Usa e Cina restano lontani sui cambi

WASHINGTON. Dal nostro inviato
Meno di ventiquattr'ore dopo l'accordo del G-20 sulle linee guida per ridurre gli squilibri globali che minacciano l'economia mondiale, le divergenze fra i due attori principali, Stati Uniti e Cina, sono riemerse in modo netto alle riunioni di Washington. Dove, in chiusura, il direttore dell'Fmi, Dominique Strauss-Kahn, ha avvertito che «non è il momento di abbassare la guardia: la ripresa non ha intaccato la disoccupazione e molte vulnerabilità, nei conti pubblici e nei sistemi finanziari, restano».
Le dichiarazioni del segretario al Tesoro Usa, Timothy Geithner, e del viceministro cinese, Zhu Guangyao, alla riunione del comitato ministeriale dell'Fmi, hanno messo nuovamente in chiaro che la cooperazione internazionale attorno al complesso sistema di indicatori elaborato dal G-20, sotto l'impulso della presidenza francese, per misurare gli squilibri ed eventualmente correggere le politiche economiche dei principali Paesi, non sarà facile.
Geithner ha ribadito la posizione americana secondo cui il vero ostacolo è il sistema dei cambi, in cui la Cina (mai citata per nome) continua a mantenere la propria moneta sottovalutata e accumula riserve in eccesso. Il capo del Tesoro Usa ha ripetuto la richiesta che il Fondo monetario assuma un ruolo più forte nella sorveglianza sui cambi. Il ministro cinese ha osservato che il cambio figura solo nella fase di analisi delle nuove linee guida e non fra gli indicatori degli squilibri. Dalla delegazione di Pechino hanno insistito anche che la rivalutazione dello yuan avverrà al ritmo scelto dalle autorità cinesi e non dietro pressioni esterne. Il vicegovernatore Yi Gang ha riconosciuto tuttavia che «la più grossa sfida è l'aumento delle pressioni inflazionistiche». In risposta a queste pressioni - è l'aspettativa che si è creata fra i partner di Pechino - la Cina potrebbe decidere di accelerare la rivalutazione del cambio.
Per ora, comunque, si procede con le linee guida e gli indicatori (sul fronte esterno, le partite correnti, su quello interno, debito e deficit pubblico, risparmio e debito privato), un processo che lo stesso ministro francese Christine Lagarde ha definito "tedioso", ma che a suo parere favorirà una maggior cooperazione internazionale. «Le linee guida - ha detto Lagarde - funzionano come una rete che trattiene tutti i Paesi che non rispettano i valori di riferimento sugli indicatori. Per sette Paesi sistemici, la rete sarà a maglie più strette». Una prima analisi degli indicatori per tutti i venti grandi Paesi industriali ed emergenti, condotta dall'Fmi e basata su quattro valutazioni diverse (modelli teorici, statistiche e trend storici, anche in modo comparato), stabilirà quali Paesi sono fuori linea. Un secondo passo sarà un esame più approfondito per i Paesi sistemici (Stati Uniti, Cina, Giappone, Germania, Francia, Gran Bretagna e India, il vecchio G-5 più due potenze emergenti), le cui economie rappresentano più del 5% del prodotto interno lordo del G-20.
Se un Paese è fuori linea su due delle quattro valutazioni, cioè presenta squilibri che possono minacciare l'economia mondiale, gli altri potranno chiedergli, al vertice di Cannes del novembre prossimo, di correggere la politica economica. Dato che tutto il processo avviene su base volontaria, molti osservatori sono scettici che i Paesi che finiscono nella "lista nera" si convincano ad adottare misure che non ritengano in linea con i propri interessi nazionali.
Al momento, le cifre diffuse questa settimana dall'Fmi mostrano che gli squilibri più gravi sono: per gli Stati Uniti, deficit e debito pubblico (l'amministrazione può ribattere con l'appena annunciato piano Obama, sul quale lo stesso Fmi è scettico); per la Cina l'accumulazione di riserve ormai arrivate a 3mila miliardi di dollari, il surplus commerciale e la sottovalutazione del cambio; per il Giappone, il forte surplus dei conti con l'estero e lo stato calamitoso dei conti pubblici; per la Germania l'avanzo commerciale, più alto ancora di quello cinese ma che dipende, sostiene il ministro Wolfgang Schäuble, dalla competitività dell'industria; per il Regno Unito, l'alto livello di deficit e debito, che però Londra sta affrontando con una cura d'urto che, secondo alcuni, rischia di esser troppo pesante per la ripresa economica; anche per la Francia, lo stato dei conti pubblici, che in questo caso invece viene aggiustato troppo lentamente; per l'India il disavanzo nei conti con l'estero.
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17/04/2011