VOGLIA DI TAIWAN 100 VOLI IN PIU'

VOGLIA DI TAIWAN  100 VOLI IN PIU'

Roma, 24 mag.- Aumentano i collegamenti aerei tra la Cina continentale e Taiwan. Il merito è degli accordi siglati tra i due lati dello Stretto allo scopo di sostenere il crescente flusso di turisti. Ecco allora comparire sul tabellone degli aeroporti 100 voli di linea e 20 voli cargo in più ogni settimana, i quali da metà giugno, in vista dell'estate, aumenteranno ancora fino a raggiungere rispettivamente un totale di 370 e 48. All'aumento delle rotte aeree si aggiungerà inoltre la costruzione di sei nuovi aeroporti, uno dei quali a Shanghai. Gli accordi sono lo specchio non solo dell'aumento degli investimenti commerciali tra Taiwan e la Cina – " l'aumento dei voli è un riflesso della collaborazione economica" spiega David Cohen, direttore di Asian Economic Forecasting for Action Economic, LLC –, ma anche di una maggiore rilassatezza nei rapporti tra le due sponde. E le collaborazioni in atto per promuovere il comparto del turismo, volute fortemente da entrambi i governi, sono forse l'emblema di questa apertura. Sin dal 2008, anno di inizio del disgelo dei rapporti sino-taiwanesi, l'incasso annuale proveniente dal 'mercato dei viaggi' si aggira attorno ai 87 miliardi di euro ed è destinato ad aumentare. Solo qualche settimana fa è giunta la notizia dell'inaugurazione del primo ufficio turistico cinese a Taipei avvenuta qualche giorno dopo l'apertura di una analoga postazione taiwanese a Pechino. Una tappa importante che i leader dei due governi non hanno esitato a definire "una pietra miliare". L'iniziativa, promossa dal Quasi-official  Cross-strait  Tourism Exchange Association, ha permesso la riapertura dei rapporti diplomatici interrotti dopo il 1949. "Attualmente la maggior parte dei cinesi sono autorizzati ad andare sull'isola – e dal 2008 sono stati più di un milione a farlo invogliati dalla decisione del presidente Ma Ying-jeou di triplicare la quota giornaliera media di turisti autorizzata – ma ad una grande fetta della popolazione è ancora vietato. Presto altre sette provincie cinesi potranno spostarsi liberamente" ha spiegato Shao Qiwei, capo della Amministrazione turistica cinese nazionale. Un "libero spostamento" di viaggiatori che non rappresenta solo un'occasione di guadagno: "Spero che in futuro riusciremo a incrementare questo tipo di attività che ci permettono di assicurare ad entrambi i Paesi sviluppo, impiego e pace" ha commentato Ma Xiaoguang, vice presidente dell'Associazione per le relazioni riguardanti lo stretto di Taiwan.

Rapporti Cina-Taiwan

La querelle tra Cina e Taiwan risale al 1949. Alla fine della guerra civile, la vittoria delle forze comuniste di Mao Zedong sui nazionalisti di Chiang Kai-Shek costrinse quest'ultimi alla ritirata sull'isola al largo della Cina continentale e inaugurò una stagione di forti ostilità tra le due sponde e i rispettivi abitanti. Da allora, Pechino non ha mai smesso di considerare Taiwan come parte integrante del proprio territorio, una sorta di "provincia ribelle" da ricondurre sotto la propria ala anche con la forza, se necessario. Nei primi anni Ottanta, sulla scia delle riforme economiche lanciate da Deng Xiaoping, i rapporti si avviarono verso una progressiva normalizzazione. Taiwan – una delle quattro "Tigri asiatiche" – con i suoi ingenti capitali poteva servire gli interessi della Cina, facendone decollare l'economia nelle neonate Zone Economiche Speciali. Un'ulteriore schiarita nelle relazioni tra Pechino e Taipei è avvenuta nella primavera del 2008, grazie all'elezione del presidente Ma Ying-jeou. Da allora, oltre al ripristino dei voli diretti e alla libera circolazione dei turisti, sono stati effettuati diversi round di negoziazioni, volti alla ratifica dell'Economic Cooperation Framework Agreement (ECFA), l'ultimo dei quali si è svolto lo scorso dicembre a Taichung. Oltre ad assicurare indubbi benefici ad entrambe le economie, il patto tra 'fratelli di sangue' potrebbe ricucire le ferite storiche e spianare la strada verso la risoluzione della spinosa controversia. È questa l'opinione di molti analisti: la formula "Un paese, due sistemi" già applicata nelle Regioni Autonome Speciali di Hong Kong e Macao potrebbe risultare ancora una volta vincente.

 

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