XI JINPING IN ITALIA TRA AFFARI E DIPLOMAZIA

XI JINPING IN ITALIA TRA AFFARI E DIPLOMAZIA

Pechino, 27 mag.-  Un'agenda fitta di appuntamenti d'affari e di impegni diplomatici scandirà, la prossima settimana, il ritmo delle quattro giornate italiane di Xi Jinping. Il vice presidente cinese è atteso infatti per il primo giugno a Roma dove prenderà parte alle celebrazioni per la Festa della Repubblica. Non solo. La visita di colui che, con tutta probabilità, nel 2012 diventerà il prossimo capo del governo cinese si presenta come un'occasione per rafforzare i rapporti economici e commerciali tra Italia e Cina. E se Roma farà da cornice agli impegni politici e diplomatici di Xi, Milano sarà lo sfondo della 'missione' commerciale. Dopo l'incontro nella capitale con i capi di stato italiani e la firma di un trattato commerciale tra Cina e Italia, il leader cinese volerà infatti nel capoluogo lombardo dove incontrerà esponenti del mondo degli affari di entrambi i Paesi per discutere delle opportunità strategiche offerte da Pechino all'economia italiana.

 

Intanto la visita ha già creato molte aspettative.  In molti sperano infatti che l'incontro riesca a stimolare un'economia il cui debito pubblico è stato appena declassato dall'agenzia di rating Standard & Poor's, che ha tagliato l'outlook del Paese da stabile a negativo. La speranza è, insomma, che la prossima settimana si riesca a replicare il successo della visita romana dello scorso ottobre del premier Wen Jiabao. Un viaggio concluso con la firma di 10 accordi commerciali per un impegno totale di 2,5 miliardi di dollari e sette accordi istituzionali nei settori dell'agroalimentare, delle tecnologie per l'ambiente, cultura, turismo e cooperazione finanziaria per lo sviluppo (questo articolo).

 

L'Italia è attualmente il quarto partner europeo del Dragone dopo Germania, Regno Unito e Olanda, ma "la sua posizione nella mappa geografica del commercio estero cinese è destinata a crescere sempre di più"  ha riferito l'ambasciatore cinese in Italia Ding Wei. Nel 2004  il volume degli scambi commerciali bilaterali ammontava a 15,7 miliardi di dollari; le due potenze decisero allora che nel giro di sei anni avrebbe dovuto toccare i 40 miliardi. "Abbiamo raggiunto e superato quell'obiettivo" ha commentato Ding. L'anno scorso infatti Roma e Pechino si sono scambiate beni per oltre 45,1 miliardi di dollari. Ora una nuova sfida: il traffico commerciale tra la Cina e l'Italia dovrà raggiungere gli 80 miliardi entro il 2015.

 

Un progetto, questo, che si affida soprattutto alle attività commerciali delle piccole e medie imprese (PMI), colonne vertebrali di entrambe le economie. "La Cina conta oltre 42 milioni di PMI che dispongono di molta manodopera a basso costo, ma di scarsa competitività a livello tecnologico - ha spiegato ancora Ding Wei -. I 5 milioni di PMI italiane al contrario sono altamente qualificate, ma hanno un elevato costo del lavoro. Si può dire quindi che sono complementari". Allo stato attuale, riferisce ancora Ding, sono circa 2.500 le imprese italiane che hanno investito in Cina, e non appena il governo cinese aumenterà gli incentivi per gli investimenti esteri, molte  società cinesi verranno ad investire in Italia.

 

di Sonia Montrella

 

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