WEN JIABAO INCONTRA I PETITIONERS

WEN JIABAO INCONTRA I PETITIONERS

Pechino, 26 gen.- Una mossa senza precedenti negli ultimi 61 anni, da quando il Partito Comunista Cinese (Pcc) è al potere: lunedì scorso il premier Wen Jiabao ha visitato l'Ufficio Statale Lettere e Ricorsi. Dietro questo sportello dal nome insignificante si cela una delle realtà più dolorose della nuova Cina dalla crescita economica a due cifre: meglio noto come "Ufficio Petizioni" o "Via della Gioia", l'amministrazione del quartiere di Fengtai rappresenta l'ultima speranza concessa ai cinesi per far valere i propri diritti.

 

 

L'Ufficio Statale Lettere e Ricorsi, da sempre, attira come una calamita cittadini provenienti da tutta la nazione, vittime di casi di malgoverno delle amministrazioni locali, la cui ultima risorsa consiste nel presentare una petizione ai funzionari della Corte Suprema. Molti di loro rimangono a Pechino per anni, conducendo vite ai margini della società della capitale in attesa di un risarcimento economico o del riconoscimento di un diritto calpestato. "Sono qui per ottenere le vostre opinioni sull'operato del governo – ha detto Wen, secondo quanto riportato oggi dall'agenzia di stato Xinhua - e vi prego di non tacere nulla e fornirmi tutti i fatti possibili".

 

 

Le immagini trasmesse dalla tv statale CCTV mostrano il premier che ascolta le lamentele di numerosi "petitioners" provenienti da tutta la Cina; la maggior parte dei casi riguarda dispute su espropriazioni coatte e demolizioni forzate (leggi il focus "Demolizioni forzate: tensioni  e nuove leggi" in homepage), un fenomeno che provoca ogni anno milioni di sgomberi obbligatori in tutta la Cina. "Il Consiglio di Stato sta sostenendo una riforma della legge per difendere i diritti dei cittadini,- ha detto Wen Jiabao - la terra rappresenta il mezzo di sostentamento dei contadini. Ai cittadini deve essere accordato un risarcimento adeguato nei casi di espropriazione". "Il nostro è un governo del popolo, e il potere ci è garantito dal popolo" ha concluso il primo ministro, invitando i funzionari a valutare con attenzione le richieste dei petitioners.

 

 

Venerdì scorso il Consiglio di Stato ha effettivamente approvato una nuova bozza di legge sugli sgomberi forzati, ma al di là del fenomeno delle espropriazioni è tutto il sistema giudiziario cinese ad essere messo in discussione: secondo uno studio ufficiale del 2004, ad esempio, solo una minima frazione dei petitioners - lo 0.2% - sono riusciti ad ottenere una forma di risarcimento. E mentre studiosi come Zhu Lijia, professore all'Accademia Cinese di Governance, fanno notare che la conflittualità nel paese è in crescita e che negli ultimi tre mesi le proteste si sono moltiplicate in tutto il paese, l'Ufficio Petizioni serve da termometro per misurare le tensioni sociali della Cina.

 

 

Molti osservatori interpretano la visita di Wen come un gesto di propaganda per mostrare benevolenza nei confronti di una popolazione sempre più tartassata dai rincari del costo della vita, soprattutto in vista del capodanno cinese che si celebrerà la prossima settimana http://www.agichina24.it/repository/categorie/in-primo-piano/economia): secondo le dichiarazioni rese all'agenzia AP dall'attivista pechinese Zhou Li, almeno tre veterani delle petizioni sono stati trattenuti in stato d'arresto nelle ore precedenti la visita di Wen Jiabao, e almeno due degli uomini incontrati dal premier risultavano degli assoluti sconosciuti nel giro degli abituali frequentatori dell'ufficio.

 

 

Nel 2007, in pieno clima preolimpico, la "Via della Gioia" era una specie di buco nero nella zona sud della capitale, popolato da centinaia di persone che ogni giorno si mettevano in fila davanti all'Ufficio Statale Lettere e Ricorsi. La maggior parte di loro viveva in una situazione di assoluto degrado nelle baracche dei paraggi, l'intera zona era super sorvegliata da poliziotti in borghese, e per i giornalisti stranieri i tentativi di raccogliere storie e fotografie dei petitioners si concludevano spesso con qualche ora di fermo presso la questura più vicina.

 

 

Nulla in confronto alle "prigioni cieche", carceri non dichiarate nelle quali -secondo numerose testimonianze - i petitioners più cocciuti vengono condotti il tempo necessario a far decorrere i termini delle loro richieste.  Erano i giorni più caldi di Fengtai: l'intera area venne sgomberata alla fine di settembre di quell'anno, e oggi i casermoni del ghetto hanno lasciato il posto ai nuovi edifici vicini alla moderna stazione sud di Pechino, dalla quale parte l'avveniristico treno superveloce che copre in un quarto d'ora i cento chilometri che separano la capitale dalla città di Tianjin. All'Ufficio Petizioni le file proseguono come sempre: la visita di lunedì servirà a sfoltirle?

 

 

di Antonio Talia

 

 

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