USA A CINA: "NON APPROFITTATE DI TEHERAN"

USA A CINA: "NON APPROFITTATE DI TEHERAN"
Pechino, 3 ago.- Washington invita Pechino a non avvantaggiarsi delle sanzioni che le Nazioni Unite stanno applicando a Teheran: "Vogliamo che la Cina sia un attore responsabile del sistema internazionale, e questo significa cooperare con le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell'Onu- ha detto ieri Robert Einhorn, special adviser del governo Usa per il controllo degli armamenti e la non-proliferazione- e significa anche non sostenere, non trarre profitto dall'autolimitazione che altre nazioni si stanno responsabilmente imponendo". Da Seul,dove si trova in viaggio ufficiale, Einhorn ha dichiarato che questo sarà uno degli obiettivi principali della sua prossima visita a Pechino, prevista per questo mese: " La Cina ha effettivamente un enorme, e sincero, bisogno di sicurezza energetica. Ma una delle preoccupazioni che numerosi paesi hanno espresso, al momento di sostenere le misure contro l'Iran, è che il vuoto lasciato dalle loro aziende verrà riempito proprio dalla Cina". Le parole di Einhorn sembrano quasi echeggiare alcune delle dichiarazioni rese da Hillary Clinton nella sua ultima visita a Pechino, nel maggio scorso: "Sono stati raggiunti degli importanti accordi energetici con la Cina,- aveva detto in quell'occasione il Segretario di Stato USA- pensiamo e a quanto potrebbe essere importante per Pechino riuscire ad attingere a tutte le sue riserve di gas naturale, sprigionare le sue stesse potenzialità senza dipendere da una nazione problematica come l'Iran".

Pechino, in realtà, è già un partner cruciale per Teheran: da quando società europee come Royal Dutch Shell, Repsol, OMV e Total stanno abbandonando progetti importanti come il South Pars, – particolarmente remunerativo sul fronte della conversione di gas naturale in gas liquefatto- China National Petroleum Corporation è l'unico investitore straniero rimasto in campo. L'Iran, inoltre, costituisce il secondo produttore di greggio all'interno del cartello OPEC, ma è privo di una vera capacità di raffinazione: Hossein Nogrekhar, viceministro dell'Energia di Teheran, ha reso noto la scorsa settimana che il totale degli investimenti cinesi nel settore  ha ormai raggiunto quota 40 miliardi di dollari, e che Pechino sta valutando la possibilità di realizzare altre sette raffinerie. Gli Stati Uniti ritengono che le importazioni di petrolio raffinato che l'Iran è costretto a sostenere costituiscano uno dei punti deboli della nazione, sul quale fare leva on le sanzioni, ma mentre molte società occidentali hanno interrotto gli scambi, la Cina non sembra intenzionata a fare altrettanto. E, se davvero il Dragone ha ormai sorpassato l'America diventando il primo consumatore mondiale di energia –come riferito due settimane fa dall'International Energy Agency –, il "bisogno di sicurezza energetica" è sempre più urgente.

 

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