Vivere viaggiando al 10%

La differenza più grande tra cinesi e non cinesi in questi anni forse è questa: l'aspettativa sul futuro, segnata quasi come i numeri che scorrono sotto la lancetta dell'acceleratore dalle cifre della crescita del Pil. Sono altissime in Cina e basse nel mondo sviluppato. Nel 2010 l'economia cinese è aumentata del 10,5 per cento. «Mamma mia, che sorpresa e che meraviglia!», si dice nel mondo dove lo sviluppo si conta con anemici dati poco sopra lo zero. «Che c'è di strano? È troppo, bisogna rallentare», fanno eco in Cina dove la soglia di sicurezza minima è fissata dai maghi dell'economia locale intorno all'esoterica cifra dell'8% l'anno.
Insomma, in Cina l'attesa, nutrita da oltre 30 anni di crescita media al 10%, è che anche l'anno prossimo sia di nuovo una bonanza. Che al prossimo chunjie, la tradizionale festa della primavera dove la famiglia si scambia doni, si mangi di più e meglio, ci siano regali più grandi, più belli. L'aspettativa di miglioramento della vita materiale è ormai quasi data per scontata, per cui si prendono più rischi nelle imprese e anche nelle scelte di vita, convinti di essere spinti dalla grande onda della crescita nazionale. I conti in sostanza sono semplici. Se l'economia aumenta complessivamente al 10%, ci sono settori che crescono al 20-30% e in tali settori ci sono aziende che crescono al 50%, ma anche all'80% l'anno. E l'azienda baciata dalla fortuna passerà dalle stalle alle stelle.
Si può sbagliare l'investimento e, come sul tavolo della roulette, c'è chi perde la camicia. Ma è diverso che in altri posti del mondo per due aspetti. Innanzitutto c'è una aspettativa al rialzo continuo, per cui anche se una possibilità si chiude se ne aprono poi altre. Inoltre, le fortune sono cominciate a partire dalla metà degli anni 90: gli imprenditori che perdono non partivano da posizioni di grande fortuna e al massimo tornano a stare come stavano prima. Non ci sono eredi di famiglie ricche che si sono rovinate con investimenti sbagliati.
In questa situazione nessun imprenditore di fatto può perdere e anzi è spinto a rischiare. Quindi gli uomini che hanno avuto successo hanno fatto fortuna in condizioni estremamente difficili, con una competizione estremamente dura e perciò si sentono super-eroi. La concorrenza è numerosa. Ci sono milioni di altri cinesi che stanno correndo per fare fortuna, e poi tutto il mondo vuole venire in Cina e la considera come l'Eldorado, l'ultima frontiera della corsa all'oro post-moderna.
L'anno scorso sono arrivati in Cina dall'estero 105 miliardi di dollari d'investimenti diretti, un record per Pechino e per il mondo. Ciò vuol dire che chiunque abbia due soldi prova a piantarne qualcuno qui nella speranza che cresca. La frenesia d'investimenti e attività si è moltiplicata negli ultimi due anni, mentre il paese era in sviluppo verticale e il resto del mondo soffriva per la crisi economica. I risultati dell'attesa di crescita sono doppi: alcuni di breve termine, altri a termine più lungo. A breve, la montagna di denaro cinese (e non) che si sta riversando sul paese sta portando un'inflazione che quest'anno potrebbe superare il 6% (l'anno scorso ha già toccato la soglia di guardia del 5%) ed è forse sottostimata.
Gli appartamenti nelle grandi città stanno raggiungendo prezzi internazionali. La classe media, che sperava di arricchirsi con la speculazione sul mattone, oggi si trova spesso arrancante alla soglia dell'opulenza, divisa tra chi ha comprato più di una casa e chi invece non ce l'ha fatta. Il compito dichiarato del governo è quello di controllare la crescita dei prezzi delle case - che ora stanno aumentando anche nelle città medie, quelle tra i 2 e i 10 milioni di abitanti - e frenare l'inflazione. Ma raggiungere entrambe le mete sarà difficile perché nel paese e nel mondo ormai c'è la febbre dell'oro cinese. I riflessi a lungo termine di questo fenomeno sono più incerti.
Gli intellettuali che vivono oggi in case moderne da 100-200 metri quadrati, che fumano sigari cubani e sorseggiano vini francesi o italiani, mugugnano. Il lamento è il mestiere degli intellettuali in generale, forse, ma questi mugugni tradiscono un malessere più profondo e impalpabile. Il successo della Cina passa anche per la sua trasformazione radicale. Da paese di biciclette è diventato paese di auto, ma con intasamenti di traffico; se prima le abitazioni erano risicate e a piano terra, ora si vive in appartamenti di lusso in torri verticali; un tempo la gente si vestiva con abiti tutti uguali ma confortevoli, ora gli abiti sono tutti diversi e meno comodi. Questi miglioramenti sono anche cambiamenti che feriscono l'etica e la coscienza, lasciando una parte di antica identità culturale tramortita.
Di certo i giovani nati in questo periodo di sviluppo e da genitori che hanno già fatto fortuna vivranno e penseranno in modo tutto diverso. Ma i loro genitori, gente di 40 anni e passa che ha preso in pieno e in faccia il treno della trasformazione, quel 10% di crescita l'anno lo paga con costi dell'anima che forse solo in futuro potranno essere contabilizzati.
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22/01/2011