Wang Lijun: identikit di un "traditore"

Wang Lijun:  identikit di un "traditore"

 

di Giovanna Di Vincenzo

 

Pechino, 7 mar.- Che cos'è un "traditore della Patria e del Partito" oggi, nella Cina del 2012?  Secondo il South China Morning Post, il "traditore del Ventunesimo Secolo" ha un nome e un volto: Wang Lijun, l'ex superpoliziotto nemico delle Triadi che all'inizio di febbraio si è rifugiato per qualche ora al consolato Usa di Chengdu, nella Cina centrale, prima di consegnarsi alle forze dell'ordine di Pechino.

 

Il quotidiano di Hong Kong svela un nuovo retroscena nella vicenda di Wang, braccio destro di quel Bo Xilai che puntava ai vertici della politica cinese e che adesso potrebbe risultare rovinato dalle mosse del suo sottoposto: fonti vicine al governo riferiscono che in un segretissimo incontro tra i leader cinesi avvenuto sabato scorso il presidente Hu Jintao avrebbe bollato Wang come "traditore della nazione e del Partito Comunista Cinese".

 

"Hanjian", "Traditore", un'accusa che ha una valenza enorme all'interno del partito, e che prima del caso "Wang Lijun" non veniva rivolta da tempo a un funzionario di livello così alto. Gli "hanjian", sono da sempre vittime di epurazioni e le loro vicende accompagnano spesso i giochi di potere e i periodi di transizione in seno al partito. Periodi come questo, in vista della transizione che culminerà nell'ottobre prossimo con il ricambio dei vertici della leadership cinese.

 

La storia del PCC è costellata di casi di personaggi politici che ricoprivano alte cariche e sono caduti in rovina in brevissimo tempo. "Hanjian" come Liu Shaoqi, presidente della Repubblica Popolare Cinese dal 1959 al 1968, destituito e imprigionato per le critiche agli errori di Mao dopo il Grande Balzo in Avanti.

 

Lin Biao, vicepresidente del Comitato Centrale dal 1958 al 1971, il creatore del "culto della personalità" di Mao, "hanjian" perché colpevole di un presunto tentaivo di assassinio ai danni del Grande Timoniere, e morto subito in circostanze oscure.

 

Lo stesso Deng Xiaoping – il padre delle riforme economiche- è stato costretto all'esilio e all'autocritica più di una volta, prima della riabilitazione negli anni Settanta.  Secondo diversi esperti di politica interna cinese, le critiche e le defezioni sono un metodo per attuare la disciplina di partito, per riorganizzare le forze e gli equilibri interni. Queste dinamiche di fazionalismo interne al blocco monolitico del partito unico sono tuttora molta frequenti, ma rispetto al passato traspaiono molto di meno agli occhi della popolazione. Negli ultimi vent'anni, insomma, il PCC avrebbe cercato di mantenere una facciata di unità attraverso la ricomposizione interna delle dispute, attraverso una lotta feroce a porte chiuse, per riuscire a mantenere saldo il suo  potere politico.

 

"Traditore", una parola che non risuonava da anni. Impossibile sapere se Wang Lijun sia davvero un traditore, e ci vorrà ancora del tempo per capire gli effetti delle sue azioni su Bo Xilai.

 

Ma da qui a ottobre, quando il congresso del Partito nominerà la nuova leadership, quanti altri "hengjian" si conteranno tra i funzionari più importanti?

 

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