WEN: "EUROPA RICONOSCA CINA ECONOMIA DI MERCATO"

WEN: "EUROPA RICONOSCA CINA ECONOMIA DI MERCATO"

Pechino, 15 set.- Un completo riconoscimento della Cina come economia di mercato: è quanto il premier cinese Wen Jiabao chiede all'Europa come ricompensa per gli aiuti offerti dal Dragone ai Paesi dell'Eurozona piegati dal debito sovrano. E' la prima volta che Wen in un discorso pubblico subordina gli investimenti alla politica, rivendicando una serie di istanze rimaste in sospeso. Intervenuto al World Economic Forum – il Davos cinese -, il premier cinese rivolgendosi ai paesi europei azzoppati dalla crisi ha dichiarato "Fate ordine prima a casa vostra". In altre parole, i panni sporchi si lavano in casa prima di chiedere alla Cina di lanciare un salvagente. Pechino chiaramente respinge ancora una volta il ruolo di vascello della salvezza.  

 

"I leader europei devono guardare ai rapporti sino-europei da un punto di vista strategico", ha proseguito Wen Jiabao davanti a una platea di 1500 delegati all'apertura del forum in corso nella città di Dalian. "In base alle regole stabilite dall'Organizzazione mondiale del commercio (Wto), lo status di economia di mercato verrà riconosciuta alla Cina nel 2016. Ma se i paesi dell'Eurozona fossero in grado di dimostrare la loro sincerità con qualche anno di anticipo, sarebbe quello il modo in cui un amico tratta un altro amico", ha dichiarato il premier cinese, auspicando che il summit con i leader europei in agenda il prossimo mese possa segnare un punto di svolta nel riconoscimento. Un riconoscimento che rimuoverebbe una serie di barriere alle esportazioni e investimenti cinesi in Europa e darebbe una mano a Pechino nella risoluzione delle controversie in seno al Wto.

 

Una richiesta avanzata da tempo e che, nonostante la cooperazione in atto, tarda ancora ad essere esaudita: a scriverlo è un editorialista dell'agenzia cinese Xinhua. Il commento arriva a poche ore dall'intervento di Wen Jiabao al cosiddetto "Summer Davos". "Dallo scoppio della recessione finanziaria e della crisi del debito europea" si legge nell'articolo della Xinhua "la Cina è intervenuta diverse volte in soccorso dei Paesi coinvolti. In particolare, l'anno scorso Pechino ha comprato quote di debito pubblico di diverse nazioni europee. Dall'altro lato l'Europa ancora mostra poca apertura nel riconoscere alla Cina lo status di economia di mercato. Al contrario, continua a praticare il protezionismo in nome di un commercio equo" su legge nell'editoriale. "Prima l'Europa si muoverà in questa direzione, prima accrescerà la sua popolarità tra i cinesi che avranno così una prova della sincerità e del rispetto europei".

 

La Cina potrebbe essere un acquirente di bond europei "a condizione  che i Paesi finanziariamente in situazione di difficoltà dimostrino la volontà di uscirne". Lo ha detto Zhang Xiaoqiang, vice presidente della National Development and  Reform Commission, in un comunicato pubblicato ieri in tarda  serata sul sito internet della Ndrc. Zhang ha anche detto che la crisi del debito sovrano europeo potrebbe ulteriormente peggiorare, ma che sia l'eurozona che gli Stati Uniti sono in grado di recuperare dai loro problemi economici, se si adottano le misure adeguate. La cooperazione internazionale può anche aiutare a prevenire un secondo tonfo dell'economia globale, ha poi aggiunto.

La ricetta cinese alla crisi del debito 

 

"Europa e Stati Uniti devono adottare politiche fiscali e monetarie responsabili nel tentativo di ridurre la pressione del debito", ha dichiarato Wen Jiabao al Forum di Davos. Il commento arriva dopo che i mercati azionari mondiali sono stati colpiti dalla paura rinnovata del rischio di un default finanzario della Grecia.

 

Sulla richiesta del governo italiano a Pechino di acquistare una quota consistente del debito pubblico italiano, riferita dal Financial Times lunedì, il professore di finanza all'Università Qinghua di Pechino e membro del comitato sulle politiche monetarie della Banca centrale Li Daokui, ha usato un tono di ammonimento: "la Cina non dovrebbe finanziare alla cieca il debito europeo dal momento che questa mossa servirebbe solo a prolungare l'agonia dell'Eurozona". "L'eventuale acquisto di bond italiani - ha proseguito Li interpellato dal China Daily - richiede uno studio attento e la Cina dovrebbe prepararsi al peggiore degli scenari". "Non penso che nessun paese possa essere salvato dalla Cina nel mondo di oggi. I paesi possono solo salvarsi da soli spingendo sul pedale delle riforme".

 

Ding Chun, direttore del Centro di ricerca sull'Europa presso l'Università Fudan di Shanghai, pensa invece che acquistare titoli di stato europei sia senz'altro una maniera diretta per affrontare la crisi del debito. "Investire in assets reali è sicuramente una buona cosa per la Cina; un intervento che ridurrebbe il rischio default aiutando al tempo stesso l'Europa. Ma in Europa persistono alcune barriere all'ingresso di aziende cinesi", ha poi aggiunto.

 

In Cina sono in molti a ritenere plausibile che la crisi del debito possa causare il collasso dell'Unione europea e della moneta unica. E' di questo avviso Chen Fengying, direttrice dell'Institute of World Economic Studies presso il China Institute of Contemporary International Relations. "E questo (l'eventuale collasso, ndr) ci porterà a una situazione che nessuno auspica; un sistema finanziario internazionale dominato dal dollaro", dichiara Chen al China Daily. Paura del biglietto verde? Il vero problema dell'Europa secondo Chen non sta tanto nell'entità del debito e nell'alto tasso di disoccupazione, quanto nella mancanza di unità. Chen azzarda due possibili soluzioni. "In primo luogo, lasciare che la Grecia vada in bancarotta e stabilizzare l'eurozona, garantendo la sicurezza di altre economia, come ad esempio quella italiana. In secondo luogo, la Germania dovrebbe riorganizzare l'intero mercato europeo e sconfiggere così la crisi". Una proposta che rievoca l'ipotesi di default "ordinato" di Atene avanzata giorni fa dal vicepremier tedesco Philipp Roesler e che ha mandato su tutte le furie la cancelliera Angela Merkel, convinta che il futuro di Atene sia nell'euro.

 

"Penso che la Cina dovrebbe aiutare l'Europa ad affrontare la crisi perché noi cinesi puntiamo a diversificare il mercato finanziario globale, con un euro che esercita un ruolo centrale", ha aggiunto. Chen è abbastanza scettica nei confronti della capacità di Washington di assumersi le proprie responsabilità nella ricerca di una soluzione al problema del deficit. "Gli Stati Uniti hanno lanciato ben due volte il quantitative easing, e lo faranno di nuovo; ma questo tipo di intervento serve solo a trasferire il problema ad altri paesi".

WEN: CONTINUEREMO A INVESTIRE IN EUROPA

 

Pechino, 14 set. –  "I paesi europei devono far fronte ai problemi del debito. Abbiamo più volte detto che intendiamo aiutarli e che continueremo a investire in Europa".  "I paesi sviluppati devono adottare politiche monetarie e fiscali responsabili. La cosa più importante oggi è evitare un'ulteriore escalation della crisi del debito sovrano in Europa". Queste le parole  del premier Wen Jiabao, intervenuto al World Economic Forum – la Davos cinese - che tuttavia non lasciano trapelare ancora alcuna indiscrezione riguardo la possibile acquisizione da parte di Pechino di una quota del debito pubblico italiano.

 

 

Poi il premier è tornato a parlare di politiche monetarie sottolineando come quella adottata dal Dragone debba necessariamente continuare ad essere prudente per contenere l'inflazione. Wen  ha inoltre ribadito che la Cina intende favorire i consumi interni e procedere con le riforme strutturali per sostenere una crescita economica di lungo periodo. Il recente rallentamento economico della Cina – ha spiegato il premier - è legato alla stretta creditizia del governo, adottata per contenere i prezzi. "Manterremo i prezzi fondamentalmente stabili ed eviteremo forti oscillazioni della crescita economica". La crisi globale non ha colpito i fondamentali economici della Cina. "Abbiamo le condizioni e la fiducia per mantenere una crescita relativamente veloce". 

 

Intanto un aiuto all'Eurozona potrebbe arrivare anche dai Brics. Lo ha reso noto R. Gopalan, segretario agli affari economici del ministero delle Finanze indiano, secondo cui i ministri delle Finanze di India, Brasile, Russia, Sudafrica e, naturalmente, Cina stanno valutando la possibilità di aiutare l'Eurozona nel corso di un vertice che si terrà a Washington nel corso di questo mese. In precedenza fonti brasiliane avevano reso noto che i Paesi emergenti avevano avviato un negoziato per aumentare le loro riserve obbligazionarie in euro, allo scopo di venire incontro ai paesi in difficoltà per la crisi del debito.

 

 


TRATTATIVE ROMA-PECHINO PER ACQUISTO DEBITO ITALIANO: CIC "NON HA ANCORA DECISO"

 

 

 

Pechino, 13 set.- Il presidente del fondo sovrano cinese China Investment Corporation Lou Jiwei si trova ancora in Italia per concludere i presunti colloqui con Roma per un possibile acquisto di una quota del debito pubblico italiano. A rivelarlo quest'oggi il quotidiano ufficiale della Lega dei giovani comunisti cinesi Beijing Youth Daily: fonti vicine al fondo sovrano cinese fanno sapere che il Cic non ha ancora deciso se acquistare o meno titoli di stato italiani. Una decisione, continua il giornale, che in ogni caso dovrà essere sottoposta prima all'autorizzazione dell'Investment Committee del Fondo.

 

I contatti Roma-Pechino si erano fatti sempre più fitti nelle ultime settimane, ma adesso arrivano le conferme: secondo quanto riportato dal Financial Times, il governo italiano è in trattativa con la Cina per l'acquisto di una quota "significativa" del debito pubblico tricolore

 

La scorsa settimana il presidente del fondo sovrano cinese China Investment Corporation Lou Jiwei si trovava a Roma, dove ha incontrato il ministro delle Finanze Giulio Tremonti, il ministro degli Esteri Franco Frattini e i responsabili della Cassa Depositi e Prestiti (questo articolo). Il direttore generale del Tesoro Vittorio Grilli, che già ad agosto era in missione a Pechino per incontrare i vertici della SAFE  -State Administration of Foreign Exchange, l'authority Forex che gestisce le immense riserve in valuta estera custodite dal Dragone, stimate in 3.200 miliardi di dollari - ,si trovava anche ieri in Cina, da dove ha proseguito per Hong Kong e Singapore. 

 

A quanto ammonta la quota dei 1.900 miliardi di euro di debito pubblico italiano già controllata da Pechino? Le stime del 13%-14% circolate qualche mese fa non sono state confermate. Fonti del governo italiano, invece, riferiscono al Financial Times che la cifra si aggirerebbe intorno al 4%. 

 

Da Pechino arrivano le prime reazioni ufficiali. La portavoce del ministero degli Esteri cinese, Jiang Yu, ribadisce la fiducia di Pechino nell'Europa e si augura che il Vecchio Continente sia in grado di garantire i suoi investimenti. Sui colloqui con l'Italia Jiang Yu ha tuttavia preferito non commentare, invitando i giornalisti a rivolgersi ai dipartimenti cinesi competenti. Ma ogni tentativo di contattare il fondo sovrano cinese si è rivelato inutile.

 

China Investment Corporation è nata nel 2007 con un capitale pari a 200 miliardi di dollari ma attualmente controlla asset per circa 410 miliardi. Gli investimenti del fondo sovrano cinese, sostengono i suoi funzionari, "sono guidati da interessi puramente economici e commerciali".

 

 

Titoli di Stato: analista cinese "Quelli italiani sono un affare"

 

"La Cina dovrebbe prendere in considerazione l'acquisto di quote di debito italiano", lo ha affermato il noto economista cinese Fan Gang sul magazine cinese Caijing. Secondo l'ex consulente della Banca centrale cinese, i nostri titoli di stato costituiscono al momento un investimento di alto valore. Qualche perplessità invece da Li Delin, opinionista del settimanale Zhengquan shichang. Secondo Li, la Cina non comprerà una quota troppo consistente del debito italiano, dato che tra i Paesi europei con il debito più a rischio, oltre la Grecia, figurano proprio l'Italia e la Spagna.

 

"Credo che nei prossimi mesi la Cina potrebbe proseguire nell'acquisto di bond italiani, l'entità dell'acquisizione dovrebbe variare in base alla gravità della crisi in Italia e nei paesi dell'Eurozona. Non sarà tuttavia un acquisto significativo se paragonato agli oltre 3mila miliardi di dollari che la Cina possiede in riserve di valuta estera", è l'opinione di Li Fusheng, docente di Economia alla Graduate School dell'Accademia Cinese delle Scienze Sociali e vice general manager della Import Export Bank of China.
"Le ragioni per le quali la Cina potrebbe decidere di comprare ancora debito italiano vanno ricercate nella debolezza del dollaro americano e nel fatto che il Washington non è riuscita a rassicurare la Cina interrompendo l'emissione di dollari nel mercato - illustra Li Fusheng ad AgiChina24  - Un'altra spiegazione plausibile per il potenziale acquisto è che l'Europa è il principale partner commerciale di Pechino ed è importante garantirne la stabilità; l'Italia è uno degli elementi chiave in Europa". "Il governo italiano potrebbe vendere alla Cina alcuni dei suoi marchi affermati e tecnologie industriali: così la cooperazione economica tra Roma e Pechino verrebbe potenziata e l'Italia attirerebbe maggiori investimenti cinesi".

 

 

Analisti italiani: l'intervento di Pechino è verosimile, ma non risolve tutti i nostri problemi.

 

Anche Michele Geraci, a capo del China Program del Global Policy Institute della London Metropolitan University, è abbastanza scettico sulla possibilità che Pechino abbia intenzione di acquistare una quota significativa del debito pubblico italiano. "La Cina è sicuramente interessata a investire in Europa per motivi tanto di stabilità che socio-politici – ha dichiarato ad AgiChina24 -  E' quindi verosimile che Pechino voglia investire anche in Italia. Dal punto di vista economico, investire in buoni del tesoro con un rendimento del 4% costituisce per la Cina un ritorno in valuta locale pari a zero; quel poco che si guadagna verrebbe infatti rosicchiato dalla potenziale valutazione del Renminbi. L'interesse che guida Pechino a finanziare il debito pubblico italiano è quello di sostenere un'Europa stabile e scampare i rischi di una crisi prolungata. Il ritorno dell'investimento può essere visto in altri settori, come ad esempio sotto forma di export".

 

Più ottimista Lorenzo Stanca, economista e managing partner del Fondo Mandarin, che commenta così le trattative in corso tra Pechino-Roma " In una logica di do ut des, sarebbe una mossa politica oltre che finanziaria – riferisce Stanca ad AgiChina24 -  L'interesse è politico perché se si aiuta l'Italia si evita che l'euro rischi di saltare. L'interesse è anche finanziario in quanto Pechino ha bisogno di un euro forte come alternativa al dollaro, e ha quindi interesse ad acquistare debito pubblico italiano".

 

 

Un eventuale intervento di Pechino in che misura potrà aiutare l'Italia?

 

"Anche se la Cina comprasse una quota massiccia del debito pubblico italiano, verrebbe risolto solo in parte il problema della necessità di liquidità, ma non quello della crescita economica – risponde Michele Geraci ad AgiChina24 - La Cina può senz'altro contribuire ad aumentare la liquidità di cui il governo italiano ha bisogno nel breve periodo, ma poi l'Italia deve ricominciare a crescere, e su questo c'è ben poco che Pechino possa fare. Comprare i titoli del tesoro sia a un anno che a 10 anni è troppo rischioso per Pechino. A mio avviso, Pechino comprerà il minimo sufficiente per dare un segnale di fiducia più che un reale aiuto".

 

Non è di diverso avviso Lorenzo Stanca:" L'eventuale aiuto di Pechino interverrebbe sulla necessità di liquidità, non sul rilancio della crescita economica. Il dibattito sulla crescita è fumoso, non esiste una misura che se adottata possa attivare la crescita. Il governo può se mai cercare di incentivarla. Anche gli investimenti cinesi in Italia possono contribuire alla crescita, ma è un discorso di medio periodo. Non si parla al momento di interventi immediati".

 

Donato Masciandaro, professore di economia e direttore del Centro Paolo Baffi dell'Università Bocconi, si unisce al coro degli scettici usando toni duri. "E ' ancora presto per affermare che si tratta di una notizia positiva – ha sottolineato Masciandaro ad AgiChina24 - I capitali esteri, quando arrivano, devono essere dedicati al finanziamento di investimenti produttivi. In questo caso, trattandosi di investimenti pubblici, in infrastrutture. Un investimento rivolto essenzialmente alla copertura del debito sarebbe tossico. Il problema dell'Italia non è semplicemente quello di finanziare il debito, ma di creare sviluppo. E lo sviluppo si crea tramite gli investimenti, non elemosinando fondi in giro per il mondo".

 

Luttwak, buoni del tesoro ai cinesi? Teatro e frottole

 

''E' bambinesco pensare che si possano risolvere i problemi vendendo i buoni del tesoro italiano ai cinesi. Quello che si racconta oggi su queste trattative è un insieme di teatro e di frottole''. Lo ha affermato oggi a Udine, ospite di una convention di Hypo Alpe Adria Bank, il politologo e economista americano Edward Luttwak. ''I cinesi - ha precisato - hanno i computer e decidono se e quali buoni del tesoro acquistare. Certe operazioni - ha aggiunto - la Cina le fa attraverso un organismo competente, la Safe e non attraverso le delegazioni''. Per Luttwak quindi ''si tratta di un'altra mistificazione, come lo sono state le dichiarazioni del governatore della Banca d'Italia Mario Draghi quando disse che lo stress test, che conteneva soltanto mezza verita' e dunque era falso, dimostrava la solidita' delle banche italiane''. ''Se invece - ha concluso Luttwak - il Parlamento italiano fa la manovra adeguata e taglia e taglia allora i buoni del tesoro andranno su e tutti li compreranno''.

 

di Antonio Talia e Alessandra Spalletta

 

ha collaborato Sonia Montrella

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