Un film avvicina Pechino e Vaticano

Forse era la prima volta - a memoria degli alti funzionari della segreteria di stato presenti - che un ambasciatore cinese entrava ufficialmente in Vaticano. E con tutti gli onori. Frammenti della diplomazia dei piccoli passi, che ha sullo sfondo l'obiettivo di arrivare a un accordo con Pechino per l'avvio di relazioni diplomatiche.
L'occasione di giovedì sera era la proiezione in anteprima mondiale del film-documentario "Matteo Ricci, un gesuita nel regno del drago", del regista Gjon Kolndrekaj. Nella sala delle Conferenze è arrivato l'ambasciatore in Italia Sun Yuxi, che ha detto: «La Cina si sta impegnando per normalizzare i rapporti con il Vaticano e questo film ha un significato molto importante per i rapporti tra i nostri due paesi». Un messaggio tutt'altro che scontato, un invito a intensificare i contatti. In sala, era presente monsignor Georg Gaenswien, il segretario personale di Benedetto XVI, anche questo chiaro segnale di attenzione. Il filmato su Ricci, quindi, come veicolo di un dialogo che conosce alti e bassi, specie dopo la lettera del Papa ai cattolici cinesi che risale esattamente a due anni fa.
In Cina il governo riconosce solo l'Associazione patriottica, che di fatto controlla, mentre i cattolici legati a Roma militano più o meno segretamente nella Chiesa sotterranea, che subisce persecuzioni e limitazioni. Il capofila della battaglia per una piena legittimazione della Chiesa è sempre stato il cardinale Zen di Hong Kong, da poco in pensione. E la nuova condizione lo rende ancor più libero di dire come la pensa: teme che si stia scivolando verso un'era di compromessi, che rende vani tutti gli sforzi compiuti finora. La libertà religiosa - ha detto ad Asianews, l'agenzia dei missionari del Pime - è più importante dei rapporti diplomatici. (Ca.Mar.)

21/06/2009