VICEMINISTRO FINANZE: NO TETTI A SURPLUS

VICEMINISTRO FINANZE:  NO TETTI A SURPLUS
Pechino, 12 apr.- Le misure suggerite dagli Stati Uniti per fissare un tetto ai surplus e ai deficit di conto corrente e ridurre gli squilibri nelle economie mondiali? Sono uno strumento politico per frenare la crescita della Cina e delle altre economie emergenti: lo sostiene un articolo pubblicato oggi sul sito del ministero delle Finanze di Pechino ad opera del viceministro Li Yong.

 

 

"Si tratta solo di uno strumento politico, come la controversia sul tasso di cambio dello yuan, che gli Stati Uniti e le economie sviluppate vogliono utilizzare per contenere lo sviluppo economico della Cina - si legge nell'articolo - ma gli squilibri nelle bilance commerciali sono un argomento delicato, che concerne il diritto della Cina e delle altre economie emergenti a crescere e svilupparsi".

 

 

Pechino si è opposta fin dall'inizio alla proposta avanzata dal segretario del Tesoro americano Timothy Geithner di regolare gli avanzi di conto corrente per sanare gli squilibri nelle bilance dei pagamenti delle nazioni, ma l'articolo di Li costituisce la posizione più polemica assunta finora. Molti analisti ritengono che la Cina non sia contraria per principio a riequilibrare l'avanzo commerciale che vanta nei confronti di altre nazioni; viceversa, un tetto al surplus di conto corrente equivarrebbe per Pechino a rinunciare ai pagamenti sugli interessi delle immense riserve in valuta estera accumulate, stimate in 2850 miliardi di dollari. "Il G20 dovrebbe curare le distorsioni nelle bilance dei pagamenti regolando i disavanzi commerciali invece che quelli di conto corrente - aveva dichiarato il ministro cinese delle Finanze Xie Xuren nel corso di un vertice a Parigi all'inizio di quest'anno - e riteniamo che le riserve in valuta estera e i tassi di cambio non debbano essere utilizzati come indicatori".

 

 

L'articolo di Li Yong ribadisce la posizione mantenuta dalla Cina negli ultimi mesi, secondo la quale gran parte degli squilibri sono da attribuire agli Stati Uniti e alle politiche monetarie ultra espansive americane. In particolare, dopo il nuovo alleggerimento quantitativo da 600 miliardi deciso dalla FED nel novembre scorso, Pechino ha accusato Washington di esportare inflazione verso le economie emergenti.

 

 

Il viceministro delle Finanze ha inoltre espresso la preoccupazione della Cina per la crisi del debito sovrano in Europa: "I prestiti del Fondo Monetario Internazionale e dell'Unione europea non risolvono i problemi strutturali, tra i quali l'assenza di una politica fiscale unica nell'Eurozona - scrive Li - e le misure di austerità imposte potrebbero peggiorare le condizioni delle nazioni colpite, allargando la crisi dell'euro dai paesi periferici e nazioni più solide". Nel breve futuro, Li Yong vede un indebolimento del dollaro e dell'euro: un danno ingente per il Dragone, che ha investito nelle due monete la maggior parte delle sue riserve in valuta estera.

 

di Antonio Talia

 

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