'anmen. "Se la bocca ignora il cervello, si ammala. Se la bocca è malata, infetterà il corpo intero".

Hu Chunhua, segretario provinciale del Guangdong dopo l'esperienza alla guida della Mongolia Interna, è forse il vero sconfitto del nuovo giro di nomine. Oggi 54 anni, Hu è il più giovane membro del Politburo del partito. Il suo nome come leader della sesta generazione di politici circola dal 2012: Hu è un protetto dell'ex presidente cinese, Hu Jintao, con cui non intercorrono relazioni di parentela, e che proprio di recente lo avrebbe consigliato di non forzare troppo la propria candidatura nelle alte sfere. Affiliato alla Lega Giovanile Comunista, la fazione che fa capo proprio a Hu Jintao, Hu, secondo cablogrammi del 2007, non avrebbe molta dimestichezza con la lingua inglese e sarebbe appassionato di cultura e di religione tibetana. Chi ha lavorato con lui lo descrive come un leader rilassato e abbastanza affabile, che si è prodotto in molti sforzi per sradicare la povertà nelle parti più arretrate del Guangdong. Proprio la vicinanza con il predecessore di Xi, potrebbe avere convinto il segretario generale del partito a lasciare fuori dalle stanze del potere il "piccolo Hu", come viene chiamato per il suo rapporto con l'ex presidente.

 

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