Ue, armi spuntate con la Cina

La provocazione più forte resta quella di Jo Stiglitz che ho incontrato un paio di giorni fa: «Le banche centrali stanno facendo confusione. Sono loro che creano incertezza con questa politica di denaro facile. Ormai non ci sono più parametri veri. Le dico: abbiamo ancora rischi davanti a noi». In effetti sul comunicato del G7 che è finito ieri notte e di cui mentre scrivo ho solo anticipazioni, posso già farvi un commento con un buon margine di sicurezza: dietro l'apparente coordinamento c'è molto scoordinamento. Il linguaggio comune infatti esprime le solite aspirazioni generiche, stabilità, crescita, inflazione bassa. Ma dietro le quinte i singoli litigano. Jean Claude Trichet governatore della Bce sembra allineato con gli Usa contro la Cina per ottenere una rivalutazione dello yuan. In realtà sa che da Pechino otterrà ben poco. E quel che gli brucia di più è che il rapporto dollaro-euro ha superato quota 1,40. Ho paura che continuerà a bruciargli perché secondo me siamo ben lontani dei massimi dell'euro sul dollaro. Lo ricordate che già nel 2008 siamo arrivati a quota 1,56? E che i nostri esportatori battevano la testa contro il muro?
Ben Bernanke è invece arrabbiato con gli europei perché se pure mantengono i tassi su livelli minimi non sono pronti a interventi sui mercati obbligazionari per dare opportune iniezioni di liquidità. Lui invece, ed è questione di giorni, procederà con forti operazioni sul mercato aperto per fare quello che non ha fatto il Congresso e cioè sostenere proprio in questi giorni, con la fine del pacchetto di stimoli, un'economia in cerca di tassi di crescita molto più sostenuti, necessari per generare occupazione. Anche l'America attacca con virulenza la Cina per lo yuan troppo forte. Ma Washington sa bene che Pechino se ne infischia. Farà solo quello che riterrà più vantaggioso. E se gli economisti e i banchieri centrali cinesi premono per rafforzamento dello yuan e rilancio della domanda interna, i politici sono molto più prudenti, tengono duro perché, come dice uno dei loro tanti millenari proverbi, non si lascia la strada vecchia per la nuova. Tanto più che ci sarebbe un rischio anche per noi. Nelle riunioni assembleari di oggi e di domani sentiremo di nuovo cinesi e indiani. Sentiremo le proteste dei brasiliani che minacciano sanzioni commerciali. E al G20 coreano che avremo fra oltre un mese non vedo soluzioni. Si parlerà di regole, terreno più semplice. Anche se il dollaro fosse già a quota 1,50 sull'euro.
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09/10/2010