WP, TRUMP AGITA RISCHIO CINA MA SPAURACCHIO NON CONVINCE

Roma, 10 ott. - Non e' sul campo della politica estera, ma come argomento di politica interna che Donald Trump utilizza la Cina nella campagna elettorale per la Casa Bianca contro la candidata democratica Hillary Clinton. La Cina come potenza che rischia di sopraffare gli Usa grazie alla forza dell'economia e che togliera' lavoro agli americani. Si tratta tuttavia, rileva il Washington Post in un'analisi firmata dalla corrispondente in Cina, Emily Rauhala, di uno spauracchio che non convince e che Trump ha impiegato nei primi dibattiti "come un simbolo del declino americano": la Cina che guadagna potere ed e' pronta a "rubare" lavoro agli americani. Ma quel che Trump "non ha mai menzionato e' che anche l'economia della Cina ha sofferto".

 

Nell'ultimo faccia a faccia con la Clinton, Trump la parola "Cina" l'ha pronunciata dopo un'ora e mezza. Ma non per motivi politici perche' "non si e' discusso della strategia degli Usa nell'Asia orientale o nel Sudest asiatico, non ci sono stati commenti sul conflitto nel Mar Cinese Meridionale e neanche risposte su come agire o meno assieme alla Cina per contrastare lo sviluppo nucleare nella Corea del Nor". Ancora una volta, la Cina e' stata evocata per dibattere di un tema interno, e cioe' rispondendo a una domanda sul carico fiscale, in particolare sui contribuenti delle fasce alte di reddito. Trump, dopo avere fatto riferimento ai progetti sull'alleggerimento del prelievo, ha rimarcato la promessa di rendere piu' prospera l'America perche' "in questo paese non segniamo crescita" e il 7% del Pil cinese equivale per gli americani "a una catastrofe nazionale".

 

"Un commento - si rileva sul WP - che in qualche modo riassume come il candidato abbia parlato della Cina durante la campagna elettorale. Nella sua testa, la Cina e' piu' un modo di riflettere sugli Stati Uniti che una questione di politica estera. Il riferimento al tasso di crescita del Pil cinese come a una 'catastrofe nazionale', che aveva l'intento di illustrare la forza cinese, non fa al contrario che rilevarne un punto debole. Dopo decenni di crescita a due cifre, l'economia della Cina sta rallentando. I quadri del Partito Comunista che guidano l'economia cinese s'inquietano da anni circa l'impatto di una crescita piu' lenta del Prodotto interno lordo. Temono che la fine dell'epoca del boom conduca a instabilita' sociale". Il governo cinese ha stimato per quest'anno una crescita del Pil tra il 6,5% e il 7%, ma e' una cifra che molti ritengono sovrastimata. Sia gli analisti internazionali sia gli economisti cinesi sollevano da anni l'allarme sul ritmo delle riforme economiche necessarie e su una bolla immobiliare di enormi dimensioni. "Il rallentamento della crescita del Pil e' parte di un sofferto cambiamento dall'industria manifatturiera pesante al settore dei servizi e tecnologico". Verosimilmente, la Cina perdera' occupazione piu' che aumentarla e sono diverse le imprese statunitensi che stanno riportando la produzione in patria. "Di questi tempi, forse la Cina non e' al livello di un 'vincitore' ne' l'America a quello di uno sconfitto come argomenta Trump", conclude il Washington Post.

 

10 OTTOBRE 2016

 

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