UNA GREEN CARD TRA I SOGNI DEI CINESI

UNA GREEN CARD TRA I SOGNI DEI CINESI
Shanghai, 6 ago.- Paperoni di Cina pronti a volare negli Stati Uniti per realizzare un progetto di investimento che potrebbe fruttare una green card americana per sé e per la propria famiglia. Questa è la storia di copertina del China Daily. In realtà, non si tratta di una nuova politica del governo americano, né di un'opzione riservata agli investitori di origine cinese. Il visto "EB-5", visto che prevede il rilascio di una green card sulla base di un investimento del valore minimo di 500mila dollari e capace di generare dieci posti di lavoro all'interno di un 'Regional Center' – cioè un'area ritenuta idonea ad ospitare investimenti da parte del U.S Citinzenship and Immigration Services (USCIS) – venne creato successivamente all'Immigration Act del 1990. Ma a portare la notizia alla ribalta sulle pagine del principale quotidiano cinese in lingua inglese è il fatto che questo trend di investimento sia in forte aumento, e che tale aumento sia in buona parte giustificato dal desiderio dei genitori cinesi di assicurare al proprio figlio la possibilità di risiedere negli Stati Uniti anche al termine degli studi. Secondo le statistiche del Dipartimento di Stato americano, il numero delle cosiddette 'investor green cards' rilasciate nell'anno fiscale 2009 è schizzato a 4,218, un valore tre volte superiore a quello dell'anno precedente. Inoltre, sempre sulla base delle stesse statistiche, il numero delle pratiche originate da cittadini di nazionalità cinese (Cina continentale) è stato pari a 1797, con un incremento di 354 unità rispetto al 2008.

 
Per curiosità, alle spalle del Dragone, la 'voglia di States' spopola anche tra i vicini coreani, secondi nella classifica delle richieste, con oltre 900 domande all'attivo. Al giorno d'oggi, come effetto combinato dell'aumento dei prezzi del mercato immobiliare e della fioritura dello stock market, il numero di cinesi che dispongono di un discreto capitale da investire è in aumento; parallelamente, data la forte pressione sociale che grava sul figlio unico a partire dall'infanzia e che si declina prima sul fronte scolastico e poi sul mercato del lavoro, è comprensibile che i genitori che hanno i mezzi economici per affrontare un investimento oltre oceano, siano ben disposti a realizzare il sogno americano dei propri eredi. "Non si sa cosa accadrà alla legge sull'immigrazione, se e quando sarà eletto un nuovo presidente. Inoltre, i posti di lavoro migliori sono riservati ai cittadini americani e ai possessori di una green card" ha affermato Lily Zhang (sotto falsa identità per non essere riconosciuta), una delle mamme che stanno optando per questa soluzione, al giornalista del China Daily. "Molti dei miei amici cinesi vorrebbero restare negli Stati Uniti dopo la laurea, ma non è semplice – racconta la figlia della Mrs. Zhang – sono fortunata a non essere nei loro panni e ad avere dei genitori lungimiranti come i miei". Incubatrice della crisi scoppiata nel 2008, l'economia statunitense è ancora in fase di recessione. Lo dimostra un tasso di disoccupazione pari al 12%, una delle maggiori preoccupazioni dell'amministrazione Obama. E se l'inserimento nel mondo del lavoro è difficile per i cittadini statunitensi, lo è ancor più per gli studenti cinesi laureati nelle università americane che spererebbero di trasferirsi definitivamente negli Stati Uniti.

 
Secondo i dati comunicati dall'U.S Department of Homeland Security, le richieste per un visto 'H-1B' – un banale visto lavorativo – sono diminuite notevolmente nel corso degli ultimi anni, passando da 16,628 richieste nell'anno fiscale 2007 a 12,922 in quello 2009. Questo uno dei temi che ricorre più frequentemente a Pechino e nelle principali città cinesi, dove sempre più spesso si svolgono degli incontri per indirizzare questo tipo di investimenti. Tuttavia, non è tutto oro quello che luccica. A lanciare l'avvertimento sulle pagine del China Daily, David Fang, un avvocato specializzato nelle pratiche per il rilascio del visto della California. "Poiché la maggior parte dei Regional Center su cui dovrebbero confluire gli investimenti sono operativi da poco (i Regional Center approvati dal USCIS per il programma EB-5 sono passati da 30 nel gennaio del 2009 a oltre 100 a luglio 2010), molti progetti potrebbero non avere successo in termini economici e di creazione di posti di lavoro, e gli investitori potrebbero non solo veder volatilizzarsi il proprio investimento, ma anche e soprattutto vedersi ritirare la propria green card" ammonisce l'avvocato. In effetti, dettaglio spesso trascurato nel corso di questi seminari, è che qualora l'investimento non sia produttivo, l'investitore non ha diritto ad avere la residenza e non può neppure sperare di recuperare parte del proprio capitale, come previsto allo scadere del quinto anno in caso il business si riveli invece un successo.

 
Sempre per mettere in allerta i connazionali, Fang spiega al giornalista del China Daily che "i Regional Center hanno la tendenza a semplificare eccessivamente le pratiche per gli investitori, e le agenzie cinesi per l'immigrazione sono alquanto inesperte su questo fronte".  Alle sue parole ribatte Zhao Jiangcheng, della Beijing WorldWay Immigration Service Co. "Requisito base per richiedere un visto EB-5 è possedere asset per almeno 1,48milioni di dollari". Genitori cinesi desiderosi di investire negli Stati Uniti, o meglio, di offrire un'opportunità in più ai propri figli, pullulano le sale degli incontri. Ma non tutti sembrano poi disposti a mangiare la foglia. Cao Zhenghe, proprietario di una miniera di ferro nella provincia dello Hebei, vorrebbe confrontarsi con qualcuno che abbia già percorso questa strada, e che magari abbia una storia di successo da raccontare. Al momento non ha trovato nessuno. "È un bell'investimento per la mia famiglia – confessa – deve essere una scelta ponderata". Dopo i personaggi famosi, i tycoon dell'industria, i familiari dei membri di Partito sembra che la voglia di un passaporto straniero sia sempre più nei sogni dei cinesi.



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