UN CAPODANNO COL BOTTO

UN CAPODANNO COL BOTTO
Chengdu, 18 feb. - Trascorrendo le festività in Cina è davvero possibile avere un'idea di come quell'atmosfera natalizia che molti sembrano disprezzare nel proprio Paese faccia in realtà parte del nostro DNA. Per la prima volta ho avuto la possibilità di "festeggiare" il Natale a 8mila chilometri da casa, e devo dire che pandori e panettoni sono stati la mia ossessione ricorrente per circa quindici giorni. Per respirare un po' di finta atmosfera natalizia ci si può recare nei grandi centri commerciali o nei locali "occidentali". Ed ecco che ci si ritrova all'improvviso immersi in un folgorante scintillio fatto di luminarie, alberi, alberoni e alberelli. Il tutto ovviamente molto kitsch (ma in fondo il Natale è una festa un po' kitsch anche in Italia, no?).


Facciamoci per esempio una passeggiata a Chunxi Road, la via dello shopping di Chengdu. Basta entrare da Ito Yokado o Isetan (due catene giapponesi) per ritrovarsi immersi in un mondo quasi surreale, con tanto di canzoni natalizie e addobbi. E viene da pensare che questo non calzi affatto con la Cina. Va bene la globalizzazione e la solita storia che il Natale è oramai diventato una festa prettamente commerciale, ma c'è qualcosa di imbarazzante e stonato in tutto questo. Lo stesso dicasi per i camerieri del mio ristorante occidentale preferito (la cucina cinese è fantastica, soprattutto quella del Sichuan ma, lo ammetto, spesso la nostalgia di casa è troppo forte!) con in testa il tipico cappello da Babbo Natale. Quasi dei folletti.

Sembrerà strano, ma quello che non ho avvertito minimamente durante il Natale (cosa normale, visto che alla fine in Cina è un giorno come un altro), lo sto provando ora, ai primi di febbraio, ovvero durante il Capodanno Cinese (o Festa di Primavera o Spring Festival o Chunjie, a seconda della lingua che più vi aggrada). Qualche giorno fa io ed una mia amica siamo andati al supermercato alla ricerca dei necessari beni di sopravvivenza, e quella che avrebbe dovuto essere uno dei tanti noiosi pomeriggi tra banchi di verdura e latticini si è invece trasformato in un allegro trotterellante saltellio tra gli addobbi rossi e dorati (anche in questo caso ultra-kitch) per il Capodanno.

Se consideriamo poi che questo è l'anno del coniglio (il mio anno), è facile immaginare il mio sorriso ebete nel cercare di trovare il coniglietto più carino da appendere alla porta della camera! Oppure l'euforia crescente nel vedere i pacchi enormi di dolciumi (per me tutti uguali, ma a quanto pare non per i cinesi, viste le loro scrupolose e attente analisi per decidere quale acquistare). Ovviamente abbiamo finito per comprare delle cose che in Italia non avrei forse avuto il coraggio di acquistare, e ho appeso anche delle decorazioni con scritte beneauguranti sulla porta di casa (una sullo stipite e due ai lati, rosso e oro, con dei caratteri grandi come l'oceano atlantico: fantastico!).

Ma ciò che mi ha stupito di più è stato vedere famigliole piene di brio – molto somiglianti a quelle delle pubblicità di una nota marca di biscotti italiana – intente a scegliere questo o quello, a comprare addobbi, e a decidere sul "cenone" (o meglio più cenoni: sembra che in questo periodo i cinesi non facciano altro che trotterellare di casa in casa per una settimana intera, ospiti prima di un parente, poi di un altro e di un altro ancora). Ed ecco, all'improvviso è stato Natale. Persino le bancarelle che vendono fuochi d'artificio e petardi, spuntate come funghi ad ogni angolo delle strade, sembrano ricordarmi i mercatini natalizi tipici delle nostre città. E la "notte di capodanno" è stata a dire poco sensazionale: ovunque giovani e non più giovani a sparare fuochi d'artificio e a esplodere mortaretti, il cielo illuminato quasi a giorno e le auto intente a fare lo slalom tra pericolosissimi petardi e la gente che li lanciava! L'aria di festa era davvero palpabile.

Ammetto che tutto ciò forse può sembrare strano per chi non ha mai vissuto la Cina da vicino e sia abituato a pensare che il Natale e il Nuovo anno cinese abbiano una natura completamente diversa. Ma in entrambi i casi queste feste sono soprattutto (o dovrebbero essere) delle occasioni per riunire le famiglie, far ritrovare alle persone la gioia di stare insieme, a prescindere dallo sfondo religioso o meno. Avevo oramai rinunciato a sentirmi a casa quest'anno ma, in un certo senso, pur essendo lontano dalle persone più care, il Natale è arrivato, anche se con un paio di mesi di ritardo.

di Dario Fiorucci

 

Dario Fiorucci è uno studente della Facoltà di Studi Orientali. Dal settembre 2010 è in Cina con una borsa di studio.

 

La rubrica "Lettere dalla Cina" ospita gli interventi di giovani italiani che vivono e lavorano in Cina, offrendo spunti di vita quotidiana e riflessioni originali. Andrea Bernardi, Corrado Gotti Tedeschi, Elisa Ferrero, Gianluca Morgese, Matteo Miavaldi, Davide Vacatello, Gabriele Tola e Lorenzo Barbieri.

 

© Riproduzione riservata