WIKILEAKS: DUBBI DI PECHINO SU ONU E PYONGYANG

WIKILEAKS: DUBBI DI PECHINO SU ONU E PYONGYANG

Pechino, 30 nov. - Wikileaks ha pubblicato oggi nuovi telegrammi riservati trasmessi dall'Ambasciata USA di Pechino: dai documenti emergono altri elementi su una relazione complessa come quella tra Cina e Corea del Nord, ma anche informazioni su scenari che finora non erano stati trattati, come l'opposizione della Cina ad un allargamento del Consiglio di Sicurezza dell'ONU. "Da Wikileaks, per ora nessuna grande sorpresa" dice ad AgiChina24 Giacomo Goldkorn Cimetta, professore di Geopolitica all'Università Cattolica del Sacro Cuore. Ed è proprio il fronte nordcoreano che potrebbe causare a Pechino gli imbarazzi maggiori; nel pomeriggio di oggi il portavoce del ministero degli Esteri Hong Fei ha evitato di commentare la fuga di notizie: "Non vogliamo assistere a nessun disturbo esterno sulle relazioni tra Cina e Usa- ha detto Hong- e speriamo che gli Stati Uniti gestiscano la questione in maniera appropriata".

 

"COREA DEL NORD COME BAMBINO VIZIATO"

 

In uno dei telegrammi si riferisce come il viceministro degli Esteri He Yafei cerchi di minimizzare una recente visita di Wen Jiabao agli occhi degli USA: "Possono non piacerci- dice He al vice segretario di Stato americano James Steinberg- ma sono il nostro vicino". Sempre He paragona la Corea a un "bambino viziato", mentre in un altro telegramma si riferisce di una conversazione tra l'ambasciatore USA a Seul Kathleen Stephens e l'ex ministro degli Esteri sudcoreano Chun Yung-Woo, nella quale quest'ultimo sostiene che alcuni funzionari cinesi di nuova generazione "sono pronti ad affrontare una nuova realtà" e ritengono ormai la Corea del Nord "poco utile come stato cuscinetto". La Cina pronta ad accettare una riunificazione delle due Coree che andrebbe sicuramente sotto l'egemonia della Corea del Sud, alleata di Washington? Le leadership cinese, in realtà, appare divisa sulla questione, com'era facilmente intuibile: Wu Dawei, uno dei funzionari di alto livello incaricati dei negoziati sul disarmo della Corea del Nord, viene ad esempio descritto come impegnato in un appoggio continuo al regime di Pyongyang e anche come "un'arrogante ex Guardia Rossa che cita Marx di continuo".

 

CINA CONTRO SEGGIO PERMANENTE AL GIAPPONE

 

Da un altro documento emerge una Cina che si oppone ad un allargamento del Consiglio di Sicurezza dell'ONU e cerca di convincere gli Stati Uniti che nessuno dei due avrebbe nulla da guadagnare dalla concessione ad altre nazioni di nuovi seggi permanenti. Il telegramma, datato aprile 2009, riporta l'opinione di un alto funzionario cinese- mai citato per nome- espressa all'incaricato d'affari della rappresentanza diplomatica americana: "La Cina è preoccupata per il clima favorevole di cui godono al momento le ipotesi di riforma del Consiglio di Sicurezza dell'ONU- si legge nella nota riservata- e chiede agli USA  di mantenere la consueta posizione sulla questione, senza mostrarsi troppo attivi. Pechino teme una risoluzione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite". Secondo l'anonimo funzionario cinese, la cerchia dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza ONU "non dovrebbe essere diluita con la partecipazione di altri Stati, e se il 'P-5' diventasse ad esempio un 'P-10', sia la Cina che gli Stati Uniti andrebbero incontro a diversi problemi". Il funzionario, inoltre, sostiene che per l'opinione pubblica cinese "sarebbe particolarmente difficile da digerire l'ammissione del Giappone". Il documento riferisce infine che la posizione dell'amministrazione americana in materia, "non è stata ancora completamente elaborata" ma che "un allargamento senza il Giappone sarebbe impraticabile, visto che il paese costituisce il secondo contribuente ai bilanci dell'ONU".

 

GIACOMO GOLDKORN CIMETTA: "WIKILEAKS, NESSUNA SORPRESA"

 

"Non si tratta, come qualcuno aveva detto nelle prime ore dopo la pubblicazione,di  informazioni che potrebbero fare scoppiare una guerra. Mi sembra che la fonte alle quali vengono attribuite, l'analista ventitreenne Bradley Manning, abbia avuto accesso a una rete di secondo livello, non certo ad una rete di primo": Giacomo Goldkorn Cimetta, docente di Geopolitica all'Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore della rivista online Equilibri.net non si dice particolarmente sorpreso dalle "rivelazioni" pubblicate finora da Wikileaks. Per Goldkorn, è soprattutto una questione di fonti: "E' un po' quello che succede ai ricevimenti alle Ambasciate: se ci si mette ad orecchiare, ci saranno dei funzionari che esprimono delle valutazioni, ma non è affatto detto che tali opinioni si trasformeranno poi in decisioni. Ecco, la natura delle informazioni diffuse da Wikileaks è proprio questa: ci troviamo di fronte ad un'immensa massa di valutazioni". Secondo il docente della Cattolica, l'aspetto più interessante della vicenda è un altro: "Da quella massa di informazioni si potrebbe ricavare effettivamente una mappatura delle persone più influenti, delle sedi diplomatiche più importanti e delle realtà che incidono più di altre, questo perché poi ovviamente le osservazioni dei funzionari diplomatici, a un certo livello, si traducono in atti politici o economici. I documenti pubblicati da Wikileaks sono una massa critica che se analizzata quotidianamente, incrociandola con le decisioni dei politici, le loro dichiarazioni, e con i flussi di capitali, può effettivamente portare a risultati molto più interessanti del gossip al quale abbiamo assistito in questi giorni, con le 'rivelazioni' sul fatto che il tale leader è stanco o il tal altro sembra pazzo. Forse gli unici dispacci interessanti di per sé sono quelli in cui si citano dei dati, quelli che riportano un vero linguaggio di valutazione della situazione".  Allora l'uragano Wikileaks in realtà è destinato a non cambiare nulla del modo di fare politica estera? "Mi sembra che, paradossalmente, tutta la vicenda porterà ad un effetto contrario a quello voluto da Wikileaks. Avremo più chiusura, meno trasparenza e meno credibilità su quello che dicono i diplomatici, A questo punto, infatti, perché una fonte straniera dovrebbe parlare con un diplomatico? Meglio parlare con un giornalista, per ottenere un'eco più importante delle proprie dichiarazioni su un piano ormai sempre più convulso come quello della guerra dell'informazione. Oppure restare zitti. Sicuramente, adesso gli americani investiranno ancora di più in tecnologia e procedure, e inviare un telegramma da una sede diplomatica sarà sempre più complesso". In molti, però, hanno ipotizzato che dietro Wikileaks possa celarsi qualche Stato: "Ci sono effettivamente nazioni che, almeno finora, escono dalla vicenda meglio di altre –prosegue Goldkorn- basti pensare a Israele e, caso Google a parte, alla Cina. Ma secondo me non c'è una premeditazione: frequento da tempo il mondo dell'open source, il mondo degli hacker, e tutta la storia mi sembra in linea con gli atteggiamenti di questa comunità. Non mi pare si possa dire che dietro Wikileaks ci sia qualcun altro se non forse delle  organizzazioni per la libertà di stampa. Non penso sia un caso analogo, ad esempio, alle organizzazioni per i diritti civili  dell'ex segretario di Stato americano  Madeleine Albright, che poi foraggiavano i movimenti per i cambi di regime in Caucaso o nell'Europa dell'Est. Potrebbe darsi che i servizi segreti di qualche paese stiano proteggendo Julien Assange, il fondatore di Wikileaks. Ma quando, probabilmente nel giro di un mese, sarà ricercato dalle polizie di tutto il mondo, anche lui potrebbe diventare una merce di scambio, com'è costume per i servizi di tutto il mondo".

 

Di Antonio Talia

 

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