XI JINPING NEGLI USA: LA STAMPA CINESE

XI JINPING NEGLI USA: LA STAMPA CINESE

di Antonio Talia

twitter@AntonioTalia

 

Pechino, 15 feb.- Ampio spazio sulla stampa cinese alla visita del vicepresidente Xi Jinping negli Usa. Mercoledì mattina tanto il China Daily che il People's Daily- edizioni in inglese del Quotidiano della Cina e del Quotidiano del Popolo- dedicano la pagina d'apertura al primo giorno di attività di Xi in America. "Rimuovete le barriere commerciali" chiede a Washington un editoriale del People's Daily, mentre il Global Times –con un altro editoriale da prima pagina- sostiene che "il destino del Ventunesimo Secolo sarà determinato dalle relazioni tra Cina e Stati Uniti".

 

Il Quotidiano del Popolo e la maggior parte degli altri giornali in lingua cinese non aprono con la visita americana del vicepresidente per ragioni di gerarchia e protocollo: i primi posti in classifica devono essere necessariamente dedicati al presidente Hu Jintao (discorso alla platea di una manifestazione nazionale a carattere scientifico) e al premier Wen Jiabao, che ieri ha incontrato il presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy e il presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso. Xi Jinping occupa quindi solo la terza posizione, ma il Global Times –quotidiano noto per le posizioni nazionaliste- pubblica anche un editoriale dal titolo "Gli interessi nazionali potrebbero avere la meglio sulla buona volontà".

 

"La Cina è una nuova arrivata sulla scena diplomatica delle potenze più importanti –si legge nell'articolo- e non ha ancora dimestichezza con l'impiego del suo potere e su come gestire le provocazioni delle nazioni più piccole. A confronto con giganti come Stati Uniti ed Europa, la Cina è abituata ad agire con cautela. Non causa mai problemi volontariamente e, al contrario, allo scoppio di una crisi, la sua prima reazione è sempre quella di provare a stemperare le tensioni". "Per noi le 'relazioni internazionali positive' sono basate sul rispetto reciproco e sull'apporto reciproco di benefici, ma pare che Usa ed Europa non seguano la stessa logica. Entrambe cercano di intrattenere una relazione con la Cina sempre mettendo in primo piano i loro interessi, anche a costo di ingaggiare una disputa con Pechino".

 

Secondo il Global Times, per il detto che "la diplomazia non è cosa di poca importanza" vale anche il contrario: "da una prospettiva strategica, possiamo anche dire che la diplomazia non è neanche cosa di grandissima importanza. La Cina non è né un Paese piccolo, né un Paese debole. Anche se la diplomazia è di importanza cruciale per la Cina, essa non formerà né spezzerà la nazione".  Il Global Times non fa riferimento a nessun evento in particolare, ma i temi di questi giorni sono noti: la posizione di Pechino sui dossier Iran e Siria, le controversie commerciali con gli Usa, la richiesta europea di abbattere le barriere all'ingresso delle sue imprese, la crisi del debito pubblico nell'Eurozona.

 

Intanto, la visita di Xi Jinping prosegue: mercoledì il vicepresidente cinese sarà a Capitol Hill, per incontrare i leader del Congresso Usa, e dopo volerà nell'Iowa, dove nell'85 trascorse un periodo per studiare i modelli agricoli statunitensi. Adesso, ritorna come il probabile futuro leader della potenza globale in ascesa.

 

RITRATTO DI XI JINPING, L'UOMO DEL POPOLO 

di Sonia Montrella

twitter@AgiChina24

 

Xi Jinping aveva solo 9 anni quando suo padre Xi Zhongxun, uno dei padri della rivoluzione, fu epurato dal partito dallo stesso Mao Zedong cui non era andato giù un libro che egli aveva scritto. Il vecchio Xi fu arrestato e trascorse i successivi 16 anni in un campo di lavoro mentre la sua famiglia precipitava nella povertà. "Nel periodo della Rivoluzione Cultuale, il quindicenne Xi Jinping fu bandito dal povero villaggio nel nord della Cina in cui per sei anni aveva lavorato come contadino, cibandosi di solo pane di grano di scarto e dormendo in un letto infestato da pulci" si legge in uno stralcio della biografia sul numero 2 di Pechino pubblicata dall'editore cinese tradotta e  riportata dal New York Times.
"Il suo passato di sofferenze lascia immaginare che Xi si distinguerà come il politico dalla parte del popolo. Ed effettivamente la stessa opinione pubblica si aspetta che il vice presidente segua le orme del padre, il quale una volta riabilitato non solo si rese determinante nella realizzazione delle riforme economiche, ma non esitò a manifestare più volte la sua opposizione alla soppressione delle rivolte studentesche di Tian'anmen del 1989".

 

Tale padre, tale figlio? Quanto pesa la figura di Xi Zhongxun sul vice presidente cinese? Quali caratteristiche in comune e quali divergenze tra i due? E quanto le disgrazie del padre si riflettono sulla visione politica del figlio? "Interrogato direttamente su quest'ultimo punto, Xi ha preferito non rispondere" si legge sul Washington Post. Il  quotidiano rivela poi che, in un colloquio privato con Joe Biden avvenuto lo scorso agosto in occasione della visita in Cina del vice presidente americano, Xi aveva parlato del trauma dell'epurazione da parte di Mao. Ad oggi ancora, o forse soprattutto, i dettagli sulla vita di Xi Zhongxin costituiscono un un argomento sensibile. "Tracciare una linea ufficiale dei principali avvenimenti della vita di Xi Zhongxun è sempre più difficile" ha riferito al Washington Post Jia Juchuan, storico del partito comunista cinese cui è stato affidata la stesura di una biografia sul padre della rivoluzione. Jia ha già pubblicato nel 2008 un primo volume che copre la vita di Xi Zhongxun fino al 1949, ma la pubblicazione del secondo volume, sebbene sia stato terminato tre anni fa è ancora in fase di stallo.

 

Per il probabile futuro presidente della Cina, essere figlio di Xi Zhongxun è un'arma a doppio taglio. Se da una parte collega il leader con il passato più glorioso del PCC, dall'altra lo espone alle critiche da parte di un'opinione pubblica che mostra sempre più risentimento verso i principi rossi: l'ala del partito formata dai figli degli ex padri della rivoluzione e di cui fa parte Xi. "I membri di questa aristocrazia della rivoluzione hanno molte responsabilità in termini di immagine" spiega Cheng Li, esperto di politiche cinesi all'Istituto Brookings di Washington. Tuttavia, stando alle fonti biografiche, Xi Jinping è tutt'altro che un 'principino' nel senso dispregiativo del termine: "Xi è famoso per la sua rettitudine e i suoi parenti non sono certo noti per essere dei milionari" sostiene il biografo Jia Juchuan. "E' stato cresciuto con i valori della parsimonia. Il padre voleva che facesse il bagno dopo di lui nella stessa acqua" racconta Jia. Lo stesso Xi Jinping, in un'intervista televisiva raccontò di aver indossato per un periodo della sua vita alcuni vestiti a fiori 'ereditati' dalla sorella maggiore. "Ha le migliori qualità del padre" sostiene il biografo. "Esistono due Xi Jinping" osserva  Gao Wenqian, che per anni si è dedicato alla raccolta di fonti ufficiali e documenti segreti del partito per la stesura della biografia di Zhou Enlai, ora bandita in Cina. "Uno ha i geni del padre nel sangue, l'altro è il Xi Jinping che vediamo e che molto probabilmente governerà la Cina nei prossimi dieci anni. E l'uno non può prescindere dall'altro". Ma la domanda che si pongono esperti, accademici e osservatori è se tra le eccellenti qualità ereditate dal padre figura anche la sua visione politica o se le vicende di Xi Zhongxun hanno convinto il vice presidente del fatto che la prudenza è la via migliore per sopravvivere.

 

Inflazione, rivolte e economia a rilento: l'eredità di Xi Jinping. Se tutto andrà come previsto dai politologi e dagli esperti, prima della fine dell'anno Xi Jinping sarà nominato prossimo presidente della Cina per poi succedere formalmente a Hu Jintao nel marzo del 2013. Più talentuoso del tecnocrate Hu, che batte anche nella gara della personalità più brillante, Xi si ritroverebbe (il condizionale è ancora d'obbligo) ad ereditare un Paese in cui la corruzione è rampante e la forbice tra ricchi e poveri  si allarga sempre di più. Non solo. La crescita economica ha dato ampio respiro a Hu Jintao, Xi Jinping non sarà così fortunato, osserva il New York Times. "L'economia sta dando segni di stallo, la bolla speculativa del settore immobiliare rischia di esplodere e il sistema finanziario è minato da irregolarità e debiti delle amministrazioni locali. Non frattempo, le proteste contro la corruzione dei funzionari e le ingiustizie sociali si sono intensificate e le risorse naturali vengono costantemente depredate senza tenere in considerazione il futuro delle prossime generazioni". "Per Xi Jinping- continua il NYT - la non azione non è un opzione". Al contrario, dovrà combattere la corruzione, migliorare la rete di protezione dei contadini e dei lavoratori migranti e rinverdire le imprese private. E chissà che - sottolinea ancora il quotidiano - l'esperienza del padre, bandito per un libro, non faccia comprendere a Xi l'importanza della libertà di espressione.

 

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