WEN: VERSO NUOVO PIANO QUINQUENNALE, OBIETTIVO 7%

WEN: VERSO NUOVO PIANO QUINQUENNALE, OBIETTIVO 7%
Pechino, 28 feb. - Frenata per gli obiettivi economici cinesi e nuovi, diversi traguardi da raggiungere: nel corso di una chat online con i cittadini il premier Wen Jiabao ha annunciato domenica che il target del PIL incluso nel nuovo piano quinquennale 2011-2015 sarà del +7% e non più del 7,5%, come previsto nei programmi precedenti. Il nuovo obiettivo, inoltre, si allontana ulteriormente dalla soglia-simbolo dell'8% annuo, che molti economisti e politici cinesi indicano come la crescita minima annua da raggiungere per mantenere la stabilità sociale. "Una crescita cieca causa sovrapproduzione e compromette l'ambiente - ha detto il primo ministro - in questa maniera lo sviluppo economico non può essere sostenibile". Wen Jiabao aveva già definito in passato "sbilanciato, scoordinato e insostenibile" il forsennato ritmo di crescita cinese; domenica ha spiegato come il governo centrale stia sviluppando una nuova serie di indicatori per misurare lo sviluppo, che includano anche l'efficienza, l'ambiente e il tenore di vita della popolazione. "Per giudicare le performance di un funzionario bisogna capire se le masse sono soddisfatte e ascoltare ciò che hanno da dire su di lui, e non semplicemente contare quanti palazzi e quanti progetti ha commissionato" ha detto il premier. 
La chat di ieri è stata fissata in un momento politicamente molto delicato: sabato prossimo, a Pechino, inizieranno i raduni annuali dell'Assemblea Nazionale del Popolo e della Conferenza Politica Consultiva del popolo cinese, alle quali il governo presenterà i contenuti del Dodicesimo Piano Quinquennale, stilato nell'ottobre scorso (questo articolo). Contemporaneamente, gli appelli alle "proteste dei gelsomini" che si susseguono da due settimane, pur non avendo riscosso grande seguito da parte della popolazione, hanno spinto Pechino a dislocare nelle città un imponente schieramento di forze di polizia, per controllare ogni forma di instabilità sociale in un periodo dell'anno in cui tradizionalmente - proprio a causa degli importanti appuntamenti politici - si punta ad evitare. Infine, il nuovo Piano, sarà l'ultimo dell'era Hu Jintao-Wen Jiabao, che nel 2012 passeranno il testimone alla nuova generazione dei leader del Partito Comunista Cinese, lasciandogli in eredità un paese che continua a crescere, ma solcato da numerosi conflitti interni. "La corruzione, combinata con l'inflazione (questo articolo), può condurre alla crisi sociale - ha detto ancora il primo ministro - non tollereremo i fenomeni corruttivi e mantenere i prezzi a un livello ragionevole continua ad essere la priorità del governo e del Partito".
Sul fronte dei prezzi delle case, che rendono ormai un miraggio l'acquisto di un'abitazione per la classe media e stanno generando tensioni in larghe fasce della popolazione (questo articolo), Wen ha annunciato la costruzione di 36 milioni di edifici a prezzi popolari in cinque anni, ma ha ammesso che contenere i rincari "è un lavoro estremamente difficile".
Il Dodicesimo Piano Quinquennale, nelle intenzioni di Pechino, dovrà consacrare  il passaggio da un modello di sviluppo basato sulle esportazioni a un sistema fondato sui consumi interni: i dati elaborati dalla Banca Mondiale, ad esempio, mostrano che la Cina conta sui consumi domestici solo per il 35% della sua economia, contro il 71% degli Stati Uniti e il 57% dell'India. Per consentire alle famiglie di risparmiare di meno e spendere di più, il governo punta anche a ridurre le spese sanitarie a carico dei cittadini al di sotto del 30%, rispetto all'attuale 40%. Il governo mira anche a ridurre i sussidi alle imprese statali e gli obiettivi di crescita del PIL dei governi locali, così come già fissato da alcune province come il Guangdong e il Jiangsu. Ma se l'obiettivo di una crescita al 7% sembra irrealistico alla maggior parte degli osservatori – basti pensare che nel 2010 il Dragone è cresciuto del 10,3% –, il segnale è chiaro: bisogna rallentare per risolvere problemi come corruzione, inflazione e disparità economiche che rischiano di generare dissenso. E riuscire così a mantenere una "società armoniosa".
di Antonio Talia
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