TRUMP A PECHINO DALL'8 AL 10 NOVEMBRE, INCONTRERÀ XI Dalla Corea del Nord agli accordi commerciali, i temi della missione

di Eugenio Buzzetti

 

Pechino, 2 nov. - Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sarà in visita in Cina dall'8 al 10 novembre prossimo, e incontrerà il presidente cinese, Xi Jinping. La conferma della visita arriva dal Ministero degli Esteri di Pechino, tramite un comunicato a firma del capo dei portavoce, Lu Kang.

I due capi di Stato "si scambieranno opinioni approfondite sulle relazioni Cina-Stati Uniti e sulle maggiori questioni globali e regionali di comune preoccupazione", sottolinea l'agenzia Xinhua che riprende il comunicato ufficiale. La Cina, sottolinea la nota, vuole lavorare al fianco degli Usa per "ottenere importanti risultati" dalla visita di Trump e "dare un nuovo e forte slancio allo sviluppo dei legami bilaterali". Il presidente Usa sarà in Cina all'interno di un lungo viaggio in Asia che lo vedrà prima in Giappone e Corea del Sud, e successivamente in Vietnam e nelle Filippine.

 

Cina avverte gli Usa, no al tentativo di contenimento ma cooperazione

 

Pechino, 31 ott. - La strategia asiatica della Casa Bianca non piace a Pechino, che tramite il suo ambasciatore a Washington manifesta la propria opposizione al tentativo di contenimento della Cina in Asia. "Penso che non sia nell'interesse di nessun Paese, se l'obiettivo è quello di contenere la Cina", ha dichiarato Cui Tiankai, nel corso di una conferenza stampa a Washington, a una settimana dalla visita a Pechino del presidente Usa, Donald Trump, in programma dall'8 al 10 novembre prossimi all'interno di una lunga missione asiatica che lo porterà prima in Giappone e Corea del Sud e successivamente in Vietnam e nelle Filippine. "Penso che nessuno sia in grado di contenere la Cina. Non seguiamo un gioco a somma zero nell'Asia-Pacifico. Riconosciamo gli interessi degli Stati Uniti nell'Asia-Pacifico e vogliamo cooperare con gli Stati Uniti".

Il riferimento è alla "Indo-Pacific alliance" che vede nell'India e nel Giappone alleati di primo piano degli Usa in Asia come argini di contenimento dell'influenza cinese nella regione, uno dei temi toccati anche dal segretario alla Difesa, James Mattis, nel corso del suo recente tour nel sud-est asiatico. Mattis, nelle sue tappe, ha messo in guardia gli interlocutori dall'influenza di Pechino nella regione e ha sottolineato l'importanza della libertà di navigazione, in riferimento alle dispute di sovranità nel Mare Cinese Meridionale che vedono la Cina contrapposta ad altri Paesi della regione. L'ambasciatore cinese a Washington ha toccato anche la questione dello squilibrio commerciale tra le due potenze. Cui ha dichiarato di condividere le preoccupazioni di Trump per il deficit accumulato annualmente dagli Usa nei confronti di Pechino, ma il riequilibrio della bilancia commerciale deve essere visto come un progetto a lungo termine. "Non si può ridurre il deficit dall'oggi al domani. E' un problema strutturale: non è causato delle politiche di qualcuno", ha dichiarato Cui.

Se le divergenze sull'Asia e sul commercio allontanano Cina e Stati Uniti, Pechino punta, invece, a coinvolgere (nuovamente) Washington sul piano del surriscaldamento climatico. A Pechino, il negoziatore cinese per gli accordi sul Clima di Parigi, Xie Zhenhua, ha rinnovato oggi l'appello della Cina agli Stati Uniti a non abbandonare il patto sul clima. "Auspichiamo che gli Stati Uniti ritornino nella grande famiglia degli accordi di Parigi e portino contributi positivi alla nostra madre Terra", ha dichiarato Xie. "Qualsiasi cosa accada", ha promesso l'alto funzionario cinese, "la Cina metterà in atto gli accordi e realizzerà al 100% i suoi impegni". L'appello di Xie cade a pochi giorni dall'arrivo di Trump, ma anche a pochi giorni dall'inizio della Cop23 di Bonn, in Germania, previsto per il 6 novembre prossimo.

La visita di Trump a Pechino vede al primo posto in agenda il contenimento della minaccia missilistica e nucleare nord-coreana, ma sarà anche l'occasione per la firma di diversi accordi tra Cina e Stati Uniti. Secondo le prime anticipazioni, saranno ventinove le aziende Usa che porteranno a Pechino rappresentanti al seguito del presidente Usa: molte di queste operano nei campi dell'energia e delle materie prime. Tra i grandi nomi presenti circolano quelli di Boeing, Honeywell, General Electric, e Qualcomm, nel settore dell'alta tecnologia. Le aspettative sono alte: il segretario al Commercio Usa, Wilbur Ross, ha dichiarato ieri di attendersi "risultati immediati" e "accordi tangibili" dalla visita. Per la Cina, ad avere un ruolo di primo piano nel corso della visita di Trump sarà il gigante della raffinazione, Sinopec, che secondo fonti citate dall'agenzia Reuters, sta valutando due progetti negli Stati Uniti. Uno di questi, in partnership con Freepoint Commodities e con ArcLight Capital Partners, riguarderebbe la costruzione di una condotta dal Texas alla Costa del Golfo statunitense per il trasporto di shale oil destinato alle esportazioni. I tre gruppi stanno anche pensando all'espansione di un terminal per lo stoccaggio del greggio nelle isole Vergini statunitensi: gli investimenti avrebbero come risultato quello di ridurre il deficit commerciale degli Stati Uniti e, per la Cina, di diversificare le fonti di approvvigionamento dell'energia.

 

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