Via alla missione in Cina, « dove c'è crescita»

ROMA
Andare nelle aree dove la crescita è più forte. È un cambiamento strategico profondo quello che le aziende italiane devono affrontare. E ieri la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, l'ha ripetuto: bisogna avere una maggiore capacità di andare a produrre e vendere in Asia, Brasile, India e nei Paesi del Golfo.
Il mondo imprenditoriale si sta rimboccando le maniche, come dimostrano i numeri della missione di sistema che Confindustria, Abi e Ice, insieme ai ministeri dello Sviluppo Economico e degli Affari esteri, hanno organizzato dal 30 maggio al 4 giugno: 230 aziende, 600 partecipanti, 18 associazioni industriali. Anche le banche sono in prima fila nel sostenere l'internazionalizzazione del sistema imprenditoriale: in Cina ne arriveranno 9.
È la terza grande missione di sistema che andrà nel Paese del Dragone, la prima è stata nel 2004, con l'ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, la seconda nel 2006. A dimostrazione dell'attenzione che viene riposta nei confronti nel mercato cinese.
A guidare la missione sarà, per il Governo, il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, accompagnato dal vice ministro allo Sviluppo Economico, Adolfo Urso. Per Confindustria, alla testa delle imprese ci sarà la Marcegaglia, con il vice presidente per l'Internazionalizzazione, Paolo Zegna e il presidente della Piccola industria, Vincenzo Boccia. Sono le aziende più piccole, infatti, ad avere bisogno di accompagnamento e di avvalersi delle strutture italiane all'estero, dall'Ice (sarà presente il presidente Umberto Vattani), alle ambasciate (ci sarà il segretario generale della Farnesina Giampiero Massolo). La delegazione Abi sarà guidata dal direttore generale, Giovanni Sabatini.
«Oggi la Cina è un partner primario commerciale e un interlocutore per un futuro stabile dell'economia e della politica globale», ha detto Sacconi, sottolineando l'impegno cinese a «costruire un moderno modello di protezione e sicurezza sociale, sulla base delle migliori esperienze europee».
La presenza di 600 operatori è il frutto di una intensa preparazione. E ci sono anche elementi di novità: «Gli obiettivi di rafforzamento della partnership economica interessano infatti una pluralità di settori ad alto contenuto tecnologico. Vogliamo affiancare alla collaborazione già esistente nel manifatturiero anche quella in campi come le tecnologie ambientali e l'efficienza energetica, dove le eccellenze del made in Italy sono di rilievo internazionale», ha commentato la presidente di Confindustria, convinta, come ha detto più volte, che la green economy sarà uno dei fattori di crescita del futuro.
I dati testimoniano che la nostra presenza in Cina sta crescendo: ad aprile, ha detto il vice ministro Urso, l'export è stato +17 per cento. «La Cina è un'opportunità importante. Basti pensare a come sia cambiata la politica commerciale di Pechino: non più incentivi a chi esporta, ma un piano di rilancio dei consumi interno da 480 miliardi di dollari», ha precisato Urso, che ieri ha incontrato il nuovo ambasciatore cinese in Italia, Ding Wei, per i dettagli della missione, e si è speso in un pressing per evitare la sopressione dell'Ice, prevista in una prima versione della manovra.
Nella prima tappa, il 31 maggio, a Chongqing, si terranno quattro seminari su automotive, energia e protezione ambientale, meccanica e tecnologie e beni di consumo, dedicati alle nostre aziende che vogliono andare in Cina. Contemporaneamente ci sarà un focus per gli operatori cinesi che vogliono investire da noi. A seguire, incontri di business tra aziende. Martedì 1 giugno, sempre a Chongqing, ci sarà il Forum economico, mentre il 2 la delegazione visiterà l'Expo di Shanghai. Il 3 giugno, a Pechino, un workshop fornirà alle imprese italiane il quadro normativo per operare in Cina, mentre il 4 è previsto il Forum economico Italia-Cina. Subito dopo, il 7, arriverano a Milano 130 aziende cinesi.
N. P.
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27/05/2010