WEN A BRUXELLES: "TASSI DI CAMBIO STABILI"

WEN A BRUXELLES: "TASSI DI CAMBIO STABILI"

Pechino, 5 ott.- "L'Unione Europea deve guardare a Oriente nei fatti, e non solo a parole": se ieri il presidente Ue Herman Van Rompuy ha aperto così i lavori del vertice Europa - Asia, i riflettori erano tutti puntati su Wen Jiabao, primo dei leader non europei a prendere parola al summit. Il premier cinese ha mantenuto salde le posizioni del Dragone, nonostante le pressioni europee su una più ampia rivalutazione dello yuan: "Dobbiamo mantenere i tassi di cambio delle più importanti valute di riserva relativamente stabili- ha detto Wen - e intensificare la coordinazione delle politiche macroeconomiche, gestendo con cautela i tempi e i modi delle strategie d'uscita dalle misure straordinarie di sostegno all'economia. Dobbiamo lavorare insieme per promuovere la crescita economica mondiale". La Cina dimostra quindi una volta di più di andare dritta per la sua strada, modificando il tasso di cambio in maniera autonoma senza tenere conto delle sollecitazioni dall'estero.

 

Immediate le reazioni europee, espresse dal leader dei ministri delle Finanze dell'Eurozona Jean Claude Juncker: "Riteniamo che lo yuan sia notevolmente sottostimato- ha detto Juncker- e che ciò contribuisca agli squilibri negli scambi globali. Per questo vogliamo che la Cina si assuma le proprie responsabilità di potenza di caratura mondiale". Il presidente della Banca centrale europea Jean Claude Trichet, da parte sua, ha elogiato le mosse di Pechino a sostegno della Grecia dopo gli accordi siglati ad Atene qualche giorno fa, ma non ha nascosto la delusione sul fronte della valuta: "La flessibilità dello yuan deve riflettere i fondamentali dell'economia. L'evoluzione del tasso di cambio dello yuan non è stata esattamente quella che avevamo sperato. È importante che gli impegni presi dalla Cina siano confermati e trasformati in azioni politiche concrete". La moneta cinese, insomma, continua ad essere argomento di scontro tra Pechino, Bruxelles e Washington: mentre sul fronte americano la scorsa settimana la Camera dei Rappresentanti del Congresso ha approvato una norma che, se controfirmata nelle prossime settimane, potrebbe condurre all'applicazione di dazi e tariffe sull'import di merci cinesi, su quello europeo i portavoce del presidente francese Nicolas Sarkozy – prossimo presidente di turno del G20- hanno smentito le voci secondo le quali Parigi avrebbe intrattenuto trattative segrete con la Cina per approdare a un coordinamento globale sui tassi di cambio.

 

Lo yuan, una moneta non convertibile, è stato saldamente ancorato al dollaro dallo scoppio della crisi globale, per poi approdare a un maggiore tasso di oscillazione nel giugno di quest'anno; mossa che gli ha garantito una rivalutazione del 2% sul biglietto verde, che USA e Ue ritengono ancora troppo lieve per non concedere alla Cina un vantaggio sleale negli scambi commerciali ed economici con l'estero. E mentre dall'Europa si invoca uno yuan "basato sulle leggi del mercato", la lezione cinese è già stata imparata da altri stati: nelle ultime settimane il Giappone è intervenuto sui propri tassi di cambio per la prima volta in sei anni, dopo l'accusa rivolta a Pechino di aver condotto lo yen ai massimi dell'ultimo quindicennio tramite il massiccio acquisto di bond nipponici; una strategia simile a quella messa in campo dal Brasile più o meno nello stesso periodo. "Siamo al centro di una guerra delle valute" aveva dichiarato il ministro delle Finanze brasiliano Guido Mantega la scorsa settimana, ed è facile intuire che oggi, ultimo giorno del summit, le pressioni europee su Wen Jiabao si intensificheranno. Ieri il premier cinese ha incontrato per 25 minuti il suo omologo nipponico, Naoto Kan, nel primo faccia a faccia dopo la controversia sulle isole Diaoyu- Senkaku, contese da entrambi i paesi, che aveva congelato la temperatura delle relazioni Pechino- Tokyo. Domani, Wen Jiabao volerà a Roma per la cerimonia di inaugurazione dell'Anno Culturale Cinese in Italia.

 

di Antonio Talia

 

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